venerdì 27 marzo 2015

MICHAEL GOLDEN: "DECISI DI LAVORARE A THE 'NAM PERCHÈ ERO STUFO DEI SUPER-EROI E VOLEVO FARE QUALCOSA DI ADATTO ALLA MIA GENERAZIONE"


The 'Nam Lettere dal fronte
copertina dell'edizione italiana
edita da Panini Comics


Chi segue abitualmente questo blog (e le mie farneticazioni su di esso) ricorderà che qualche tempo fa mi ero congedato da uno dei miei post con una promessa, sarei tornato a parlare di the 'Nam (QUI potrete trovare il post e la relativa promessa). Dal mio punto di vista, the 'Nam, serie bellica estremamente realistica realizzata da Doug Murray e Michael Golden, è una delle serie più importanti della Marvel di quegli anni (il primo numero fu pubblicato nel 1986),  un nitido esempio dello spirito di quei tempi e della forte volontà del fumetto (e dei suoi autori) di mostrare al mondo intero di essere maturo e di essere adatto a lettori di ogni età (oltre che a essere aperto a ogni tipo e forma di sperimentazione artistica).

Modern Masters vol. 12
Dopo avervi parlato della genesi di the 'Nam, dunque, mi soffermo sulla testimonianza di Michael Golden, disegnatore della prima annata della serie. L'intervista che vi presento è uno stralcio tratto dall'imprescindibile Modern Masters (Twomorrow Publishing) dedicato all'autore, intervista condotta da Eric Nolen-Weathington.

Parliamo un po' di the 'Nam. Hai cominciato a lavorare alla serie cominciando con una storia breve sull'antologia Savage Tales...

Sì, alcune storie brevi.

Si trattava di prove per una serie regolare? 

No, si trattava di storie concepite per essere ciò che erano. Per Savage Tales, Larry [Hama, al tempo editor della serie] aveva ingaggiato questo scrittore, Doug Murray, che aveva realizzato i soggetti per delle storie brevi, di una o due pagine, ambientate in Vietnam; storie che, suppongo, Murray riteneva molto fighe. Una volta ci ritrovammo assieme a parlarne. Mi sembrò chiaro che non si trattasse di storie vere e proprie, si trattava più che altro di frammenti di storie, brevi aneddoti. Fu allora che gli dissi: "Bene, perché uno di questi giorni non me ne spedisci una, magari provo a tirarci fuori una storia a fumetti". Fu così che realizzammo la prima storia. Semplicemente mi sedetti al tavolo da disegno e trasformai quel frammento in una storia. La sua risposta fu immediata: "bene, ne ho un altro paio già pronte". Gli chiesi di spedirmele, avrei adattato anche quelle. Dopo aver realizzato la seconda, o forse la terza storia, Larry decise che avremmo potuto occuparci di quel progetto in  maniera regolare. Anche se, a onor del vero, fino a quel momento non ci avevo lavorato affatto in maniera regolare, perché all'epoca avevo molti impegni lavorativi anche al di fuori del campo del fumetto. Ma Larry voleva che diventasse una serie regolare. E proprio mentre questa decisione veniva presa, la Marvel decise di cancellare il magazine. Quindi questa prima esperienza fu solo una specie di prova generale. Ebbe vita breve. E non servì a traghettarci verso the 'Nam. 

una splendida e suggestiva sequenza
di Micheal Golden

Le storie pubblicate sul magazine e l'idea che venissero trasformate in una serie regolare ospitata all'interno della stessa rivista suscitò qualche reazione, qualche forma di entusiasmo all'interno della redazione della casa editrice? 

Da quel che capii non c'era alcun tipo di entusiasmo intorno al progetto. Era una serie bellica che sarebbe stata prodotta da una casa editrice che si occupava prevalentemente di Super-Eroi. Questo, in definitiva, era lo stesso motivo per cui Savage Tales fu effettivamente cancellata. Nessuno era davvero interessato a essa. 
Da quel che ricordo il mio coinvolgimento su 'the Nam, anche se sono trascorsi parecchi anni e non posso garantire che la catena di eventi che la generò si susseguì in questa maniera, ebbe inizio con una telefona di Dick Giordano dagli uffici della DC Comics. Mi telefonò per offrirmi di collaborare alla realizzazione di una delle serie di Batman - adesso non ricordo se si trattava di Batman o di Detective Comics. All'epoca stavo attraversando una di quelle fasi, cosa che mi capitava ciclicamente, in cui sentivo di voler dedicarmi ai comics a tempo pieno; per questo motivo accettare mi sembrò una buona idea. 
Batman mi andava bene, perché non era troppo supereroistico. Non era un personaggio che lanciava raggi dagli occhi o che era in grado di sollevare un auto. Batman è solo un detective che per caso ha deciso di indossare un costume. Mi convinsi che si trattava di una buona opportunità e gli diedi la mia disponibilità. 

Il giorno dopo ricevetti una telefona di Larry Hama. Mi disse di aver appena finito di parlare al telefono con Denny O'Neill, che era l'editor di Batman. Subito dopo cominciò a farmi una lunga paternale per convincermi del fatto che io non fossi davvero interessato a disegnare Batman (risate), ci scherzammo su... ma in realtà aveva ragione. 

In quel periodo non mi andava di disegnare Batman, in realtà non avevo alcuna voglia di disegnare super-eroi. Non volevo lavorare per la DC Comics. Ero stanco anche di lavorare con la Marvel. Poi, quasi magicamente, dalle labbra di Larry uscirono più o meno queste parole: "be', ci sarebbe questa idea per una serie sul Vietnam, potrebbe esserci materiale per una serie mensile". Gli risposi: "Mi piacerebbe occuparmene". 

particolare da una copertina

E ne ero davvero convinto. Mi sarebbe piaciuto realizzare una storia sul Vietnam, e appartenendo alla quella generazione volevo proprio farlo. Mi sembrava una bella idea e così dissi: "Ok, lo farò!". 

Subito dopo telefonai a Dick Giordano e mi rivolsi a lui dicendogli: "Mi è stata fatta una proposta per questo progetto. Non farò Batman". Sono certo che Dick non si è mai dimenticato di questa cosa. O'Neill ne fu felice. Non aveva alcuna voglia di avere a che fare con un tipo come me, pieno di contraddizioni (risate).

Pur non avendo partecipato a quella fase, sono certo che Doug e Larry avessero preparato un vero e proprio progetto che sottoposero a Jim Shooter. 
Shooter lo approvò, immaginando forse che avrebbe avuto vita breve. In ogni caso the 'Nam e il primo numero vendette più dell'albo degli X-Men che fu pubblicato quello stesso mese. 

