mercoledì 22 ottobre 2014

IL COMICS LITERACY AWARENESS CONFERISCE A DAVE GIBBONS LA LAUREA IN FUMETTO


Dave Gibbons



Difficile scrivere qualcosa per descrivere la carriera di Dave Gibbons. Il disegnatore britannico che, prima di approdare sul mercato statunitense per il quale ha collaborato, anche in veste di sceneggiatore, con Marvel e DC Comics, è stato autore di moltissime storie per il magazine 2000AD e del Doctor Who, ma è assurto nell'olimpo dei comics grazie soprattutto al suo ruolo di co-creatore, in coppia con Alan Moore, di Watchmen; adesso, grazie al Comics Literacy Awareness, Gibbons ha aggiunto una nuova onorificenza che renderà la sua carriera ancora più unica. Gibbons è stato infatti insignito della Laurea in Fumetto.

Si tratta della prima volta che un autore viene insignito di questa onorificenza, che da quest'anno sarà conferita, a intervalli di due anni, a un autore di fumetti per i meriti mostrati sul campo. La Laurea rappresenterà anche un impegno per Dave Gibbons che, a partire da febbraio 2015, assumerà il ruolo di ambasciatore del fumetto effettuando visite nelle scuole al fine di dimostrare che quest'ultimo può essere uno strumento efficace per migliorare l'alfabetizzazione, nonché organizzando corsi di formazione.

L'annuncio ufficiale è stato dato venerdì scorso da Scott McCloud durante la presentazione del Lakes International Comic Art Festival di Kendal (Inghilterra). Ecco la prima dichiarazione a caldo di Gibbons:

"Essere il primo a cui è stata conferita questa Laurea rappresenta per me un grande onore. Ho intenzione di fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per promuovere la diffusione del fumetto nelle scuole. È di vitale importanza, non solo per i ragazzini ma anche per l'industria del fumetto."
Non vogliatemene a male se evito di fare paralleli con l'Italia...

giovedì 16 ottobre 2014

MENTRE LO SCRITTORE JOHN GREEN SI INTERROGA SE BATMAN RAPPRESENTI UN BENE PER GOTHAM, SCOTT SNYDER CHIEDE (E OTTIENE) CHE NON AUMENTI IL PREZZO DI COPERTINA DEL MENSILE DELL'UOMO PIPISTRELLO

Vigile si aggira, Batman su Gotham


Si può davvero sostenere che la presenza di Batman a Gotham City sia un bene per la città? Questo è l'interrogativo che si pone lo scrittore John Green (assurto agli onori delle cronache anche nel nostro paese grazie all'enorme successo incontrato da Cercando Alaska e Colpa delle stelle, due dei suoi romanzi editi da Rizzoli) e la risposta che fornisce, che di certo non farà piacere ai seguaci dell'uomo pipistrello, non è delle più rassicuranti. Stando a quanto dichiara lo scrittore in un video intitolato "Quella specie di odio che provo per Batman" lo scrittore conferma il disagio che prova nei confronti dell'uomo pipistrello, un disagio che non è scatenato solo dalla maggior simpatia nutrita nei confronti dei altri eroi in calzamaglia, tipo Spider-Man, ma dall'essenza stessa della missione che muove l'eroe.

"Batman è semplicemente una persona molto ricca che nutre una affinità per i pipistrelli e che, vestendosi come questi, esterna la sua insana pazzia impegnandosi in una lotta solitaria contro la criminalità di Gotham. Cosa c'è di davvero eroico in tutto ciò? [...] Davvero credete di poter sostenere che Batman rappresenti un bene per Gotham? Quel che intendo che nel suo universo il crimine è causato da
  1. Gente malvagia che semplicemente desidera vedere il mondo in fiamme 
  2. Persone stupide che diventano seguaci del male sotto forma di persone carismatiche che indossano i panni di uomini gatto/Joker/Pinguini - I criminali nel mondo di Batman sono terribili!" 
Le dichiarazioni di Green sono naturalmente pensate per creare reazioni, ma su una cosa non gli si può dare torto. Secondo lo scrittore, infatti, alla base delle attitudini criminali di molti dei fuorilegge di Gotham non ci sarebbe solo la volontà di perseguire un Male superiore, ma la necessità sancita dalla miseria e dalla disperazione che dilaga per le strade della città. Un uomo ricco, sostiene ancora Green, dovrebbe cercare di sconfiggere più queste piaghe che impegnarsi a combattere i criminali indossando i panni di un pipistrello umano. Quello che lo scrittore (forse) non sa (magari perché non sufficientemente ben narrato nelle pellicole dedicate al cavaliere oscuro) è che le Wayne Industries sono impegnate in numerosissime campagne di solidarietà e assistenza ai cittadini meno abbienti.

John Green


***

Batman
illustrazione di Greg Capullo


Chi, invece, nel mondo reale si è impegnato, con successo, in una campagna per far risparmiare soldi ai lettori è lo scrittore Scott Snyder. Lo scrittore che da ormai tre anni ininterrottamente è saldamente al comando della serie di Batman si è prodigato in un appello pubblico per chiedere alla DC Comics che non aumentasse da $ 3,99 a $ 4,99 il prezzo di copertina del mensile da lui sceneggiato.
Accogliendo le richieste dello scrittore (e dei moltissimi appassionati del cavaliere oscuro) la Casa Editrice ha per ora accantonato l'idea di chiedere un sacrificio economico ai lettori (una richiesta, tra l'altro, rischiosissima dal momento che Batman è da tre anni la serie mensile campione di vendite negli USA; un eventuale aumento avrebbe di sicuro scatenato una reazione a catena, che comunque non è da escludere - basti pensare al prezzo di 4,99 $ ad albo fissato per Axis, la miniserie-evento Marvel), spostandola più avanti nel tempo di qualche mese. E Snyder ha esultato così su twitter:

il tweet con cui Scott Snyder annuncia
la decisione della DC di non aumentare il prezzo
di copertina di Batman



mercoledì 15 ottobre 2014

MICHAEL KEATON: "NON HO MAI VISTO FINO ALLA FINE UNO DEI FILM DI BATMAN DI CHRISTOPHER NOLAN"


