giovedì 4 febbraio 2016

IL CEO DELLA MARVEL DONA UN MILIONE DI DOLLARI PER SOSTENERE LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DONALD TRUMP, LA REAZIONE DELLA SCRITTRICE G. WILLOW WILSON


Ms. Marvel

Complice la presenza sulla scena di un  personaggio talmente unico e controverso come il miliardario ultra-conservatore Donald Trump, la campagna elettorale per le presidenziali statunitensi è davvero incandescente. Le infocate polemiche riguardo le discutibili prese di posizione di Trump non stanno surriscaldando solo il panorama politico, ma anche quello del fumetto. Alcuni giorni fa, Ike Perlmutter, CEO della Marvel, ha donato un milione di dollari in una controversa campagna di raccolta fondi lanciata da Trump per il sostegno dei reduci delle guerre in Medio Oriente; una raccolta fondi che, a quanto pare (leggete QUI per farvi un'idea) sarebbe solo un pretesto per finanziare la campagna elettorale del politico. Il coinvolgimento dell'amministratore delegato della Marvel ha, naturalmente, suscitato scalpore e disappunto tra alcuni autori che lavorano per la casa editrice, autori come G. Willow Wilson (Ms. Marvel) che ha deciso di esternare tutto il suo disappunto e la sua perplessità in un post intitolato Art and Money pubblicato sul suo sito internet.

La scrittrice
G. Willow Wilson

Se seguite il mondo dei fumetti, avrete di certo saputo che  Ike Perlmutter, CEO della Marvel, ha contribuito alla campagna elettorale di Donald Trump donando 1 Milione di Dollari durante la raccolta fondi dell'altra sera. In circostanze normali, un Amministratore Delegato che fa una generosa donazione per aiutare i veterani dell'esercito statunitense sarebbe stata considerato un gesto meritevole di essere lodato - e probabilmente non sarebbe stata di per se una notizia in grado di suscitare l'interesse della stampa. Ma considerate le preoccupazioni suscitate da come Donald ha sollecitato le donazioni e visto che alcuni gruppi di veterani hanno rifiutato il danaro, molta gente si sta chiedendo se queste donazioni produrranno davvero benefici per i veterani. O si tratta di donazioni che andranno a esclusivo vantaggio di Trump? E nel caso la risposta a quest'ultima domanda si dovesse rivelare affermativa, cosa comporterà per la Marvel Comics? La donazione proviene dal patrimonio personale di Perlmutter o una parte di quanto spendete per acquistare i fumetti della casa editrice finisce per andare a supportare un candidato politico che vuole deportare milioni di immigrati, costruire un muro lungo il confine messicano e chiedere a coloro che rappresentano delle minoranze religiose di camminare esponendo un badge identificativo?

Non sono in grado di fornirvi una risposta semplice a queste domande. Se ci fossimo trovati durante una campagna elettorale normale, vi avrei detto che il fatto che il CEO di una azienda dell'intrattenimento supporta un candidato conservatore mentre si affida a talenti che la pensano in maniera diversa da lui, sarebbe stata una dimostrazione di forte democrazia. Essere Repubblicano non è un crimine. Tuttavia, questa non è una campagna elettorale come le altre e Trump non è un repubblicano come gli altri. L'ironia che una serie come Ms. Marvel sia stata lanciata sotto la supervisione di Perlmutter - mentre Trump vorrebbe impedire ai musulmani di entrare negli States - non è sfuggita ai mass media, né tanto meno a me.
Per fortuna, in questo momento mi trovo in California per una riunione della Marvel, così ho avuto l'opportunità di parlare di questa cosa con un gran numero di persone che lavorano in questa azienda da molto tempo prima di me, persone le cui opinioni hanno molto valore per me. Ma dopo che ne abbiamo parlato, mi ritrovo con più domande che risposte. Possiamo separare l'amministratore dall'azienda che guida, o l'azienda dai creatori che lavorano per essa o, ancora, gli scrittori dai disegnatori? Dovremmo?
La gente è consapevole che nel mondo d'oggi noi votiamo sia con i nostri dollari che con le nostre preferenze. Non vogliamo che le cose che compriamo e che ci divertono supportino il fanatismo e l'ingiustizia. Il solo fatto che Trump possa davvero diventare presidente è terrificante per tutti coloro che preferirebbero non dover vivere in una distopia totalitaria, e per ovvie ragioni, l'idea che il CEO della Marvel sostiene Trump fa preoccupare molti lettori. Tuttavia - ed è frustrante - boicottare le serie che vi piacciono non toglierà un singolo centesimo dalle tasche di Perlmutter, tanto meno da quelle di Trump. Servirà solo a uccidere le serie. 
Questo è il grande paradosso dell'arte prodotta dalle corporazioni. (Ed è un qualcosa sulla quale ho molto da pensare). E' il difetto insito nel sistema. Ci sono molte cose delle quali non posso parlare, perciò lasciate che vi dica solo questo: seguite le vostre coscienze. Continuerò a lavorare su Ms Marvel, per i seguenti motivi: non ho mai visto, nell'arco della mia intera carriera, un personaggio e una storia che siano in grado di illuminare le persone così come è capitato con la sua serie, è spero di poterla seguire ancora per un po'. (A meno che non venga licenziata per aver scritto queste stronzate, nella cui eventualità, è stato un piacere incontrarvi.)
Intanto, ecco qualcosa di attivo che possiamo fare per dire la nostra durante questa controversia. Alcune splendide organizzazioni di veterani non beneficeranno dei fondi di Trump perché hanno rifiutato di essere coinvolti nelle vicende politiche. Una di queste organizzazioni è quella dei Veterani americani Iraq e Afghanistan (IAVA). Un mio caro amico lavora davvero a stretto contatto con questo gruppo, e sono stata profondamente colpita da quanto ho avuto modo di apprendere da lui. Queste sono persone che hanno una prospettiva riguardo le guerre combattute negli ultimi dieci anni che non avrete modo di sentire sulla CNN. Aiutateli sostenendo i loro bisogni. 