Fu un gran successo. Da appassionato ricordo che la serie face parlare molto di se anche sui media nazionali, al di fuori dell'ambiente del fumetto. Suscitare questo tipo di reazioni vi avrà fatto avere una ulteriore soddisfazione, vero? 

Be'... ne ero assolutamente all'oscuro.

Oh! Davvero? E quando ti sei reso conto del successo che stavate riscuotendo? E' accaduto anni dopo o mentre ancora lavoravi sulla serie?

A dire il vero, non me ne resi conto finché non iniziai a lavorare come Editor alla DC Comics, forse anche dopo. Non credo di aver mai davvero compreso l'impatto che the 'Nam aveva prodotto. Per me si trattava solo di un lavoro per la Marvel, con i soliti parametri. 

Parlaci del tuo approccio allo stile di disegno adottato.

Una illustrazione bellica di Norman Rockwell


La guerra in Vietnam non era un qualcosa alla quale ci si potesse approcciare con una specie di foto realismo nostalgico. Non era la grande causa che ci aveva spinto a intervenire nella Seconda Guerra Mondiale, per la quale avremmo potuto decidere di immergerci in una narrazione per immagini alla Norman Rockwell. Il Vietnam era stato un momento confuso, sporco e imbarazzante per la nazione. Ed era una guerra davvero sleale per chi la viveva in diretta, non eravamo in grado di capire quali, tra le notizie provenienti dal fronte, fossero vere e quali false. 

Una condizione che colpì l'intera società del tempo. Per questo motivo avvertii che un approccio troppo realistico non sarebbe stato appropriato. 

Michael Golden

giovedì 26 marzo 2015

WARREN ELLIS: "ECCO PERCHÈ ADESSO NON SAREI IN GRADO DI SCRIVERE DAREDEVIL"

Illustrazione di Paolo Rivera


Da quando, qualche tempo fa, Mark Waid e Chris Samnee hanno annunciato di essere al lavoro sul loro ultimo ciclo di episodi di Daredevil (ciclo il cui termine dovrebbe, con tutta probabilità, coincidere con il lancio delle Serie TV prodotta da Marvel Studios e Netflix) sul web (e non solo) ha avuto inizio il gioco delle congetture. A tal proposito vi riporto la risposta che Warren Ellis ha dato un lettore che, attraverso il blog dell'autore ospitato sulla piattaforma Tumblr., gli chiedeva se fosse interessato a succedere Mark Waid ai testi della serie. Ritengo molto interessante la risposta dell'autore britannico, non tanto per ciò che riguarda la domanda principale, ma per tutti quegli elementi di contorno riguardo le offerte della Marvel e le possibilità di scelta che vengono date all'autore (e in parte anche lo snobismo di Ellis).

"E' Mark Waid che lo scrive attualmente? Non gli do un'occhiata da diversi anni, mi spiace. 
Seleziono i miei progetti Marvel tra le properties che la Marvel mi offre, quindi davvero non spreco le mie cellule cerebrali pensando a cosa mi piacerebbe fare per loro. Mi contattano quando vogliono che io lavori con loro, e mi offrono lavori tra quelle che sono le loro properties disponibili in quel momento (a ogni modo, ho già selezionato e iniziato il mio progetto Marvel per quest'anno).  
Ma, per rispondere alla domanda nel miglior modo possibile, se dovessimo fantasticare su questa ipotesi, sarei in grado di avere un approccio al personaggio differente da quello di Frank Miller o Brian Bendis (che ho apprezzato entrambi) che riesca ad essere interessante per me quanto per la Marvel? Nel caso di Daredevil, credo che la risposta sia probabilmente negativa. Non credi?"


Warren Ellis

mercoledì 25 marzo 2015

LA TRATTATIVA SFUMATA TRA GEORGE R.R. MARTIN E LA MARVEL E LE "CONDIZIONI INAPPLICABILI" POSTE DALLO SCRITTORE DEL TRONO DI SPADE

Dr. Strange
(disegno di Stuart Immonen)

Le polemiche per la querelle tra Mauro Boselli (curatore di Tex) e Mike Deodato Jr. (artista brasiliano in forza alla Marvel, dichiaratosi fan del ranger e desideroso di cimentarsi con una storia del personaggio) non si sono ancora spente (e temo che per un bel po' continueranno a essere oggetto di discussione sui social).

In molti si son stupiti dai toni (sempre meno cordiali) dei due protagonisti della vicenda e dalla risonanza che una trattativa non andata a buon fine ha suscitato. In fin dei conti, si saranno detti in molti, non sarà stata mica la prima volta che una trattativa lavorativa non abbia fatto incontrare domanda e offerta delle parti? A tal proposito mi è venuta in mente un'altra trattativa recente emersa agli onori della cronaca e conclusasi in un nulla di fatto, quella tra la Marvel e George R. R. Martin, scrittore de Il trono di Spade. Ecco dunque un  (altro) dietro le  quinte di come si arriva dal concepimento dell'idea originale fino alla stampa e diffusione e di come, tante volte, alcuni progetti non vadano in porto.

Poco più di un paio di mesi fa, nell'annunciare il consueto appuntamento con lo speciale annuale dedicato a Thor, la Marvel ha reso pubblico il coinvolgimento di Philip Jack Brooks, lottatore di arti marziali decisamente più noto come CM Punk, in qualità di sceneggiatore. Un lettore, a questo punto, si è rivolto a Tom Brevoort chiedendogli (su Formspring, il blog ospitato su Tumblr.) come mai la casa delle idee abbia chiesto a una persona famosa, ma non per essere uno scrittore, di occuparsi di una storia di Thor e non cerchi di coinvolgere in qualche modo un vecchio Marvel Addicted  come George R. R. Martin.

due lettere scritte (anni addietro) da George R. R. Martin alla
posta delle pubblicazioni Marvel


La risposta di Brevoort non ha tardato a farsi attendere, esaustiva e chiarificatrice seppur estremamente sintetica: "CM Punk desiderava scrivere una storia Marvel. George RR Martin ha espresso un qualche interesse, ma a condizioni che ci sono apparse inapplicabili".