Michael Keaton nei panni di Batman


Nel 1992 nei cinema di tutto il mondo fu distribuito il primo (di una lunga serie) film di Batman dell'era moderna. Accantonati (ma solo in parte) gli effetti fumettosi dei celeberrimi telefilm camp con Adam West, la pellicola fu girata da Tim Burton. Il regista affidò il delicato ruolo di impersonare Bruce Wayne e il cavaliere oscuro a quello che, prima di Johnny Depp, era il suo attore "feticcio": Michael Keaton. Gli appassionati apprezzarono l'interpretazione gotica di Burton e, dopo l'iniziale scetticismo, amarono Michael Keaton; al punto che, ancora oggi, per molti fan quella di Keaton è la versione definitiva dell'uomo pipistrello.

Sarà per questo motivo che Michael Keaton si sente chiedere spessissimo, nonostante siano passati venti anni dalla sua interpretazione del cavaliere oscuro, cosa ne pensa della nuova trilogia realizzata da Christopher Nolan o di esprimere un suo giudizio su Ben Affleck e su come sarà la sua versione di Batman. Domande che gli saranno state rivolte fino alla noia, e forse per questo motivo Keaton, deludendo forse molti degli appassionati più fedeli, ha deciso di rispondere con chiarezza e senza troppe smancerie:

"Chris Nolan è bravissimo, ma non ho mai visto fino alla fine nessuno dei film di Batman da lui realizzati. So che sono dei buoni film. Ma non ho alcun interesse in quel genere di film. Insomma sempre più spesso mi sento chiedere 'Ben Affleck sarà adatto a quel ruolo?' La mia prima reazione è di chiedere innanzitutto perché una domanda del genere venga rivolta a me. In secondo luogo rispondo che con tutta probabilità sarà un Batman davvero ottimo. E concludo considerando che oggigiorno è tutto talmente organizzato che puoi avvertire uno strano senso di sicurezza. Una volta indossata una di quelle tute, sanno tutto quello che devono fare con te. Ai tempi era complicato, adesso lo è un po' di meno".

venerdì 10 ottobre 2014

LA MARVEL CHIUDE IL MENSILE DEI FANTASTICI QUATTRO (E CHIEDE AGLI AUTORI DI NON CREARE NUOVI PERSONAGGI PER LE SERIE I CUI DIRITTI CINEMATOGRAFICI APPARTENGONO AI FOX STUDIOS)?


La copertina del primo albo del rilancio All-New Marvel NOW!
firmato da James Robinson e Leonard Kirk


Qualche tempo fa, nel riportare e condividere alcune speculazioni fatte dal giornalista britannico Rich Johnston, vi anticipai la possibilità che la Marvel potesse chiudere in maniera definitiva (?) la serie dei Fantastici Quattro. All'epoca (ve ne parlai QUI) la - presunta - notizia fece indignare molti Veri Credenti e suscitò la reazione piccata di Tom Brevoort che invitò i lettori a non dar importanza alle voci che si rincorrevano sui siti "scandalistici". A dire il vero, la risposta di Brevoort a chi, su Formsping (il suo blog ospitato sulla piattaforma .tumblr), gli chiedeva eventuali conferme o smentite fu decisamente diplomatica; il Senior Vice-President of Publishing della Marvel, smentì l'immediata chiusura della serie, ma non si sbilanciò riguardo ciò che sarebbe potuto accadere solo pochi mesi più avanti (ecco cosa scrisse Brevoort: "Stiamo pubblicando Fantastic Four. Il prossimo mese pubblicheremo Fantastic Four. Tra un anno, supponendo che la serie continuerà a vendere bene, pubblicheremo Fantastic Four"). Adesso, a pochi mesi di distanza da quelle dichiarazioni, giunge dagli Stati Uniti la notizia che la testata dedicata al Fantastico Quartetto riprenderà la sua numerazione originale (quella iniziata nei lontani anni '60 e interrotta, di recente, con i rilanci targati Marvel Now! e All-New Marvel NOW!) solo per terminare la sua corsa con il numero 645.

A dare la notizia (ufficiale) questa volta è stata la stessa Marvel nel presentare le anticipazioni dei volumi che saranno distribuiti nei prossimi mesi nei Bookshop statunitensi. Sul catalogo di Hachette (distributore di varia) il paperback degli FQ in distribuzione a marzo 2015 è accompagnato da queste frasi:

"The end is Fourever! Assistete all'ultimo atto della prima famiglia dell'Universo Marvel! [...] Il volume raccoglie Fantastic Four #642-644 e il numero 645 di lunghezza tripla con il quale la serie si conclude!" 

Incalzato dai fan che gli rinfacciavano la smentita di qualche mese fa, Brevoort è tornato a rispondere alle domande dei lettori sul suo blog, questa volta senza pronunciare (digitare?) parole ma limitandosi a proporre un paio di immagini del passato (entrambe relative a ultimi numeri provvisori della serie ammiraglia dell'universo Marvel), con il chiaro intento di comunicare agli appassionati che anche in questo caso non si tratterà di una chiusura definitiva.

Fantastic Four 588

Fantastic Four 611

Tuttavia, in un periodo in cui l'editoria (non a fumetti) attraversa momento decisamente drammatico non ci sarebbe di che stupirsi se un mensile creato oltre cinquant'anni fa faticasse a stare al passo coi tempi e a incontrare i gusti delle nuove generazioni di  lettori. Ciò che fa, invece, indignare gli appassionati e gli osservatori più attenti è quella che secondo  molti sarebbe la vera motivazione che sembrerebbe aver convinto i vertici (non creativi) della Casa delle Idee a mettere in panchina la prima famiglia: danneggiare la gli Studios della Fox che detengono i diritti cinematografici di Reed Richards e soci.