Ms. Marvel

martedì 2 febbraio 2016

USA: LE FUMETTERIE SI LAMENTANO DEL CALO DI VENDITE (POST RILANCIO) DEGLI ALBI DELLE BIG TWO, E CHIEDONO: "CORRETE AI RIPARI"


Alex Ross
Crisi sulle Terre Infinite

Com'è la stato del mercato dei comics? A porre questo inquietante interrogativo è il sito Bleeding Cool che propone, previa autorizzazione degli interessati, alcuni stralci di post estratti dal forum di discussione statunitense riservato alle sole fumetterie. Prima di leggere alcune delle dichiarazioni dei retailers d'oltreoceano credo, però, sia necessaria una precisazione. Negli USA c'è un solo distributore esclusivo per il mercato dei comics shop, la Diamond, che conta circa 4.000 clienti in tutto il mondo (quindi nelle statistiche di vendita sono considerate anche quelle fumetterie che ordinano dall'estero); un numero non impressionante se si considera che stiamo parlando di una nazione che ha un'estensione territoriale di circa 9.857.000 mq e quasi 319 milioni di abitanti (contro, tanto per farsi un'idea, i 301.000 mq e i quasi 60 milioni di abitanti dell'Italia). Ma il mercato del fumetto statunitense non è limitato ai soli comics shop, anzi molte serie, dopo essere state raccolte in volume, duplicano i dati di vendita degli albetti, vivendo una seconda (terza e quarta, a seconda delle edizioni che vengono poi effettuate) vita editoriale in edizione cartonata, brossurata, omnibus ecc...

Il lamento delle sole fumetterie, dunque, non può essere esemplificativo di tutto lo stato del comicdom USA, non bisogna però tralasciare che le vendite poco incoraggianti degli albi spillati, questi sì, venduti solo in fumetteria, determinano l'insuccesso di una serie e di un personaggio e, di conseguenza, la sospensione delle pubblicazioni (con riflessi negativi, naturalmente, anche sulla produzione delle successive raccolte, limitate alla sola riproposizione del materiale già edito in versione albetto spillato).

Fatta questa premessa, ecco cosa scrivono alcuni retailers del mercato dei comics.

Vernon Wiley, di The Comix Gallery, fumetteria dell'Illinois, scrive: "Oggi stavo cercando un riscontro tra quelli tra voi che hanno registrato un forte calo nelle vendite delle Big Two. Le vendite della Marvel stavano andando bene, ma sono state interrotte dalla valanga di prodotti nuovi che ci hanno mandato durante questa stagione (credo che si riferisca a tutte le nuove miniserie lanciate in occasione di Secret Wars - NdStefano). Per quanto riguarda la DC Comics, sono stato un forte venditore dei loro fumetti per circa quindici anni, ma negli ultimi dodici mesi sono drammaticamente caduti al terzo posto nella mia classifica di vendite. 
Mi sembra che la Marvel stia effettuando un bombardamento a tappeto per raccattare tutti i dollari disponibili tra lettori e rivenditori, mentre la DC mi sembra che non abbia alcuna idea di come si producano fumetti popolari. Mi rendo conto che alcuni di voi avranno grossi negozi situati in aree turistiche e che, quindi, non saranno affetti da queste problematiche. Ma il punto è questo, le vendite dei fumetti delle Big Two stanno crollando, e malgrado il fatto che il divario con le case editrici indipendenti stia diminuendo, le vendite di queste non sono sufficienti a bilanciare la perdita di danaro creatasi con il calo di vendita di Marvel e DC.
Vi trovate anche voi in una situazione del genere? Il mio negozio è aperto da più di vent'anni e non ho  mai assistito ad una situazione del genere. Spero che chi si trova ai vertici delle due case editrici dia un'occhiata a questi numeri e al loro andamento e prenda qualche provvedimento. 
[...] Per cortesia condividete le vostre esperienze inerenti Marvel e DC... 