Ma quali saranno mai state queste condizioni inapplicabile che avrebbero impedito l'accordo? A fornire la risposta ci ha pensato lo stesso scrittore che, intervistato da MTV ha dichiarato:

"Non so quale dove sarebbe stata ospitata la mia storia. Il personaggio che più mi sarei divertito a scrivere sarebbe stato il Dr. Strange, il signore delle Arti Mistiche, è sempre stato uno dei miei preferiti... 
Ma prima di occuparmene ho chiesto ai miei avvocati di incontrarsi con quelli della Marvel per lavorare alla sottoscrizione di un "patto di ferro" che avrebbe sancito che qualsiasi cosa avessi realizzato sarebbe stata definitiva e che non avrebbe mai potuto essere sottoposta a interventi di retcon, di essere cancellata da un reboot o re-immaginata al di fuori dell'universo nel momento in cui qualche scrittore subentrato successivamente avrebbe potuto avere dei casini... ho sempre odiato i reboot e la retcon e il fatto che un nuovo scrittore si insedi su una serie e cancelli tutto quello che lo scrittore che lo ha preceduto ha fatto, portando in vita personaggi morti da tempo o uccidendo nuovi personaggi... 
Ma amo il Dr. Strange e se dovessi scrivere le avventure di un personaggio Marvel vorrei occuparmi di lui e della sua dimensione. Lo avrei separato dal resto del Marvel Universe e non lo avrei reso parte di una squadra. Non è adatto a quel tipo di situazioni, è un tizio della cui esistenza gli altri eroi neppure dovrebbero saperne, vive ai margini dell'universo Marvel proteggendo il mondo e la nostra dimensione da minacce di cui gli altri personaggi, come Spider-Man e gli Avengers neppure immaginano l'esistenza. E' la nostra barriera contro Cthullu e gli Antichi e il terribile Dormammu. Questo accadeva quando il Dr. Strange era all'apice, Stan Lee e Ditko lo scrivevano in questa maniera."

George R. R. Martin

[Le più grandi storie, mai (!) pubblicate 1 lo Spider-Man di Jeph Loeb e j. Scott Campbell]
[Le più grandi storie, mai (!) pubblicate 2 Dottor Strange di Roger Stern e Frank Miller]


[3 - Continua]

martedì 24 marzo 2015

CON UNO SCAMBIO DI E-MAIL AL VETRIOLO, SFUMA IN MALO MODO IL "MATRIMONIO" TRA TEX E MIKE DEODATO Jr.!


Tex in una illustrazione di Mike Deodato Jr. 


Tra gli innumerevoli motivi per ricordarsi di Lucca Comics and Games edizione 2014 c'è di sicuro anche la presenza di Mike Deodato Jr. tra gli autori ospitati dalla Panini Comics. Subito dopo la conclusione della manifestazione lucchese, l'autore brasiliano, da sempre grande fan di Tex Willer (personaggio molto amato in Brasile) ha pubblicato sulla sua pagina ospitata su .Tumblr alcune illustrazioni  del personaggio creato da Gian Luigi Bonelli. A quel punto sono stati in molti a tracciare qualche linea e a ipotizzare che nel corso della sua trasferta italiana, Deodato Jr. avesse colto l'occasione di entrare in contatto con la Sergio Bonelli Editore e proporsi per una collaborazione (la creazione di una collana come il Tex d'autore, d'altronde, fa pensare proprio a questo tipo di operazioni).

A quanto pare, le mie conclusioni non erano affatto errate, peccato però che non vedremo mai il tex disegnato da Mike Deodato Jr. o, forse sarebbe meglio dire, peccato che l'artista non disegnerà mai più il ranger. A dirlo (o meglio a scriverlo) è stato lo stesso artista sulla sua pagina Facebook, sulla quale ha scritto:


"Ho appena detto a un editor della Bonelli di f*#@ersi. Sono una delle persone più gentili del mondo, ma quel pazzo ha oltrepassato ogni limite. I disegni di Tex che vedete saranno gli ultimi che avrò mai realizzato. Non disegnerò mai più il personaggio"

Cosa sarà mai accaduto? I tempestivi (e abilissimi) ragazzi di BadComics.it hanno prontamente interpellato Mauro Boselli, curatore della testata, che ha spiegato i motivi del contrasto (per leggere i quali vi invito a cliccare sul link di BadComics.it). Stando alla dichiarazione di Boselli il sogno di Mike Deodato Jr. si sarebbe infranto per motivi economici, troppo esoso il prezzo chiesto dal disegnatore brasiliano rispetto agli standard corrisposti dalla casa editrice. Ironicamente, sottolinea Boselli, le esose pretese economiche del disegnatore e la sua rinuncia striderebbero con l'essersi dichiarato una persona gentile.

Mike Deodato Jr., però, non crede che le cose siano andate così e torna (a bomba) sull'argomento scrivendo:

"Non è una sorpresa, ma sembra che quell'editor della Sergio Bonelli Editore che ho menzionato non solo è uno st#@nzo ma è anche un bugiardo. Ha dichiarato pubblicamente quali erano i contenuti della nostra conversazione PRIVATA e li ha distorti a suo favore. Così non ho altra scelta di replicare pubblicando integralmente TUTTA la conversazione, così potrete vedere che persona gentile egli sia. Per riservatezza ho coperto alcuni nomi e numeri di telefono con delle X."

Tex


Ed ecco la conversazione epistolare intercorsa tra i due (fonte: Bleeding Cool)