Quando la Fox acquisì i diritti di Fantastici Quattro e X-Men, la Marvel era, infatti, in amministrazione controllata, e gli studios hollywoodiani riuscirono a spuntare un contratto economicamente molto vantaggioso con la possibilità di rinnovarlo (a condizioni immutate) semplicemente mettendo in produzione (a determinati intervalli temporali) nuove pellicole dedicate ai due gruppi di eroi. Una situazione alla quale la casa editrice e i Marvel Studios vorrebbero rimediare a tutti i costi, finanche depotenziando i personaggi (attraverso le loro controparti fumettistiche) in appalto ad altri. Una situazione paradossale, perché stando a quanto scrive Rich Johnston su Bleeding Cool, la volontà di boicottare i prodotti cinematografici dei Fox Studios passa anche attraverso il fermo divieto di realizzare disegni di personaggi legati al Quartetto per la celebrazione del 75° Anniversario della casa editrice (vedi foto in basso) e la mancata concessione di realizzare prodotti su licensing a Mondo (poster) e Diamond Select (Toys).


La lettera con cui si fa esplicito divieto di realizzare
disegni celebrativi di eroi Marvel dedicati a personaggi e
comprimari degli FQ

In questa casistica potrebbe, nonostante le smentite ufficiali, rientrare anche il repentino cambiamento della copertina variant realizzata da Zerocalcare per l'edizione italiana del numero di ottobre di Guardiani della Galassia (Panini Comics) che ha visto la sostituzione di Galactus con un Celestiale.

A sinistra la copertina di Guardiani della Galassia #14 prima che l'autore
decidesse di sostituire Galactus con il Celestiale (a destra) per
"un desiderio
di maggiore coerenza con l'universo di riferimento dei Guardiani della Galassia" 

(dichiarazione rilasciata al sito Manga Forever)


Verrebbe spontaneo chiedersi perché un trattamento così penalizzate sarebbe inflitto solo agli FQ e al loro mondo, e non anche all'x-verse. Con tutta probabilità il fatturato complessivo delle vendite dell'universo mutante rappresenta un utile irrinunciabile per la casa editrice che, però, non le ha impedito di imporre alcune limitazioni. Alcune dichiarazioni rilasciate di recente da Chris Claremont (scrittore di Nightcrawler) nel corso di una intervista pubblicata in podcast dal sito Nerdist forniscono delle conferme in tal senso. Parlando del proprio lavoro e della creazione di nuovi personaggi, lo scrittore ha dichiarato: "Combat Cow non è un mutante. Perché se lo fosse scoppierebbe una guerra tra una casa editrice e una compagnia cinematografica per sancire chi sarebbe il possessore dei diritti (risate). [...] Devo dirvi con onestà che da quello che ho capito al momento nel dipartimento X vige il divieto di creare nuovi mutanti e questo perché la proprietà cinematografica di tutti i nuovi personaggi sarebbe della Fox. [...] Nel futuro prossimo non ci sarà merchandising collegato agli X-Men, che senso avrebbe promuovere le produzioni della Fox?"

A onor del vero, incalzato dalle richieste dei suoi followers, Tom Brevoort ha risposto anche alle esternazioni di Claremont. Brevoort dapprima fa, infatti, notare che sulle collane sceneggiate da Bendis e Aaron sono stati introdotti molti nuovi mutanti, e poi ha sottolineato: "Se non avessimo voluto introdurre nuovi personaggi nelle X-Serie, perché avremmo dovuto realizzare un crossover che come risultato ha fatto spuntare tanti nuovi mutanti in ogni angolo del mondo? Rifletti! McFly, rifletti!"

mercoledì 8 ottobre 2014

LA MARVEL LANCIA UNA MS. MARVEL MUSULMANA: ECCO LA REAZIONE DELLE DONNE PAKISTANE


Ms. Marvel
copertina del secondo numero della
serie USA


La collana Gli Incredibili Avengers (pubblicata, ovviamente, dalla Panini Comics) ha molteplici motivi per rappresentare un appuntamento fisso mensile anche per il lettore Marvel meno facilmente eccitabile, e con l'avvento, a partire dal numero 17 della serie portabandiera del Marvel NOW!, questi potrebbero essere addirittura aumentati. Oltre al ritorno del bravissimo disegnatore iberico Daniel Acuña al fianco di Rick Remender a impreziosire l'aspetto grafico della testata dedicata al gruppo Unione dei Vendicatori e all'inizio di un nuovo ciclo narrativo che pone le basi sulle ceneri (è proprio il caso di dirlo) di quello conclusosi il mese precedente, sulla testata fanno il loro esordio due nuove serie: Avengers Undercover e Miss Marvel. Se sulla prima, nonostante l'effimera durata, c'è poco da dire, dal momento che si tratta a tutti gli effetti del secondo ciclo narrativo della serie intitolata Avengers Arena, di cui conserva (alcuni) protagonisti e ottimo team creativo (Dennis Hopeless e Kev Walker), molte parole sono state spese sulla serie dedicata alla nuova eroina pronta a indossare i panni di Miss Marvel.

La serie, lanciata circa un anno fa nel corso dell'All-New Marvel NOW!, non mancò di suscitare polemiche (ve ne parlai QUI). La protagonista, infatti, non è solo una adolescente come tante, ma è una ragazzina di origini pakistane e di fede musulmana. Per trattare con serietà e rispetto il credo religioso della protagonista, la Marvel si è affidata alla scrittrice G. Willow Wilson e all'editor Sana Amanat, entrambi statunitensi di religione musulmana. La serie, carina e divertente da leggere, non ha scalato la classifica di vendite (pur conseguendo vendite dignitose), ma ha saputo ritagliarsi un cantuccio nel cuore degli amanti del fumetto.