I "nuovi" Superman e Batman
protagonisti del recente rilancio DC


Tra coloro che rispondono c'è Cliff Biggers, Dr No's fumetteria della Georgia che scrive: "Stiamo assistendo al più grande crollo di Marvel e DC verificatosi nei 38 anni di storia del mio negozio. 
Entrambe le case editrici stanno perdendo lettori di lunga data che non si sentono più in sintonia con i fumetti pubblicati dalle Big Two, fumetti che non li divertono più. Le storie sono sciatte, non centrano l'obiettivo e troppo lunghe dal momento che gli editori pensano a queste sviluppandole per le successive raccolte in volume, disinteressando dei singoli albi. Il tono delle storie è prevalentemente dark e scarsamente invitante. 
Deadpool e Harley Quinn sono serie che ancora fanno registrare delle ottime vendite, mostrando che i lettori continuano a divertirsi con le loro serie "più leggere" - ma anche queste serie hanno fatto registrare una lieve flessione a causa dell'eccessivo sfruttamento dei personaggi. 
Le serie DC che hanno fatto registrare maggior interesse sono state per ora Superman: lois & Clark, Swamp Thing e Justice League of America - tre serie che hanno toni che evocano quelli delle serie pre-Flashpoint (e due di queste sono scritte da autori veterani che hanno lavorato su queste serie già prima di Flashpoint). Questi albi si presentano bene e sono eccellenti, letture molto divertenti. 
I miei clienti che leggono Marvel si stanno lamentando dei disegni che non sono quelli che si aspettano da una serie Marvel. Disegni in stile cartoon, influenzati dai manga... il concetto di uno stile generale che contraddistingue tutti i fumetti della casa editrice è andato. Le serie che hanno generato maggiore interesse sono Doctor Strange, All-New X-Men, Amazing Spider-Man e (naturalmente) Star Wars e Darth Vader che mixano grandi storie e bei disegni. 
Per la prima volta nella storia del negozio ci è capitato fare ordini di una sola cifra di circa la metà delle serie Marvel. Per essere chiari, questi includevano anche raccolte in volume e ristampe, che hanno contribuito a far alzare il numero di copie in singola cifra ordinate, ma includevano anche molte serie regolari. Non troppo tempo fa, penso a cinque anni fa, non c'erano serie Marvel che vendevano al di sotto delle dieci copie. Cosa che accade adesso con serie strane come Strabrand & Nightmask o Moon Girl & Devil Dinosaur. 

Moon Girl e Devil Dinosaur
una delle serie "incriminate" dai rivenditori
La tendenza più fastidiosa è che in questo andamento sono inclusi i lettori abituali che hanno sufficiente disponibilità economica per comprare ciò che desiderano leggere. Una porzione significativa di questi lettori stanno scorciando la loro lista di acquisti del 50% o più a causa del fatto che non gradiscono il prodotto attualmente proposto. Quando un appassionato dei personaggi DC Comics che si è distinto, solo quattro anni fa, per aver comprato tutte le nuove serie del New 52
non acquista più serie della DC o un fan dei Vendicatori/Capitan America/Thor/Iron Man ha tagliato proprio queste serie, vuol dire che c'è qualche problema. 
Noi VOGLIAMO che Marvel e DC abbiano successo. VOGLIAMO vendere queste serie. Non siamo un negozio che lavora solo sulle prenotazioni - noi ordiniamo tutti gli albi di Marvel e DC (così come della IDW, Image, Dark Horse, Dynamite, Boom, Valiant, Oni, AfterShock e di molti altri editori) per ESPORLE SUGLI SCAFFALI. Ma al momento, la prova cui sono sottoposti i librai per molti dei titoli prodotti da Marvel e DC, è trovare i lettori impazienti di leggerli - e trovare serie che siano in grado di soddisfare lettori di vecchia data che apprezzano le classiche serie DC e Marvel". 