Mike Deaodato Jr.
Innanzitutto vorrei scusarmi per non essere venuto al nostro incontro a Lucca. Ero ammalato, scusami. Si è trattato della prima volta, in oltre trent'anni, che ho saltato un giorno durante una convention.
Come il nostro comune amico xxxxxxxxxxxx ti avrà già riferito sono un gran fan del western e mi piacerebbe avere la possibilità di lavorare su Tex un giorno o l'altro.
Per cui, per favore, dimmi: chi devo ammazzare per riuscirci?
Mauro Boselli:
Non preoccuparti!
Prima di tutto, devi realizzare degli studi, o dei bozzetti, o comunque tu li voglia chiamare, dei principali personaggi della serie: Tex Willer, Kit Carson, Kit Willer e Tiger Jack. Li conosci già? Vuoi che ti spedisca una dozzina o più albi di Tex? Fammi sapere se possibile.
Mike Deodato Jr.:
Ecco i miei studi preparato di Tex, Mauro.
Realizzerò il resto della gang appena avrò un po' più di tempo libero dai miei impegni con la Marvel.
Mauro Boselli:
E' molto bello, ma non a sufficienza né molto utile.
Devi disegnare un VERO model sheet (faccia, corpo, posa statica, in azione, con il cavallo, di faccia, di profilo), non una illustrazione come questa. Non capisco la tua interpretazione del personaggio. Scusami.
Mike Deodato Jr.:
Nessun problema, Mauro. Se per te non rappresenta un problema, potresti spedirmi via e-mail un paio di esempi di model sheet di Tex fatti in precedenza da altri? Questa volta voglio essere certo di fare le cose per bene.
Mauro Boselli:  
Mi spiace, ma non li conserviamo. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno.
Mike Deodato Jr.:
fatto!
Mauro Boselli:
Wow! Lavori davvero veloce... e bene! Sono colpito dalla tua tecnica e dallo stile, nonostante ci sia qualche libertà di interpretazione.
Disegni solo a "mezzatinta"? Il direttore Macheselli nutre qualche perplessità a riguardo. Non realizziamo Tex in questa maniera, ma potrebbe essere a colori... Puoi chiamarmi al telefono, domani mattina? A ogni modo, dove vivi?
Mike Deodato Jr.:
Mi fa piacere che tu abbia gradito Mauro. Lavoro con diversi stili. In questi samples volevo emulare Milazzo. Se non vuoi la "mezzatinta" posso farteli in bianco e nero, nessun problema. Il mio stile originale è generalmente il modo più diretto e la via meno tortuosa, ma ho pensato che se mi fossi lasciato andare sarebbe stato più adatto alla storia.
Vivo in Brasile, ci sono almeno 4 ore di differenza. Adesso sono le 7:47 del mattino.
Certo che posso chiamarti, qual è il tuo numero di telefono? Il mio è (55 Brasil code) xxxxxxxxxxxx
Mauro Boselli:
Bene. NON OGGI. Chiamami DOMANI mattina alle OTTO. Per me sarà mezzogiorno. 0039 xxxxxxxxxxxx
Mike Deodato Jr.:
Perdonami per aver impiegato così tanto tempo per risponderti, Mauro. Dopo aver parlato a lungo con la Marvel, mi han dato finalmente il permesso di disegnare questa storia di Tex, se tu sei ancora interessato.
Il lavoro per la Marvel ha la priorità, dunque mi ci vorrà molto tempo per finirlo, dal momento che lavorerò su di esso solo nel tempo libero. Ci potrei impiegare sei mesi o un anno intero, è difficile per me fare previsioni finché non sarò a conoscenza della mole di lavoro in arrivo dalla Marvel (in condizioni normali sono abbastanza veloce: ho ultimato l'ultimo numero di Original Sin - una storia di 30 pagine - in 30 giorni).
Auguri e felici vacanze!
Mike
Mauro Boselli:
Bene, felice di sentire ciò. Parliamone dopo le vacanze.
Sarò di ritorno dopo il 6 gennaio. Probabilmente cominceremo con un paio di pagine giusto per scaldarci un po', per vedere dove va.
Sono molto impegnato su molti progetti e non potrò iniziare subito, credo di riuscirmi a liberare un po' più o meno a febbraio se per te va bene- Tuttavia ci resta di parlare dell'aspetto economico e ne parleremo al telefono dopo le feste. SE lavorerai su questo progetto dovrai occuparti di matite, inchiostri E colori per una cifra molto più bassa di quella che ti corrisponde la Marvel.
Pensaci su. Forse potresti non essere d'accordo. Felici vacanze!
Mike Deaodato Jr.:
Febbraio va benissimo per me, Mauro! Felici vacanze!
Mauro Boselli:
Ciao! Come va? Ho appena finito di leggere la tua intervista su Fumo di China!
Mike Deaodato Jr.:
Ciao, Mauro! Quasi impegnato quanto te, soprattutto con questi cambiamenti che stanno per arrivare nel Marvel Universe. Non ricordo cosa ho detto un quell'intervista, probabilmente è una tra le dozzine che ho rilasciato a Lucca. Che mi dici di te, sei ancora incasinato?
Mauro Boselli:
Sono sempre incasinato! Mi ricordo vagamente della nostra conversazione. Quello che non ricordo è se abbiamo deciso qualcosa...
Mike Deaodato Jr.:
Abbiamo parlato brevemente di danaro. Mi hai detto che la Bonelli, a differenza della Marvel, non paga royalties, e io potrei accettarlo se voi mi potreste pagare il mio page rate.
Mauro Boselli:
Ah, adesso ricordo, bene. Per cortesia, allora, BASTA parlare in pubblico e alla stampa della tua ambizione di lavorare a una storia di Tex. Non è vero e non è carino.
Mi hai anche detto che i soldi non rappresentano un problema, ma non eri sincero. Mi dispiace, Mike. Ciao.
Mike Deaodato Jr.:
Wow, non perdiamo il controllo, Mauro!
Primo. L'intervista che hai letto e tutte le altre interviste che ho rilasciato a riguardo sono state effettuate prima che noi iniziassimo a parlare. Sono sincero a riguardo.
Secondo. lascia che ti rinfreschi la memoria, al temine della nostra conversazione mi dicesti che tu avresti avuto tempo di scrivere la storia a febbraio e che nel frattempo avrei potuto pensare al page rate se questo avrebbe potuto rappresentare un problema.
Tu mi hai chiesto di farlo.
Dunque, in definitiva faccio un riepilogo così che ti possa non dimenticare, dal momento che sembra tu abbia una conveniente memoria breve:
1 - non ho mentito. 2- non mi piace il tuo atteggiamento. 3- non voglio lavorare con te, mai più. Addio!
Mauro Boselli:
Bene, NON HAI MAI RISPOSTO alla domanda riguardo il page rate. E Febbraio è passato da molto tempo.
Ho dovuto scriverti, non hai raccolto il mio suggerimento e solo nella tua seconda e-mail hai fatto LA STESSA RICHIESTA. Nulla è cambiato nel tuo atteggiamento.
Bene, la somma che richiedi è semplicemente troppo alta. Di certo sei a conoscenza che Tex vende bene, ma non avrai realizzato che ogni albo di Tex consta di 110 pagine!
Non possiamo pagarti una cifra così astronomica e ti già ne eri consapevole.
Bene, immagino di sapere chi è in buona fede, qui...
E in definitiva, non siamo stati noi a cercarti, ma tu hai cercato noi...
Ciao Mike
Mike Deaodato Jr.:
A differenza da te, IO SONO un professionista, non raccolgo suggerimenti, vado dritto al punto. Mi hai chiesto di pensare a quello che ci siamo detti al telefono, ci ho pensato, ti ho risposto e anziché agire come un professionista declinando la mia richiesta e spigandomi le tue ragioni, mi hai trattato senza alcun rispetto.
E' un miracolo che tu stia continuando a fare questo lavoro. So che la Sergio Bonelli Editore, dalla morte di Sergio, sta attraversando tempi difficili. Tempi davvero difficili. Solo cinque anni fa, quando Sergio era ancora vivo, questo genere di cose non sarebbe mai accaduta.
Tutti i talenti erano trattati con il rispetto che chiunque merita. Leggere cose come questa mi rende triste per lo stato in cui versa l'industria italiana.
La gente come te, che non ha rispetto per gli altri, non merita di essere contraccambiato con alcun rispetto, dunque per te ho due parole:
FUCK YOU!
Mike Deodato Jr.

un'altra illustrazione di Mike Deodato Jr.

lunedì 23 marzo 2015

LA PRESUNTA VIOLENZA PERPETRATA DA SAM WILSON, L'HASHTAG #FireRickRemender E QUELLA CACCIA ALLE STREGHE IMMOTIVATA DEFLAGRATA SUL WEB


Capitan America #58

Un paio di settimane fa, senza suscitare troppo clamore, è stato pubblicato nel nostro paese Captain America #22 (presentato ai lettori italiani sul numero 58 (22) della quasi omonima collana dedicata all'eroe a stelle e strisce), un albo - scritto da Rick Remender per i disegni di Carlos Pacheco e Mariano Taibo - che negli States ha suscitato polemiche infuocate e ha spinto un gruppo di lettori di richiedere, attraverso la creazione dell'hashtag #FireRickRemender, il licenziamento dello scrittore.