Sana Amanat, editor Marvel responsabile della serie
Ma che reazioni ha suscitato la serie in Pakistan, il paese, cioè, di cui è originaria (nella realtà fittizia del Marvel Universe) Kamala Khan, alter ego della nuova Miss Marvel? Questa sembra essere la domanda che si è posta la giornalista Shehryar Warraich quando ha deciso di far leggere il nuovo mensile della Marvel  ad alcune donne Pakistane. Il responso di questo "sondaggio" è stato pubblicato sul sito web della United Press International, e il risultato è stato abbastanza sorprendente. Sebbene le reazioni siano state in buona parte positive, non tutte le donne interpellate sono state entusiaste dell'iniziativa.

Alcune delle persone interpellate hanno dichiarato che la serie può rappresentate una buona occasione per gettare una luce diversa sul popolo pakistano, generalmente trattato con sommaria sufficienza e accusato di trattamento brutale delle donne, di estremismo religioso e di terrorismo. "Sono molto interessata in una serie con protagonista una ragazzina musulmana che diventa una super-eroina e intenta a dover barcamenarsi tra i valori di una famiglia tradizionale e una cultura più avanzata come quella americana" ha dichiarato Arif, una ragazza che per un semestre ha studiato negli USA. "Attraverso un personaggio come Kamala Khan sarà fornita una immagine positiva del Pakistan. Sono convinta che grazie a Kamala sarà rappresentato il vero ritratto delle famiglie Musulmane che vivono negli USA. Inoltre, le ragazze si trovano spesso a dover affrontare le stesse problematiche con cui si trova a che fare Kamala nelle sue storie". Anum Kazmi, speaker radiofonica, ha dichiarato: "L'impatto positivo prodotto da Miss Marvel, darà alle ragazze pakistane la consapevolezza che esse hanno un ruolo importante da giocare nel processo di miglioramento della società". 


Aamir e Kamala Kahn in
una deliziosa vignetta illustrata da Adrian Alphona

"Kamala Khan aiuterà le madri ad aver fede nelle loro figlie e nel ruolo importante, al pari di quello ricoperto dei loro figli, che esse avranno nel costruire il futuro" è sostiene la giornalista Ruby Razzaq, che aggiunge, inoltre, che la ragazzina di carta avrà un ruolo fondamentale nell'evoluzione delle donne in Pakistan.

Mobarak Haider, uno scrittore pakistano che vive negli USA (autore del libro "Talebani: la punta di un sacro Iceberg", libro dedicato al fondamentalismo islamico), è stato molto ben impressionato dall'iniziativa della Marvel: "I Pakistani saranno davvero orgogliosi nel vedere una ragazzina del popolo che aiuta la gente e ricopre un ruolo positivo. Kamala Khan non solo sta rappresentando i suoi compatrioti, ma tutti i Musulmani. Il personaggio potrebbe avere un enorme impatto sulle famiglie Musulmane che vivono negli USA. L'idea potrebbe indurre i genitori a comprendere che dando fiducia alle loro ragazze, queste potrebbero contribuire a costruire un futuro favoloso".

Ancora una bella sequenza disegnata da Adrian Alphona
su Ms. Marvel 2

Naturalmente non tutti sono eccitati all'idea di una ragazzina in costume da Super-Eroina. Alcune donne, a esempio, liquidano l'iniziativa come un modo per screditare la società pakistana. "Non è realistico che una ragazza diventi una super-eroina" ha testimoniato Saman Iqbal, casalinga, e poi ha aggiunto "e neanche il costume indossato da Kamala, rappresenta la nostra cultura Musulmana. Non mi aspetto che Kamala Khan possa rappresentare l'immagine della nostra nazione. Sono più che convinta che dietro questa idea ci sia una cospirazione, sia per screditare i valori delle nostre famiglie che per danneggiare la nostra religione". Hina Gurlaiz, dentista con parenti acquisiti statunitensi, ritiene che la nuova Miss Marvel possa in qualche modo creare problemi a quelle famiglie Musulmane che tentano di vivere secondo i precetti della loro religione: "Visito spesso gli Stati Uniti e sono certa che se il personaggio di Kamala Khan danneggerà i nostri valori, non verrà comunque accettato. Noi non vogliamo che le nostre ragazze siano così aperte al mondo, perché questa apertura contrasta con la nostra religione e con i nostri valori". Amjad Saleem, proprietario della Saanih Publications, casa editrice specializzata nella pubblicazione di romanzi, poesie e libri di filosofia Musulmana, prevede che i ragazzi correranno a comprare il fumetto dedicato a Kamala. "Kamala sarà la voce della città, così come lo è stata Malala Yousafzai (riferendosi alla nota ragazzina pakistana, protagonista di una battaglia per andare a scuola). La gente comprerà questa serie per via dell'idea inusuale. I lettori saranno ragazzi, sia progressisti che conservatori".

1
Nei cinema Pakistani sta per fare il suo esordio (o almeno stava per farlo al tempo in cui questo articolo è stato originariamente pubblicato) il primo film di super-eroi interamente realizzato nel paese. Il regista e produttore Amir Sajjad, originario di Karachi, è molto eccitato dall'idea che la Marvel abbia realizzato un personaggio di origini pakistane, e dichiara di sperare davvero che il personaggio non danneggi i valori dei Mussulmani e i costumi di coloro che vivono negli States. "La nuova Ms. Marvel sarà anche un prodotto da vendere. In Pakistan abbiamo circa 6/7 milioni di frequentatori abituali dei cinema, e spero che il Pakistan si possa appassionare vedendo un personaggio come Kamala Khan a rappresentarli a livello internazionale. Sono davvero elettrizzato all'idea di una supereroina Musulmana Pakistana". E' della stessa idea Syed Noor, regista che sta per girare un film dedicato a un supereroe: "L'eventuale successo di Ms. Marvel ci aiuterà ad avere altri eroi femminili".