Il lamento isolato di pochi? Forse. Ma non si tratta di voci isolate. Solo pochi giorni fa su The Beat, la webzine diretta dalla veterana Heidi McDonald, è stato pubblicato un articolo intitolato stiamo assistendo al tramonto delle Big Two? nel quale alle lamentele (espresse via twitter dalla fumetteria Big Bang Comics di Dublino), dati alla mano, si analizza nel dettaglio l'attuale trend delle vendite delle due major evidenziandone l'effettivo calo.

Confronto dell'andamento delle vendite degli albetti
DC Comics nel 2013 (blu) e 2015 (rosso)
evidente il calo


I rilanci recentemente effettuati da DC e Marvel, stando a quanto scrive l'analista David Harper, sono stati, per motivi diversi, alquanto deludenti. La tiepida accoglienza riservata dai lettori Marvel è stata in parte bilanciata dagli ottimi dati di vendita registrata dal brand legato a Star Wars, mentre il rilancio DC può essere considerato disastroso su tutta la linea. A beneficiarne sono soprattutto le Graphic Novel (+38,1%), la cui produzione vede la Image Comics a fare da apripista a tutta una serie di piccole case editrici. Ma al di là della qualità del lavoro svolto dalle Major, il vero problema che i manager di queste case editrici si devono trovare ad affrontare è quello relativo al fatto che il pubblico è cambiato. Non si tratta più di un pubblico di lettori che ha cominciato a leggere la prima ondata di titoli dell'Ultimate Universe né si tratta di ragazzi che si sono appassionati leggendo Final Crisis o il New 52. I fumetti devono fare i conti con un pubblico che è cresciuto ed è diverso da quello dei soliti lettori, un pubblico più maturo che è stato cresciuto ed educato alla lettura anche attraverso l'inserimento di Graphic Novel tra i libri scolastici e che è abituato a fruire di fumetto anche sul web, scegliendo di leggere ciò che più gli aggrada senza la mediazione di un editor,

giovedì 28 gennaio 2016

CAPITAN AMERICA NON LASCIA, ANZI RADDOPPIA! AXEL ALONSO: "DUE EROI CHE INDOSSANO LA BANDIERA AMERICANA? SUSCITERANNO MOLTE DISCUSSIONI"


Il ritorno di Steve Rogers nei panni
di Capitan America


Anche i fumetti si preparano al gran fragore mediatico che susciterà il ritorno di Capitan America nei cinema di tutto il mondo (la data dell'anteprima mondiale è stata fissata al 29 di Aprile), e così la Marvel si appresta a dedicare ben due mensili al soldato a stelle e strisce; e se uno di questi proseguirà la narrazione delle gesta del nuovissimo Cap, quello impersonato da Sam Wilson, l'altra serie proporrà il ritorno di Steve Rogers. Insomma, un Capitan America per ogni gusto (colore, ceto sociale, orientamento politico)!

Illustrazione di Jesus Saiz
Quello di Sam Wilson nei panni del Capitano era forse un "impiego" a tempo limitato? Un'escamotage studiato per portare la testata dell'eroe al centro dei riflettori, salvo poi lasciare il campo libero al ritorno dell'eroe in occasione della risonanza mediatica che sarà suscitata dalla pellicola? A rispondere a questo interrogativo, ci pensa Axel Alonso; l'editor-in-chief della Marvel, nel corso della consueta rubrica settimanale ospitata su Comic Book Resources, spiega: "Nulla era stato programmato, sapevamo che prima o poi Steve sarebbe tornato, e Nick (Spencer) ha avuto una buona idea per una storia che ne consentisse il ritorno. Che cosa significherà questo per Sam Wilson? Aspettate e vedrete. Il ritorno di Steve è un grande momento e, quando vedrete cosa ha pianificato Nick, sarà oggetto di molte accesissime discussioni. 
Sappiamo che Sam Wilson continuerà a indossare i panni di Capitan America, e Nick Spencer scriverà entrambe le serie. All'annuncio che Steve Rogers sarebbe tornato ad essere Capitan America, ci sono state moltissime critiche. Critiche in gran parte dovute al fatto che si pensa che il ritorno dell'eroe originale sminuirà il ruolo del suo successore. Cosa rispondi a queste supposizioni? "Semplice" è la risposta di getto che fornisce l'E-i-C "leggete la storia prima di arrivare a qualsiasi conclusione riguardo il declassamento del ruolo di Sam". Due Capitan America contemporaneamente protagonisti di una loro serie personale è un qualcosa che non ha precedenti. Anche se Spider-Man ha subito un trattamento analogo con Peter Parker e Miles Morales entrambi nei passi del tessiragnatele. Credi che questa possa essere una strategia che nel lungo termine la Marvel potrà continuare a sostenere? "Forse. Forse no. Una delle cose che rendono questa vicenda interessante è che suscita domande di questo tipo: ci può essere più di un Capitan America? Proviamoci, c'è un forte simbolismo dietro un supereroe che indossa un costume Rosso, bianco e blue. Avere due Capitan America è una cosa molto diversa dall'avere due Spider-Man o due Hulk o altrettanti Iron Man. Provocherà una vasta gamma di reazioni dai fans, ma anche dagli altri personaggi del Marvel Universe". 