Il motivo che spinto tanti lettori (ma soprattutto non-lettori) a indignarsi è il presunto stupro compiuto da Sam Wilson ai danni di Jet Black (figlia di Arnim Zola, portata nella nostra dimensione da Capitan America e da lui "adottata"). La vignetta incriminata è la seguente

vignetta tratta dall'edizione italiana di Captain America 22 (su Capitan America 58,
traduzione di Pier Paolo Ronchetti, lettering di Barbara Stavel)
Da quelli che si legge appare chiaro che Jet Black induce Sam Wilson a bere e, come se non bastasse, la ragazza (che abbiamo visto per la prima volta ancora bimba) dichiara esplicitamente di essere maggiorenne (e la ricostruzione cronologica compiuta su questo blog chiarisce ulteriormente il fatto che la ragazza non sia minorenne). I due, dopo aver alzato un po' troppo il gomito, si risvegliano all'indomani nello stesso letto. Consapevoli di aver consumato e, tutto sommato, soddisfatti.  Ma allora, qual è il motivo che ha scatenato questa polemica?

Stando alla ricostruzione di Graphic Policy la prima pietra è stata scagliata su Tumblr. attraverso un blog dichiaratamente ostile a Rick Remender (accusato di aver stravolto, con inserimenti di ret-con e modifiche caratteriali, alcuni dei personaggi ai quali sta lavorando).


il post che ha scatenato la rivolta sul web

Remender, dunque, viene accusato di essere razzista, sessista e bestemmiatore. Di incarnare, quindi, tre dei peggiori peccati di cui si potrebbe essere latori. Sul web, si sa, a una buona polemica, soprattutto se la si fa su argomenti che sembrano giusti, non si risparmia a nessuno. E poco importa se non si è letto l'albo in questione, né si segue il lavoro dello scrittore. All'improvviso centinaia e centinaia di persone hanno appreso che Remender è un sessista, razzista e bestemmiatore e dunque merita di essere oggetto di una crociata.
(Un'altra colpa rivolta a Remender è di aver assassinato Sharon Carter, storica fidanzata di Cap. Stando ai detrattori dello scrittore, altro atto decisamente sessista). 

Su Twitter parte la richiesta di licenziare lo scrittore, e così la lamentela di un fan che lo accusa di aver rovinato Capitan America si trasforma in un accusa molto più grave, quella di approvare lo stupro (QUI trovate un po' di tweet contro lo scrittore). La polemica viene ulteriormente infiammata dal sito Examiner che parla di necessità da parte della Marvel di licenziare lo scrittore. A difendere l'operato di Remender troviamo in prima linea la casa editrice e alcuni autori come Kieron Gillen (che parla di polemica inutile e inaudita, molto pericolosa per tutto il sistema fumetto).

Per fortuna dopo pochi giorni il buon senso ha prevalso. Qualcuno (come nel caso del sito The Mary Sue)  ammette  pubblicamente di aver sbagliato e la campagna su twitter si rivela un fiasco. Tutto sembra dimenticato, anche se, chiaramente, ci si ripromette di mantenere l'allerta e di continuare a monitorare i messaggi diseducativi che potrebbero essere veicolati attraverso i fumetti. Peccato che nessuno si sia ripromesso, prima di imbarcarsi in una caccia alle streghe, di documentarsi con attenzione e di leggere almeno il fumetto "incriminato"!

il mattino dopo...


giovedì 19 marzo 2015

PETER DAVID, DAVID TENNANT E LA MARIONETTA DEL DOCTOR WHO


David Tennant con la marionetta che lo
ritrae nei panni del Doctor Who, di spalle
Peter David che lo osserva


Di seguito vi riporto un simpatico aneddoto raccontato un paio di giorni fa da Peter David sulle pagine del suo blog (QUI). Un aneddoto divertente ma al tempo stesso molto significativo che mostra quanto gli autori di fumetto stiano (soprattutto oltreoceano) diventando sempre più noti e apprezzati anche da un pubblico generalista. Insomma, una vera e propria rivincita dei nerd!

"Come voi saprete, Kathleen realizza marionette ispirate ai Dottori da ormai molti anni. Fin dal lontano 1991, anno in cui un suo amico le chiese di realizzarne una ispirata a Peter Davison.
Così, lo scorso fine settimana ero alla Wizard Con alla quale era ospite anche David Tennant. Prima che partissi, mia moglie mi ha affidato la sua marionetta del Dottore impersonato da Tennant e mi ha chiesto, se se ne fosse presentata l'occasione, di consegnargliela.  
Ho trascorso tre giorni alle prese con il personale del Wizard per organizzare l'incontro, ma alla fine la domenica ho attenuto la loro approvazione e mi hanno condotto da Tennant per presentarmelo. Mi hanno accompagnato facendomi scavalcare una fila di un migliaio di persone (e non è una esagerazione), e mi sono scusato con la ragazza che si è ritrovata dietro di me, anche se lei sembrava non essersi arrabbiata. 
Ho preso la marionetta e l'ho allungata rapidamente a David Tennant, con il proposito di essere quanto più veloce possibile. È sembrato affascinato dalla marionetta e immediatamente ci ha infilato la mano dentro, cominciando a giocarci. Allora gli ho detto: "è un regalo per te, lo ha realizzato mia moglie, Kathleen David. Il mio nome è Peter David e sono..." stavo per completare la frase dicendogli che sono uno scrittore che lavora per la Marvel, ma Tennant mi ha preceduto. Mi ha guardato spalancando gli occhi e ha detto: "lo scrittore?!" Stupito, ho annuito. Sono appena riuscito a profferire un "Sì". E lui mi ha detto: "Adoro il tuo lavoro su Hulk!". Mi sono girato verso la folla e ho gridato: "David Tennant sa chi sono!".

mercoledì 18 marzo 2015

IL RESTYLING DEL COSTUME DI WONDER WOMAN MANDA IN BESTIA ERIK LARSEN CHE, A SUA VOLTA, SCATENA UN PUTIFERIO SUL WEB


Wonder Woman
(disegno di David Finch)