Il primo team-up della nuova Miss Marvel?

lunedì 6 ottobre 2014

DA ALESSANDRO NESPOLINO UN SIMPATICO PROMEMORIA PER RICORDARSI DI ACQUISTARE ADAM WILD

Adam Wild #1
copertina di Darko Perovic

Da pochi giorni è in edicola Adam Wild, nuovo mensile edito da Sergio Bonelli Editore, creato da Gianfranco Manfredi e concepito graficamente da Alessandro Nespolino. Ambientata nell'Africa degli anni '30 (dello scorso secolo), la serie sarà un mix di denuncia sociale (il protagonista è un avventuriero impegnato in prima persona nello lotta contro la schiavitù; una piaga che, sebbene con modalità diverse, non è stata ancora sconfitta) e classica avventura. Conoscendo le qualità di Gianfranco Manfredi, sono più che convinto che nei prossimi mesi Adam Wild saprà stupirci e appassionarci. Se non siete ancora passati in edicola per comprare il primo albo della serie, ecco il simpatico reminder (teaser promozionale?) realizzato da Alessandro Nespolino. Che aspettate? Precipitatevi a comprarlo!


"teaser" promozionale realizzato da
Alessandro Nespolino



venerdì 3 ottobre 2014

BILL SIENKIEWICZ REALIZZA UN'ILLUSTRAZIONE IN RISPOSTA ALLE T-SHIRT SESSISTE DELLA DC, E PROPONE DI STAMPARLA SUL RETRO



L'illustrazione realizzata da Bill Sienkiewicz
in risposta alla t-shirt sessista


Ricordate le polemiche che un paio di giorni fa hanno coinvolto la DC Comics? Una ditta che produce prodotti su licenza, in questo caso delle T-Shirt, ha messo sul mercato delle magliette accusate di veicolare un messaggio a sfondo sessista. La DC Comics, naturalmente, è immediatamente corsa ai ripari diffondendo un comunicato stampa in cui stigmatizza il messaggio contenuto sulle T-Shirt e si impegna a controllare più accuratamente i prossimi prodotti immessi (anche e soprattutto da terzi) sul mercato (ve ne ho parlato QUI).


Le due t-shirt al centro delle polemiche

Bill Sienkiewicz, vera e propria leggenda vivente del comicdom statunitense, ha proposto una soluzione che, a parere di chi scrive, potrebbe essere molto più efficace. Anziché ritirare le magliette dal mercato, si potrebbe provvedere, infatti, ad aggiungere sul retro di ognuna di esse una immagine, realizzata dallo stesso autore, che rappresenta il prosieguo della vignetta. Il risultato finale, dunque, sarebbe questo:

La proposta di Bill Sienkiewicz
per rendere commerciabile la t-shirt delle polemiche 
A dimostrazione che, se uno è una leggenda vivente e un maestro non è un caso.

giovedì 2 ottobre 2014

THE 'NAM: STORIA DEL FUMETTO CHE ANTICIPÒ IL DIBATTITO SUL VIETNAM


The 'Nam
copertina del primo numero
di Michael Golden


Il 1986 è stato un anno irripetibile nella storia del fumetto statunitense.

Nel mese di gennaio, Frank  Miller torna, dopo una pausa di tre anni, sulle pagine di Daredevil e a partire dal numero 227 della serie dedicata all'uomo senza paura, in coppia con David Mazzucchelli, comincia la pubblicazione di Born Again. Il 20 Marzo esce il primo numero di The Dark Knight Returns (ancora Frank Miller); il 26 luglio è la volta Watchmen #1 (di Alan Moore e Dave Gibbons, ma che ve lo dico a fare?); il 15 luglio debutta Starbrand e il (fallimentare, ma non dal punto di vista qualitativo) New Universe della Marvel, mentre contemporaneamente la DC Comics distribuisce The Man of Steel, miniserie con la quale John Byrne ridefinisce il mito di Superman (e il Time dedica la copertina all'opera dell'autore canadese); il 15 settembre Maus di Art Spiegelman arriva nelle librerie; il 13 novembre su Batman #404 inizia la serializzazione di Year One di Frank Miller e Dave Mazzucchelli.

Ma questa è solo la punta di un iceberg; quello che potrebbe sembrare un fenomeno qualitativo determinato solo dallo stato di grazia di alcuni autori è invece solo la superficie di una rivoluzione in atto in tutto il mondo del fumetto. Autori come Claremont, Simonson, Sim, Giffen, Sienkiewicz, De Matteis e moltissimi altri mensilmente sfornavano storie (non solo supereroistiche) di ottimo intrattenimento, rivolgendosi a un pubblico che, per una volta, non era esclusivamente quello dei ragazzini.

Larry Hama
Un circolo virtuoso che coinvolse tutto il sistema fumetto e che produsse un decennio di opere indimenticabili. La Marvel cavalcò questo fenomeno tentando la strada della differenziazione o della riscoperta di generi da tempo abbandonati. Anziché lanciare l'ennesima testata mutante (e all'epoca erano solo tre, ben caratterizzate e molto diverse tra loro) si decise di celebrare il 25° anniversario della casa editrice con il lancio del New Universe (un universo narrativo nel quale i personaggi che acquisivano superpoteri non decidevano automaticamente di diventare super-eroi) e si diedero nuove opportunità editoriali ai fumetti sentimentali e a quelli bellici.