The Superior Foes of Spider-Man

Parliamo di Nick Spencer... "Sono convinto che Nicka abbia davvero dato il meglio di se negli ultimi due anni. Avete presente quegli atleti che giungono a piena maturazione -- quegli atleti che al talento naturale aggiungono l'esperienza fatta sul campo, un mix che gli consente di raggiungere quella maturità che li porta in vetta. Questa è la fase che sta attraversando Nick. E il fatto che lui sta seguendo con molta attenzione cosa sta succedendo nel mondo -- perché lui ha delle opinioni molto forti riguardo ciò che succede -- lo rende una scelta ottimale per una serie incentrata su un eroe che vesti i colori della bandiera americana. Specialmente in questo momento. 


Sam Wilson
il Capitan America "volante"
illustrazione di Daniel Acuna
È interessante vedere il tipo lavoro svolto su una serie come Superior Foes of Spider-Man traslato su storie di più alto profilo come quelle di Capitan America. Proprio così. Quello che in molti dimenticano, compresi alcuni scrittori, è che molti grandi scrittori nella storia del fumetto hanno trasformato in oro piccolissimi personaggi, protagonisti di serie di basso profilo. Dallo Swamp Thing di Alan Moore fino a Alias di Brian Bendis, molti scrittori hanno donato la loro singolare prospettiva ad una serie trasformandola in qualcosa di cui la gente parla. Piccole serie come Superior Foes hanno preparato la strada a Ant-Man e Capitan America. 

Spendiamo due parole sul disegnatore delle nuove avventure di Steve Rogers, lo spagnolo Jesus Saiz. Si tratta di un nuovo acquisto della Marvel, conosciuto principalmente per il suo lavoro alla DC. Cosa vi ha convinto a considerarlo il disegnatore adatto a questa serie?

Il lavoro di Jesus è stato abbastanza svalutato. Sulle pagine di "Standoff Alfa" ha raggiunto un livello quasi inaspettato che ha colto di sorpresa i lettori. Dopo aver visto quelle pagine, capirai immediatamente perché è stato scelto. Ah! E poi il suo stile si contrappone a quello di Daniel Acuna, che continuerà a disegnare la serie di Sam Wilson. 

lunedì 25 gennaio 2016

GRAND PRIX DI ANGOULEME 2016: CHIUNQUE VINCA SARÀ SCONTENTO!


il grand prix del festival di angouleme



Durante il festival di Angoulëme viene assegnato il prestigioso Grand Prix, un premio alla carriera di quegli autori che con le loro opere hanno contribuito a cambiare la percezione del fumetto. Un premio importantissimo che scolpisce il nome di un autore premiato nell'olimpo del fumetto mondiale e, nel contempo, gli assegna l'incarico di Presidente della successiva edizione del festival e l'allestimento di una mostra a lui dedicata. Negli ultimi anni, però, del Grand Prix si è parlato più spesso a causa delle polemiche a esso collegate che non al merito dei premiati.

In principio le polemiche sono state scatenate dalla quasi esclusiva assegnazione del riconoscimento ad autori Franco-Belgi; polemiche che hanno portato a un cambiamento nella selezione dei premi che non sono più assegnati esclusivamente dai passati vincitori ma da tutti gli autori le cui opere sono pubblicate da qualificati editori francesi. Un cambiamento che ha condotto alle vittorie di Bill Watterson e Katsuhiro Otomo.

Problema risolto? Non proprio. La lunga lista di autori in odore di nomination presentata quest'anno era completamente priva di autrici. Alle prime rimostranze ha risposto il presidente dell'FIBD (l'ente che si occupa di organizzare il Festival) che è scivolato su una enorme buccia di banana affermando che la mancanza di donne era dovuta alla scarsa rilevanza di queste nella storia del fumetto.

Una gaffe? Forse... ma di certo l'effetto delle dichiarazioni è stato devastante. Moltissimi degli autori in lista hanno dichiarato di ritirarsi e per correre ai ripari il comitato ha immediatamente inserito in lista sei autrici. Al termine del periodo durante il quale era possibile votare, si sono espressi solo 1216 persone su 3500 aventi diritto. I tre nominati per l'assegnazione del Grand Prix sono Hermann, Alan Moore e Claire Wendling (artista straordinaria - in molti la ricorderanno per Le luci dell'Amalou - apprezzata dagli addetti ai lavori, ma non proprio famosissima in tutto il mondo).