Quello di Erik Larsen è un nome che non ha certo bisogno di presentazioni. Assurto agli onori della cronaca come uno degli interpreti più rappresentativi e amati dello stile di disegno che ha caratterizzato gli anni '90, Larsen è tra i sei fondatori originali della Image Comics, nonché creatore di Savage Dragon, una delle serie più longeve tra quelle pubblicate dalla casa editrice e unica ad essere stata curata ininterrottamente sempre dallo stesso autore. Erik Larsen ricalca appieno il suo stile di disegno, energico, tesissimo, muscolare, dissacrante e sempre pronto a scattare, sul tavolo da disegno come nella vita di tutti i giorni. In passato hanno fatto scalpore le sue polemiche al vetriolo con John Byrne e Peter David. Per tutti questi motivi, non mi stupisco di vederlo nuovamente al centro di una polemica inerente il look che le Big Two stanno facendo adottare alle loro super-eroine. A far scattare la scintilla è stato l'annuncio del(l'ennesimo) restyling compiuto dai creativi della DC Comics al costume di Wonder Woman.

La nuova, abbottonatissima, divisa adottata da
Wonder Woman

Il nuovo (castigatissimo) costume adottato dalla guerriera amazzone proprio non è stato gradito da Larsen che, attraverso twitter, ha immediatamente commentato a caldo il restyling, scatenando una furibonda discussione che ha coinvolto anche molti addetti ai lavori.

Sono stufo che le Big Two vestano le loro eroine con divise più pratiche, con lo scopo di tenere a bada una minoranza chiassosa a spese della restante parte di lettori paganti.  
Semplice -- non sono dei costumi davvero buoni. Sono goffi, ingombranti e non attraenti.
In genere le argomentazioni utilizzate per spiegare questi cambiamenti sono che "nessuno vorrebbe davvero vestirsi con quei costumini striminziti" (al che penso alle migliaia di cosplayer che sarebbero sicuramente in disaccordo)... o "questo costume è poco pratico" (al che penso alle molte atlete che praticano le più disparate discipline sportive e indossano ancora meno vestiti, perché divise ingombranti impedirebbero i loro movimenti). E in ogni caso -- queste sono linee tracciate su fogli di carta. La gente non può volare nel mondo reale o arrampicarsi alle pareti o lanciare ragnatele. L'idea alla quale siamo legati, che tutto deve essere aderente alle regole della fisica, è assurda. 

In effetti, negli ultimi tempi, sono stati molteplici i cambiamenti di costume tra le super-eroine di Marvel e DC, e quasi tutti i costumi sono diventati più "castigati". Dopo le (bollenti) polemiche estive legate alla copertina variant realizzata da Milo Manara per il lancio della nuova serie di Spider-Woman, Jessica Drew ha recentemente adottato un nuovo costume (con tanto di giubbotto).

Osservate la reazione che ha destato la copertina di Spider-Woman realizzata da Milo Manara -- tutti se la son fatta addosso e la copertina è stata censurata.
Scrive Larsen e poi aggiunge, in risposta a chi gli chiedeva quale fosse la minoranza rumorosa:

A tutte quelle critiche che si scatenano sul web ogni volta che un personaggio femminile potrebbe sembrare attraente. La gente potrebbe credere che io mi stia battendo per i costumi sexy e per le donne formose - Non ho mai affermato ciò. Ma sembra che le direttive, adesso, siano quelle di creare qualcosa che i disegnatori non riescano a rendere sexy.

Le esternazioni di Erik Larsen non sono passate inosservate. Anzi hanno scatenato un gran numero di commenti e reazioni. In una serie di tweet ha replicato all'autore anche Steve Waker (ex-editor della Marvel e attualmente, impiegato sulla costa ovest, nella produzione di cartoni animati legati ai personaggi della casa editrice), che in passato è stato coinvolto in prima persona nel cambio di costume di Capitan Marvel.

Carol Danvers prima e dopo la "cura" di Steve Waker

Il cambio della divisa di Capitan Marvel non è stata una conseguenza alle reazioni degli appassionati. Si tratta di una cosa che desideravo fare da anni. Kelly Sue (De Konnick) lo ha suggerito a Jaime McKelvie e lui presentò gli schizzi prima che io attaccassi il telefono. L'idea che il costume fosse stato cambiato in seguito alle proteste di una "minoranza rumorosa" è sbagliata. Ci sono molte ragioni per cambiare un costume. Una delle principali è che desideravo che mia figlia potesse indossare un costume di Capitan Marvel. In qualità di editor ero nella posizione di apportare i cambiamenti che desideravo. In questo consiste il lavoro e io ero pagato per svolgerlo. Fortunatamente Axel [Alonso], [Joe] Q[uesada] e [Tom] Brev[oort] concordarono. Certamente abbiamo scontentato qualcuno con il cambio di costume - prevalentemente dei vecchi fan - ma capita ogni volta che si cambia qualcosa.
Non tutti i nuovi design diventano popolari, ma questo lo stia restando. È un costume che appartiene alla vecchia scuola, una classica divisa da super-eroe. Detesto dare a qualcuno che non è stato coinvolto nel processo creativo, l'idea che il disegnatore abbia eseguito un lavoro solo per tranquillizzare una minoranza chiassosa. Incolpate me. Dovrei aggiungere che anche Quesada contribuì con la direzione da dare al nuovo design e ci aiutò a farlo approvare dai piani alti. Cambiare il costume di un personaggio che esiste da tanto tempo è un rischio. E io sono orgoglioso di lavorare per una azienda che non ha paura di affrontare i rischi (se si esclude la mia proposta per WakerMan). 

Un ulteriore contributo alla discussione è quello fornito (su Facebook) da J. Scott Campbell che scrive:

Raramente mi capita di commentare qui, sulla mia pagina personale, ciò che accade nel mondo del fumetto, ma devo dirlo, le spalline imbottite, soprattutto quelle ingombranti di metallo non figurano MAI bene su una donna. Tutto ciò che le riguarda non è femminile e denota mancanza di stile. Non c'è alcuna grazia in questo approccio.
E come nota a margine, trovo che la continua reazione di inginocchiarsi compiacenti innanzi  alle critiche mosse da qualcuno che sui forum richiede che le eroine femminili siano coperte da capo a piedi sia eccessiva. E' una guerriera amazzone, non è una talebana!
Dopo aver chiarito (subissato dalle critiche piovute da twitter) di aver utilizzato il termine Talebano per amor di paradosso, Campbell ha aggiunto

"Sono davvero contento di non dover disegnare questa roba. Il politicamente corretto imposto da una commissione non mi interessa". Poi, riferendosi alle pressioni di gruppi corporativi, scrive: "ci sono modi per poter agire con gusto ed evitando il trash per poter scoprire un po' di pelle senza fare confusione. Tutti sono preoccupati da qualsiasi cosa di questi tempi... e così le femministe arrabbiate hanno reagito su twitter in maniera aggressiva alle mie critiche al costume. Rivoltando le mie critiche a un costume brutto in un attacco anti-femminista. Ah, giusto! E' internet...". 