Sulle pagine della rivista antologica Marvel Savage Tales, Doug Murray (testi) e Michael Golden (magnifici disegni), diretti dall'attenta supervisione di Larry Hama, pubblicarono alcune storie brevi a sfondo bellico intitolate Fifth to the 1st. La buona accoglienza riservata dai lettori a questa serie, convinse Larry Hama a proporre a Jim Shooter, l'allora Editor-In-Chief della Marvel, un progetto ben più ambizioso: tentare il rilancio del genere bellico pubblicando una serie regolare mensile. Shooter approvò la proposta senza esitazioni. Come sceneggiatore della serie fu scelto Doug Murray, un reduce della guerra del Vietnam, che propose di realizzare una serie molto realistica che ponesse l'attenzione sulle brutalità che accadono in guerra, contrapposte a tanta propaganda che allora, come oggi, incitava alla guerra come all'unica soluzione per far prevalere la giustizia nel mondo. Il risultato di questa proposta porta al lancio, nel settembre del 1986, del più singolare e unico mensile pubblicato dalla Marvel lungo il corso di tutto quel decennio: The 'Nam.

un particolare tratto da una copertina  di Michael Golden


La serie era incentrata sulla narrazione degli eventi della guerra del Vietnam, visti attraverso gli occhi di Ed Marks, un soldato semplice dell'esercito statunitense. Raccontata in tempo reale (tra un episodio e l'altro, trascorreva un mese di tempo effettivo per il protagonista della serie, così che, con l'uscita del tredicesimo albo della serie, Marks si trovava sul fronte da un anno), The 'Nam si soffermava sulla quotidianità della vita di Ed Marks e dei suoi commilitoni, alternando momenti di noia ad attimi di terrore, storie di amicizia e di ordinaria disonestà.

La maggior parte degli eventi narrati sulla serie non sono altro che la trasposizione delle esperienze realmente vissute da Murray in Vietnam. L'essere un reduce del conflitto indusse, con molta naturalezza, Murray a focalizzare la sua attenzione sulla narrazione delle vicende più umane e intimiste della guerra, anziché sull'azione in puro Rambo-Style. Questo approccio così singolare e inedito (per l'epoca, non dimentichiamoci che il presidente degli Stati Uniti era, il non propriamente pacifista, Ronald Reagan), conferì alla serie una forte verosimiglianza; una sensazione enfatizzata anche dai dialoghi, molti asciutti e rarefatti, di Murray, dai disegni super-dettagliati di Michael Golden e dalla presenza, in terza di copertina, di un glossario che spiegava i termiti più tecnici e gergali utilizzati dai militari.

the 'Nam #11
The 'Nam era il mezzo per esplorare in maniera esistenzialista i conflitti moderni, narrato con uno stile realistico e convincente. Murray, Golden e Hama erano fortemente convinti e consapevoli del messaggio che poteva essere trasmesso attraverso le pagine dei fumetti, e del forte potere educativo che queste potessero esercitare nei confronti dei lettori, con l'intento di convincerli che la guerra non è bella, né tanto meno eroica.

Nell'introduzione alla terza ristampa in trade paperback del primo ciclo di episodi di The 'Nam, Murray specificò con molta chiarezza il suo intento: "Questo è il tentativo di trasmettere alla più importante audience di tutte, alcune delle lezioni che ho appreso dalla guerra in Vietnam - in tal modo le persone che avranno letto questa serie  non dovranno affrontare il prossimo conflitto che ci coinvolgerà crogiolandosi nell'ignoranza. Dobbiamo ricordarci del Vietnam. Dobbiamo ricordare che il Vietnam è stata una guerra sporca, diretta male e futile. Con queste idee ben chiare nella nostra memoria, dobbiamo far si che una cosa del genere non accada mai più".

Nelle intenzioni di Murray, The 'Nam avrebbe dovuto essere una maxi-serie della durata di otto anni, proprio come la durata del conflitto in Vietnam. Mantenendo l'innovativo concetto della narrazione in tempo reale (escamotage narrativo che, a memoria, mi sembra sia stato utilizzato solo per 52, la maxi-serie settimanale che la DC Comics ha pubblicato agli inizi del 2000), sarebbe dovuto uscire un numero per ogni mese che aveva visto impegnati gli USA sul fronte vietnamita. Purtroppo i piani di Murray non furono rispettati fino in fondo; la serie, infatti, fu chiusa con il numero 84 (circa un anno prima di quanto l'autore aveva pianificato), e lo scrittore terminò la sua esperienza con il numero 51 (pubblicato nel gennaio del 1990). Michael Golden, invece, aveva realizzato solo i primi dodici numeri.
Michael Golden

Una piccola nota a margine. Tre mesi dopo la pubblicazione di The 'Nam #1 nei cinema statunitensi, e successivamente in quelli di tutto il mondo, veniva distribuito Platoon di Oliver Stone. Il film, che vinse il premio oscar come miglior pellicola dell'anno, aveva un approccio narrativo molto simile a quello del fumetto Marvel, e il suo successo aprì la strada a un grosso seguito di film che approfondirono, sviscerarono e denunciarono le brutture del conflitto vietnamita. Di certo non si può dire che Oliver Stone, a sua volta, così come Murray, reduce dal Vietnam, si sia ispirato al fumetto, ma è chiaro che la Casa delle Idee avesse percepito il fenomeno in arrivo, riuscendo a battere sul tempo la concorrenza.

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Nei prossimi mesi, la Panini Comics darà alle stampe il primo volume di The 'Nam (storie che in Italia non si vedevano da almeno 25 anni grazie ai tipi della Play Press) contenente i primi dodici albi della serie originale (quelli disegnati da Michael Golden). Il mio consiglio spassionato è di non lasciarvi sfuggire questa perla.

***

Nei prossimi giorni tornerò sull'argomento, presentandovi una breve intervista a Michael Golden.