Particolare dalla copertine di uno degli albi della serie
Le luci dell'Amalou


Per Moore e Hermann si tratta della seconda nomination consecutiva. Entrambi, infatti, erano già in lista lo scorso anno quando il Grand Prix fu assegnato a Katsuhiro Otomo. Entrambi, in tempi non sospetti, hanno fatto sapere che, in caso di vittoria, non avrebbero accettato il premio. Moore, con tutta probabilità, a causa della sua idiosincrasia nel viaggiare e Hermann a causa di reiterate polemiche nei confronti del Grand Prix per la mancanza di autori belgi tra i vincitori del riconoscimento (Hermann è belga).

Claire Wendling

Per Claire Wendling, dunque, si prospetta una più che facile vittoria. O forse no! L'autrice, infatti, sulla sua pagina facebook ha scritto:

"Volete rendermi felice?
Non votatemi più.
Vi voglio bene, davvero. Huh...
Anche quelli odiosi. Ma in definitiva, no.
Baci. Non a tutti, Sai a chi mi rivolgo, basta che resti tra noi"
Claire Wendling già in precedenza aveva malcelato il proprio disappunto per la nomination paragonandola all'aver ricevuto in regalo un maglione davvero brutto.

Insomma, comunque andrà a finire ci sarà un vincitore. E quel vincitore sarà scontento! Oppure potrebbe essere il Festival a ristabilire un po' d'ordine decidendo di non assegnare il Grand Prix del 2016.


mercoledì 20 gennaio 2016

MARVEL: C.B. CEBULSKI LASCIA NEW YORK E SI TRASFERISCE NEGLI UFFICI MARVEL DI SHANGHAI


C. B. Cebulsky

I più fedeli lettori della Marvel di certo conosceranno C.B. Cebulski. Editor in forza alla casa delle idee responsabile di molti progetti di "rottura" proposti e portati avanti nel corso degli anni, dal lancio del Marvel Mangaverse fino alla celebre Chester Quest, incredibile ricerca di talenti che lo portò, alcuni anni fa, in giro in ogni parte del mondo per scoprire e reclutare autori nuovi (molti dei quali italiani) che tutt'ora sono al lavoro con la Marvel.

Negli scorsi giorni Bleeding Cool aveva avanzato l'ipotesi che Cebulski sarebbe stato in procinto di lasciare la redazione newyorkese della casa editrice, destinato ad andare altrove per ricoprire nuovi incarichi. In molti, compreso il sottoscritto, avevano immaginato che Cebulski si sarebbe trasferito sulla costa ovest, raggiungendo la divisione Marvel dedicata ai progetti cinematografici e televisivi.

Ebbene, non è così. C. B. Cebulski, infatti, sta effettivamente per trasferirsi verso un nuovo, e incredibilmente, stimolante incarico. Ma contrariamente a quanto pensavo sta per lasciare la costa est degli Stati Uniti per raggiungere il lontano est, la Cina.

A darne notizia è stato lo stesso Vice President of International Business Development & Brand Management attraverso la sua pagina facebook.

"Oggi è il mio anniversario in Marvel, credo che sia il momento giusto per parlare di alcune grandi novità che mi riguardano e riguardo le quali stavo aspettando il momento giusto per comunicarvele.
Sin da quando, nel 2002, ho cominciato a lavorare in Marvel ho ricoperto un gran numero di ruoli molto diversi tra loro... editor, scrittore, consulente, talent scout, ecc... Proporzionalmente allo sviluppo della Marvel sono cresciuti d'importanza gli incarichi che io, ed altre persone, abbiamo ricoperto all'interno dell'azienda. Siamo passati dall'occuparci di realizzare fumetti fino a maneggiare un fenomeno globale. E oggi, sono felice di annunciare che sono in procinto di andare a ricoprire quello che sarà il più importante incarico tra quelli che ho avuto sinora in Marvel. 
Recentemente ho accettato l'incarico di dirigere un ufficio per lo sviluppo del marchio Marvel in Asia. Si tratta della naturale estensione di molte delle cose che ho già fatto, tranne che spostarmi; vedete, sono in procinto di trasferirmi!
Mutsumi ed io, e Clyde, ci stiamo tutti per trasferire in Cina. 
Al fine di supportare i continui sforzi di tutti i miei amici e colleghi che si trovano negli uffici Disney in Asia, a partire da questa primavera sarò l'uomo della Marvel nella sede Disney di Shangai. 
[...] E' un grande passo per noi... siamo nervosi ed emozionati, tristi ma elettrizzati, tutto allo stesso tempo. La Marvel e i suoi personaggi hanno fatto parte della mia vita più a lungo di quanto mi possa ricordare. Ancora oggi ogni   mattina mi sveglio con un sorriso stampato in faccia per il piacere di lavorare con una azienda che ho amato sin da quando ero bambino. Adesso mi sveglierò in una nazione diversa, ma ancora con in testa lo stesso scopo... assicurarmi che una nuova generazione di appassionati in ogni parte del mondo possano sperimentare la stessa magia che mi rese, quaranta anni fa, un true believer!"