Campbell, poi, mette fine alla discussione presentando quello che secondo lui sarebbe un restyling appropriato.

La rielaborazione del classico costume di Wonder Woman
realizzata da J. Scott Campbell

J. Scott Campbell





martedì 17 marzo 2015

DRAGONERO: IN AUTUNNO LA RISTAMPA (A COLORI) DEL PRIMO ROMANZO E L'ESORDIO DEL MAGAZINE


La copertina del primo volume dedicato a Dragonero, così
come fu presentata ai lettori nel 2007


Nell'ottobre del 2007 faceva il suo esordio nelle edicole del nostro paese una nuova, rivoluzionaria, serie targata Sergio Bonelli Editore: i Romanzi a fumetti Bonelli.

L'idea, fortemente voluta da Luca Enoch e Stefano Vietti, era quella di coniugare, attraverso la pubblicazione di una collana antologica, il classico fumetto d'avventura - che da sempre caratterizza la produzione della casa editrice milanese - con un formato, quello dei volumi auto-conclusivi con un cospicuo numero di pagine, relativamente nuovo per il fumetto popolare (ma adottato con successo dalle Graphic Novel). Il primo numero, realizzato proprio dagli ideatori della collana coadiuvati dall'allora quasi esordiente Giuseppe Matteoni, presentò al pubblico Dragonero, in assoluto la prima opera fantasy prodotta dalla Bonelli. L'accoglienza del pubblico fu calorosa, al punto da convincere la casa editrice, dapprima a dedicare un secondo volume a Ian Aranill e ai suoi compagni di ventura, e poi, in corso d'opera, di trasformare  il fantastico mondo dell'Erondàr nello scenario in cui ambientare un nuovo mensile.

Il mensile fa il suo esordio nel giugno del 2013, ben sei anni dopo la pubblicazione del romanzo d'esordio. Nel frattempo il volume è andato esaurito, divenendo ben presto oggetto di culto per i collezionisti da accaparrarsi a ogni costo (e chi segue gli scambi su e-bay sa bene di cosa parlo).

La notizia di questi giorni è che la ricerca è finalmente (o quasi) terminata. Sulla pagina Facebook dedicata alla serie, Stefano Vietti ha, infatti, annunciato che il romanzo sarà finalmente ristampato. Per farsi "perdonare" della lunga attesa la versione che sarà presentata ai lettori il volume sarà, per la prima volta, proposto a colori.

La pubblicazione, attualmente prevista per l'autunno di quest'anno (in concomitanza con Lucca Comics & Games), segnerà con tutta probabilità l'esordio diretto della Sergio Bonelli Editore nella pubblicazione di volumi per libreria (attività per la quale la casa editrice aveva sinora ceduto ad altri editori specializzati l'esclusiva), esordio che fu annunciato tra le novità più eclatanti della Conferenza Bonelli tenutasi nella scorsa primavera.

Al momento non è stato ancora ufficializzato quali saranno formato e prezzo del volume, ma fino all'autunno c'è tempo a sufficienza. In attesa di goderci il volume, ecco una bella anteprima di alcune tavole in cui le chine di Giuseppe Matteoni sono impreziosite dai colori di Paolo Francescutto.

1

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Quella della ristampa del Romanzo di Dragonero non sarà l'unica novità in arrivo per la vita editoriale di Ian Aranill. Sempre in autunno, infatti, farà il suo esordio Dragonero Magazine, una pubblicazione completamente nuova nata nel solco tracciato dagli Almanacchi pubblicati dalla casa editrice. Oltre ad articoli sulle novità del Fantasy (cinematografiche, televisive, letterarie e fumettistiche) l'albo conterrà una storia inedita di 94 pagine, una storia descritta (ancora una volta) da Vietti come "unica, ma divisa in tre episodi... affidata a tre disegnatori diversi, su tre ambienti diversi... neve, foresta, deserto... un viaggio che diventa fuga... amici e nemici che si confondono... e una meta che attende di essere svelata dall'inizio della serie"

lunedì 16 marzo 2015

SEAN GORDON MURPHY: "VI RACCONTO DEI MIEI PROBLEMI CON LA MARVEL PER METTERE IN GUARDIA ALTRI AUTORI E NON FAR COMMETTERE LORO I MIEI STESSI ERRORI"


Sean Gordon Murphy


Tra gli artisti affermatisi negli ultimi anni, Sean Gordon Murphy è di sicuro quello con il tratto più singolare e apprezzato da appassionati e addetti ai lavori. Con solo una manciata di opere alle spalle (ma con collaborazioni eccellenti con autori del calibro di Grant Morrison, Scott Snyder e, adesso, Mark Millar) Murphy ha saputo mettere d'accordo tutti, divenendo ben presto un autore molto amato. Nel suo prossimo futuro, dopo essersi messo in luce con alcune belle miniserie pubblicate dalla Vertigo, lo attendono alcuni progetti creator owned per la Image Comics.

Quello che forse non tutti sanno è che qualche tempo fa, in occasione dello scontro legale tra Gary Friedrich (creatore di Ghost Rider) e la Marvel (di cui vi ho parlato QUI e QUI), l'artista ha vissuto in prima persona una brutta esperienza con l'ufficio legale della Casa delle idee, un'esperienza che gli ha fatto prendere la decisione di non realizzare più sketch con personaggi della casa editrice newyorkese.