[1 - Continua]



mercoledì 1 ottobre 2014

USA: UNA SERIE PER IL NUOVO LOBO E LE T-SHIRT DISCRIMINATORIE, ANCORA UNA SETTIMANA DI POLEMICHE PER LA DC COMICS


Il nuovo Lobo (alla vostra destra)
si libera del fantasma del suo predecessore?


Oggi negli USA ha fatto il suo debutto la nuova serie regolare dedicata a Lobo, controverso e scorrettissimo anti-eroe creato da Roger Slifer e Keith Giffen all'inizio degli anni '80 (ma consacrato al successo grazie soprattutto all'interpretazione grafica di Simon Bisley che lo ha reso uno dei personaggi cruciali del decennio successivo). Il protagonista di questa nuova serie, però, non sarà il classico bounty killer che i lettori di tutto il mondo hanno imparato ad amare nel corso degli anni, ma il suo corrispettivo del New 52. Una decisione non troppo gradita dai vecchi fan, che hanno letteralmente sommerso di critiche la scelta dei vertici della DC Comics, al punto che Cullen Bunn, lo scrittore della nuova serie, ha ritenuto opportuno tentare una mediazione.

"Ai fan più accaniti, tutto quello che posso dire è: "ho capito!". Questo non è il Lobo che vi è familiare. Non è il personaggio con il quale siete cresciuti e che amate. E, con tutta onestà, non vuole nemmeno provare a esserlo. Ci sono, e ci saranno più in là, dei riferimenti alla versione precedente del personaggio, ma per la gran parte questo è un personaggio completamente nuovo. Se questo vuol dire che non leggerete nemmeno il primo numero della serie, che allora sia così. Con tutta probabilità lo odiereste. Oppure potrebbe piacervi. Se decideste di leggerlo, e vi dovesse comunque rimanere quella sensazione di irritazione nei confronti del nuovo eroe, be' grazie per avergli dato una possibilità"

Il concetto è ormai abbastanza chiaro, il DC New 52 è un universo narrativo completamente differente da quello precedente (basti pensare a come sono cambiate le origini di Batman con il Zero Year) e forse non è il caso di lamentarsi troppo.

Lobo


Chi ha avuto ben più motivate ragioni per indignarsi sono le donne, al centro di una controversa serie di T-shirt incentrate sui personaggi della DC Comics, ma che, decisamente, non le vedono trattate in maniera paritaria.

Le due T-Shirts accusate di essere sessiste

Al centro della protesta c'è il ruolo della donna, subalterno a quello dell'uomo (di cui sembra avere necessariamente bisogno). Una polemica dalla quale la DC Comics, che ha concesso la licenza di realizzare le magliette, non poteva che tirarsene fuori. Ecco dunque la risposta della casa editrice alle lamentele dei fan: "La DC Comics è la casa di alcuni dei più grandi Super-Eroi e Super-Eroine del mondo. Tutti i nostri sostenitori sono incredibilmente importanti per noi, e abbiamo capito che i messaggi veicolati su alcune magliette sono offensivi. Siamo d'accordo. Attraverso i nostri personaggi e le nostre storie, la nostra casa editrice si è impegnata a conferire un trattamento egualitario ai ragazzi e alle ragazze, agli uomini e alle donne. Di conseguenza stiamo dando un'occhiata ai prodotti di cui abbiamo ceduto le licenze e ai loro processi di progettazione in modo da assicurarci che tutti i nostri prodotti rispecchino i nostri valori e la nostra filosofia".


martedì 30 settembre 2014

SOULE: "HO FIRMATO L'ESCLUSIVA CON LA MARVEL PER FARVI VEDERE QUANTO VALGO DAVVERO"


Charles Soule

Notizia non recentissima (il testo che ho tradotto di seguito risale al 2 settembre), ma a mio parere comunque di un certo rilievo e, dunque, meritevole di essere approfondita. Charles Soule (di cui, prima che diventasse uno degli scrittori di maggior successo degli ultimi anni, vi parlai QUI nell'ormai lontano 2011 :-) , scrittore molto prolifico visto di recente al lavoro su molti titoli (anche di primo piano) targati Marvel e DC Comics, ha deciso di sottoscrivere un contratto in esclusiva con la Marvel, una decisione molto ponderata, di sicuro non presa a cuor leggero e che sembra aver fatto trascorrere alcune notti insonni allo scrittore. Per questo motivo, sulle pagine del suo blog, Soule ha voluto parlarne, e spiegarne le ragioni ai suoi lettori. 