martedì 19 gennaio 2016

LEO ORTOLANI ANNUNCIA LA FINE DI RAT-MAN E FISSA LA DATA DI CHIUSURA PER IL SETTEMBRE 2017


Rat-Man

Era da molti anni che Leo Ortolani minacciava di dare una conclusione a Rat-Man. Minacce che, a dire il vero, eravamo in molti a sperare che non si concretizzassero davvero. L'aver superato indenne il numero 100, da molto tempo indicato come la naturale conclusione della serie, aveva rafforzato le speranze e fatto pensare all'ennesima boutade di Ortolani.

Purtroppo non è così. Preparatevi al conto alla rovescia, Rat-Man collection giungerà al termine con il numero 122 in uscita nel settembre del 2017. A darne notizia è lo stesso Ortolani sulla sua pagina facebook, in un post intitolato La bellezza della moto nel quale scrive:


Anni fa, mio fratello entra in casa e dice ai miei genitori “giù c’è la moto”. 
Che mia mamma soffre di cuore al pensiero che uno possa uscire a comprare il giornale e mio padre accoglie le novità una ogni dieci anni e aveva già accolto il videoregistratore tre anni prima. 
“Giù c’è la moto”, buttato lì con nonscialàns è stato come far scoppiare un petardo in chiesa, durante la messa del sabato sera, quella delle pie donne. Tra parentesi, in casa nostra non avevamo mai guidato nemmeno un motorino, fino al giorno prima, non c’erano i soldi, per cui una moto da gran turismo, come si suole dire, era un salto quantico per la famiglia intera. 
Mio fratello e io siamo molto diversi, in questo. A dare delle notizie importanti, intendo. 
Io preferisco preparare la gente, con gentilezza, che così possiamo arrivare tranquilli e senza timori ad affrontare quello che ci aspetta. 
E che comunque sappiamo che accadrà, prima o poi. 
Tutto questo per dirvi che adesso so quando chiuderò la serie di RAT-MAN. Adesso so che per qualcuno, questo significa un aumento dei battiti cardiaci e lo ringrazio molto, per questo, perché significa che per lui RAT-MAN è stato importante e si è affezionato a questa serie che ha navigato, coraggiosamente, per più di vent’anni in un mare non sempre calmo e soleggiato. 
So quando finirà la serie di RAT-MAN perché ho lavorato negli ultimi mesi a costruire la trama finale dell’ultima, lunga storia. E il numero di albi necessari per chiudere questa serie si è assestata attorno a una cifra precisa. 
Non ci saranno più, insomma, delle parentesi scanzonate, tipo THE WALKING RAT, ma mi è parso più interessante, almeno per quanto mi riguarda, andare in fondo alla faccenda. 
E ho dovuto armarmi di coraggio, per prendere questa decisione, perché voleva dire mesi e mesi di lavoro durissimo, da calibrare a ogni uscita, perché tutte le sottotrame lasciate in sospeso si unissero in un’unica storia, lucida e precisa come una lama d’acciaio, che andasse a colpire il gran finale con la precisione di un cecchino.
Non è nemmeno detto che riesca a centrare il bersaglio. 
Ma di questo ne parleremo alla fine. Che avverrà con il numero 122. Settembre 2017. 
Una mega storia in dieci capitoli, che partirà con il numero di marzo. Dopo di che, la serie di RAT-MAN chiuderà. Spero che vogliate fare questo ultimo giro insieme e che vi piaccia. Sto anche cercando di scrivere l’ultima saga in maniera che chi non conosce Rat-Man possa leggerla ugualmente. Come se fosse una miniserie uscita fresca, fresca in edicola. 
Per ora, davvero, è tutto. RAT-MAN # 122. In uscita a settembre 2017. Ultimo numero. 
Grazie a tutti.
leo
PS: Giù c'è la moto