A raccontarcelo è lo stesso Sean Gordon Murphy sulla sua pagina ospitata su Deviant Art. In breve, in risposta alla causa perpetrata da Gary Friedrich alla Marvel, la casa editrice chiese all'autore un indennizzo di diecimila dollari per gli introiti conseguiti dall'autore stesso in seguito alla vendita di sketch raffiguranti personaggi Marvel durante le fiere. Murphy, che tempo prima aveva realizzato uno sketchbook con le lettere dell'alfabeto rappresentate attraverso varie fasi della storia editoriale di Wolverine, con l'intenti di mettere in guardia altri autori che potrebbero incappare nel suo stesso errore, racconta la sua storia:

"Lo scorso anno ho disegnato l'ABC di Wolverine. Dopo averlo ultimato, ne ho stampato uno sketchbook con una tiratura di 200 copie per regalarlo agli amici che lavorano nel mondo del fumetto. Sono abbastanza informato sulle leggi del copyright per sapere che mi stavo muovendo in una zona grigia, anche se erano stati realizzati semplicemente per essere donati. Ne ho regalati alcuni anche a persone che lavorano per la Marvel - Ovviamente non ho mai provato a nascondere la mia opera. Visto che sono un professionista e, dal momento che non ero interessato a venderli, immaginavo di essere in regola. Dopo tre convention, durante le quali CHIUNQUE ho incontrato mi ha detto che avrei dovuto venderli, mi sono deciso e ne ho venduta qualche copia. Nel corso dell'ultima convention di stagione, ho venduto le ultime 40 copie. 
Poi mi ha chiamato la Marvel. Gli ho spiegato che non avevo un magazzino pieno di sketchbook, ma che ne avevo stampate circa duecento copie e che ne avevo regalate la maggior parte. Gli ho spiegato come nessuno degli Editor della Marvel mi avesse rimproverato per quello che avevo fatto quando gliene avevo regalato una copia, l'aver agito alla luce del sole, senza fare alcun tentativo di nascondere la mia opera, avrebbe dovuto rivelare la buona fede del mio atto. A quel punto diedi la mia disponibilità a sottoscrivere un accordo di Cessare e Desistere, e di pagare loro una percentuale su quanto avevo incassato dalle quaranta copie vendute. Ma la Marvel voleva i diritti sull'ABC - volevano che divenisse di loro proprietà e non volevano corrispondere a me, che lo avevo creato, alcun compenso. 
Non volevo che andasse a finire così, mi rivolsi allora a un avvocato. Alla fine ci mettemmo d'accordo per rimuovere i contenuti dal mio sito internet e promettendo che non avrei più realizzato sketchbook. Avevo torto. Non potevo essere davvero arrabbiato con la Marvel per le loro azioni. Stavano dalla parte della ragione, anche se alcune cose, durante le convention, sono tollerate. Il mio errore è che in qualità di artista di alto profilo non avrei dovuto realizzare un albo tematico con personaggi Marvel. Fui sorpreso che una cosa del genere mi abbia sottoposto alla minaccia di un'azione legale, ma non era mia intenzione che ciò accadesse. Mi son scusato con la Marvel in ogni modo possibile, e continuo a sentirmi stupido per ciò che ho fatto. 
Per essere chiaro, condivido la decisione della Marvel e sono felice che siamo giunti a un accordo. Non nutro alcun rancore nei loro confronti e ho deciso di raccontare questa storia per aiutare a chiarire quali sono i diritti degli autori e quali quelli delle corporazioni. Non sto provando a essere provocatorio, sto solo provando ad aiutare gli autori a non commettere errori. Perché in tutta onestà sono convinto che le Aziende non vogliono davvero perseguitare gli autori, perché questo tipo di comportamento di fatto le rende cattive agli occhi dell'opinione pubblica. Il che spesso non è vero. 
Il mio errore è stato quello di pensare che la mia non fosse stata un'operazione commerciale davvero significativa... perché nel mondo dei fumetti sono in molti a pensare che quello che stanno facendo possa non essere davvero significativo. Ma non tutti hanno avuto a che fare con la Marvel così come è capitato al sottoscritto, ed è questa mia esperienza che mi ha incoraggiato a parlarne. 
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venerdì 6 marzo 2015

INNOVAZIONE E CREATIVITÀ: LE RICETTE DI JIMMY PALMIOTTI A MIKE MIGNOLA PER IL RILANCIO DELL'INDUSTRIA DEL FUMETTO


Harley Quinn e Hellboy


Vi propongo, di seguito, due interessanti riflessioni  sullo stato di salute e l'attuale evoluzione che sta interessando il mercato dei comics d'oltreoceano.

Jimmy Palmiotti

La prima, una dichiarazione riportata da The Pulse, di Jimmy Palmiotti (co-autore, con la moglie Amanda Conner, di Harley Quinn, serie rivelazione di quest'anno), analizza l'attrazione che il fumetto sta attualmente esercitando sul pubblico femminile e sottolinea l'esigenza di un rinnovamento (di stile narrativi e generi) per andare incontro alle richieste di questi nuovi lettori.

"Quello che stiamo apprendendo è che, l'idea consolidata che le storie autoconclusive non vendono, non può essere applicata al nuovo pubblico che si sta avvicinando ai fumetti e, credetemi, la maggior parte di questi nuovi lettori è di sesso femminile. Credo che il problema attuale è che nelle case editrici ci siano alcune persone che non si guardano intorno e non provano a lanciare fumetti innovativi o che non tentano di interagire con questa nuova ondata di lettori, e provano a lanciare solo novità concepite nel modo tradizionale così come andava di moda anni fa. Gli stessi librai stanno assistendo quotidianamente a questa nuova tendenza, e io avverto che questa è la ragione per cui la Image Comics continuerà a crescere ed eventualmente arriverà a vendere più delle Big Two; a meno che queste non inizino a pensare a cosa c'è al di fuori del loro mondo e rendano i supereroi una parte dei loro piani editoriali e non la totalità della loro produzione, cominciando a guardarsi intorno e a pensare che gli stessi supereroi possano essere proposti in modalità differenti. Harley [Quinn] è un esempio, Occhio di Falco ne è un altro. Le tradizionali statistiche che associano un certo tipo di lettori ai fumetti sono ormai superate da anni. Il mercato sta accogliendo stili e aspetti diversi che sono distanti al classico "house style". Ed è davvero bello assistere a questa evoluzione". 
Mike Mignola


Esigenza di rinnovamento e di puntare sulla qualità e le idee degli autori come soluzione per uscire da una crisi che da anni attanaglia il mercato statunitense anche per Mike Mignola che, nel corso di una intervista rilasciata alla rivista Playboy, dichiara:

"Ciò che rende viva questa industria sono i creatori che compiono il proprio lavoro. Una volta che cambi un costume o le origini di un personaggio un numero sufficiente di volte, quel che rimane è un corpo morto - ti stai semplicemente limitando a trasmettere su di esso scariche di energia che gli concedono una specie di rianimazione. Adesso ci sono molte più opere creator-owned, alcune di esse le guardo ed esclamo: "Questo è stato preso per una serie TV. Questo è stato preso per un film. Vuol dire che questo genere di cose vende". Il mio consiglio alle persone che ragionano così "Vorrei farlo, ma DC e Marvel pagano così bene..." è di lavorare per le grandi case editrici ma, nel frattempo, di dedicarsi almeno alla realizzazione di un fumetto personale. Non è necessario che si tratti di una saga epica di 6000 pagine. Non deve essere Hellboy! Se siete da dieci anni al lavoro, quando vi capita un incarico su una serie che odiate, concedetevi almeno di dedicarvi a un qualcosa che accenda il fuoco in voi!"


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