A partire da domani sarà disponibile in tutte le fumetterie (statunitensi) Death of Wolverine #1, e con l'uscita di questo albo arriva l'annuncio ufficiale del contratto che ho firmato per collaborare in esclusiva con la Marvel Comics. Credo che entrambe le cose avranno un effetto molto significativo sulla mia carriera. DoW sta avendo una enorme copertura da parte della stampa - ma dell'arrivo di questa storia tutti ne erano a conoscenza da un po'. Per quanto riguarda la questione del contratto, invece, credo che per voi sia stata una vera e propria sorpresa, così ho deciso di buttare giù alcuni rapidi pensieri che mi aiutino a spiegarvi come stanno le cose adesso. 
In primo luogo va detto che firmare un contratto è una decisione di lavoro - si tratta, in maniera letterale, del mio lavoro. Così, se non starò qui a descrivervi ogni dettaglio riguardo quel che è accaduto, come è accaduto, quanto durato o altri particolari, be'... come si suol dire, sono affari miei. Comunque, so che tra di voi c'è qualcuno che è curioso di sapere come il mio contratto con la Marvel influenzerà i miei rapporti di lavoro con altre case editrici, compresi alcuni titoli sui quali sto attualmente lavorando, e quindi mi soffermerò un po' anche su questo. 
Per coloro che non hanno familiarità con l'industria dei comics, sul mercato ci sono solo pochi grandi protagonisti, e questi occasionalmente siglano dei contratti in esclusiva con alcuni autori, facendo in modo che questi, per uno specificato periodo di tempo, non lavorino come freelancers con gli altri principali editori.  Così, sebbene non mi si potrà tecnicamente pensare a me come a un impiegato della Marvel, per un determinato lasso di tempo scriverò la maggior parte dei miei fumetti in esclusiva per loro. 
swamp thing
 Questo vuol dire che per un po' non potrò scrivere fumetti della DC Comics, e questa non è stata una decisione facile da prendere. Con Swamp Thing la DC mi ha dato la mia prima opportunità di lavorare su un fumetto di una delle Big Two, e il mio profilo professionale è diventato molto più prestigioso quando mi hanno dato la possibilità di scrivere Superman / Wonder Woman. Red Lanterns è stato davvero uno sballo, senza voler parlare di tutta una serie di altri progetti che ho avuto la fortuna di scrivere - per non parlare dei progetti sui quali avrei ancora avuto l'opportunità di lavorare! Permettetemi di parlare con franchezza - la decisione di lavorare per un po' in esclusiva per la Marvel non è stata presa perché non apprezzo la DC. Ho trascorso dei giorni fantastici qui, sono stato trattato estremamente bene e ho avuto un rapporto molto forte e positivo con tutti gli editor con i quali ho lavorato, per non parlare dei personaggi della DC Comics, sui quali spero di poter ricominciare prima o poi a lavorare. Per un po' di tempo continuerete a vedere progetti DC che portano la mia firma, e devo dire che sia la Marvel che la DC Comics si sono dimostrati molto gentili con me permettendomi di concludere le mie run sulle serie sulle quali ero al lavoro, consentendomi di portarle al termine così come avevo originariamente progettato. Nei prossimi tempi, così, potrete leggere il mio lavoro su Red Lanterns, parte integrante dell'evento narrativo intitolato "The Big Godhead", vedrete la fine della mia run su Superman / Wonder Woman (che si concluderà proprio come desideravo), mentre il mio impegno su Swamp Thing continuerà ad andare avanti ancora per un po' di tempo. 
Oh, Letter 44 non andrà da nessuna parte. Rimarrò su di esso finché non sarà completo, il che non avverrà ancora per un po' di tempo. 
Vi starete chiedendo, perché hai firmato questo contratto se le cose andavano così alla grande? Be' è abbastanza semplice. Scrivendo otto albi al mese (cosa che faccio da un po' di tempo ormai) non è uno scherzo. E' un costante camminare su una corda, che richiede molta attenzione e altrettanta disciplina. Ho dimostrato a me stesso di essere in grado di farlo, ma adesso che l'ho fatto, è ora di mettersi alla prova con una sfida diversa - voglio sapere cosa sono in grado di fare con una lista di impegni meno gravosa, una lista di impegni nei quali io possa davvero andare a fondo. Ho imparato a respirare a pelo d'acqua, adesso voglio vedere cosa sono in grado di fare scendendo in profondità. Ci sono progetti creator-owned che sono ansioso di esplorare, così come sono curioso di misurarmi con differenti tipi di scrittura - ho alcuni romanzi da completare e, si spera, pubblicare. La Marvel, inoltre, mi ha dato l'opportunità di sbizzarrirmi con la loro scatola dei giochi. Inhumans si appresta a percorrere strade davvero molto interessanti, e le cose di Wolverine sulle quali sto lavorando dopo la sua morte (non su Logan, ma più che altro sull'impatto che la sua morte provocherà nel Marvel Universe) sono davvero molto belle. E naturalmente c'è She-Hulk... una tra le cose preferite tra quelle sulle quali ho lavorato. Il numero 8 arriverà nelle fumetterie domani, un numero sul quale comincerà una storia in tre parte nella quale Jennifer e Matt Murdok si fronteggeranno sui lati opposti della barricata, con Steve Rogers nel ruolo di imputato. Si tratta della prima volta che una cosa del genere accade su un fumetto, e con tutta probabilità sono tanto emozionato per questa storia così come lo sono per Death of Wolverine. 
Consentitemi di ringraziarvi per il fatto di leggermi e per il supporto che avete dato al mio lavoro nel corso degli ultimi anni. Non sarei mai arrivato a questo punto senza il vostro aiuto, e su questo ci rifletto molto spesso. Ci sono grandi storie in arrivo, è una promessa. 

Quello che emerge in maniera chiara dalle parole di Soule è il rimpianto dello scrittore di dover accantonare per un po' il lavoro su personaggi iconici come quelli della DC Comics, decisione motivata dalla necessità di tirare un po' il fiato. A quanto pare la vita di uno scrittore free-lance di successo, pur essendo appagante (e non sottoposta a discriminazioni di alcun tipo, dal momento che pur non essendo legato a alcun contratto di esclusiva Soule è stato coinvolto in progetti di primo piano come il mensile dedicato alla coppia - nella vita e sul lavoro - Superman / Wonder Woman e alla saga evento Death of Wolverine) richiede la necessità non solo qualitativo ma anche quantitativo, con conseguente rischio che il secondo requisito possa alla lunga svilire il primo (e quindi compromettere il prosieguo della carriera). Per lo scrittore, dunque, scatta la fase due, quella che gli consentirà, legandosi per un certo lasso di tempo a una singola casa editrice e a pochi progetti ad alta visibilità, di costruirsi uno stuolo di seguaci appassionati, pronti a seguirlo in massa (così come accaduto al maestro Mark Millar, Ed Brubaker, Brian K. Vaughan, Jason Aaron e Matt Fraction, solo per citarne alcuni) anche su progetti creator owned.

Immagine promozionale per
il countdown alla Morte di Wolverine

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