A guardare bene, si nota una strana coincidenza tra la chiusura di Rat-Man e il lancio dell'episodio VIII di Star Wars. Vuoi vedere che Ortolani sia stato reclutato dalla Disney per la più azzardata delle scommesse? Inserire una Morte Nera anche nel secondo capitolo della nuova trilogia di Star Wars...

lunedì 18 gennaio 2016

FRANK MILLER PARLA DELLA VERSIONE TELEVISIVA DI ELEKTRA: "NON SARÀ MAI COME QUELLA VERA. LO SO, PERCHÈ IO SONO IL SUO PAPÀ"


Teaser pubblicitario realizzato da Netflix per
annunciare la presenza di Elektra
nella seconda stagione di Daredevil


Nel corso degli anni Miller non ha mai lesinato le critiche alla Marvel; critiche divenute sempre più al vetriolo via via che la casa editrice accantonava l'accordo fatto con l'autore riguardo lo sfruttamento del personaggio di Elektra. Nata come avversaria ed ex-compagna di Matt Murdok, Elektra stando all'intesa (forse un patto tra gentiluomini) siglata tra Miller e la casa delle idee non sarebbe mai dovuta tornare in vita dopo la sua dipartita (avvenuta per mano di Bullseye sulle pagine della serie regolare di Daredevil) e in ogni caso, eventuali ritorni in scena (come nella graphic novel Elektra Lives Again, considerata dall'autore fuori continuity) sarebbero stati ad esclusivo appannaggio del suo creatore.

Sul finire degli anni '90, però, considerati i numerosi cambi al vertice dell'editore e la dichiarata volontà di Miller di non tornare al personaggio, la Marvel, nel corso di un ciclo di episodi realizzato da Dan G. Chichester e Scott McDaniel, riportò in vita (e in continuity) l'assassina, rimettendola in gioco e rendendola protagonista di una effimera serie regolare (curata da Peter Milligan e Mike Deodato Jr.).

In tempi (relativamente) recenti, nel tentativo di riappacificarsi con Miller, l'Editor-in-Chief Joe Quesada e il Marvel Architect Brain Bendis, nel corso di Secret Invasion, rivelarono che Elektra altri non era che uno skrull. Un tentativo, dunque, di cancellare tutto il lavoro fatto dopo il ritorno del personaggio (e sgradito da Miller) per poter dare carta bianca all'autore e aprire alla possibilità di un suo ritorno al personaggio e alla casa editrice. Ma vecchi rancori e incomprensioni non si possono cancellare con un colpo di spugna, e il tentativo è andato inesorabilmente a vuoto (così come il più recente tentativo della Marvel di rilanciare il personaggio come protagonista di una nuova, effimera, serie regolare).

Frank Miller
nella sua recente comparsa alla CCXP

Proprio per questi motivi non destano stupore le dichiarazioni fatte da Miller nel corso della recente CCXP, convention brasiliana dedicata al fumetto tenutasi all'inizio di dicembre. Intervistato nel corso di una conferenza a lui dedicata, l'autore ha candidamente dichiarato di non aver assistito alla visione della serie televisiva dedicata a Daredevil (fortemente ispirata a Daredevil Man without fear e al suo lungo, indispensabile, ciclo di episodi sulla collana regolare del personaggio).

Incalzato dalle domande degli appassionati, che gli chiedevano cosa ne pensava di Elodie Yung, l'attrice che incarnerà Elektra nella seconda stagione di Daredevil, Miller ha dichiarato: "possono chiamarla come vogliono, ma quella non è la vera Elektra". Un'opinione confutabile? Forse, ma contraddire colui che, a giusta ragione, afferma, tra gli applausi del pubblico: "sono il padre di Elektra".

Elodie Yung
nel ruolo di Elektra

giovedì 7 gennaio 2016

NEL BEL MEZZO DI UN (NON TROPPO) GELIDO INVERNO

Il sempre compianto
Mark Gruenwald
in un impressionante travestimento

 


È sempre cosa molto complessa scrivere un editoriale di inizio anno. Diviso tra la necessità di scrivere qualche considerazione arguta e illuminante (già di per se cosa molto difficile), e il dovere di accantonare l'entusiasmo (e le scorie) accumulato nel corso dell'ultimo mese; senza tralasciare l'ulteriore difficoltà di districarmi tra le mie diverse anime: blogger che si propone di osservare con (relativo) distacco evoluzioni narrative e di mercato, libraio e appassionato (con i suoi rimpianti per i bei tempi andati e i suoi paraocchi).

In ogni caso, il nuovo anno si presenta, da molti punti di vista, come un anno davvero complesso e indecifrabile. E forse proprio per questo motivo potrebbe rivelarsi anche un'annata decisiva. Sono molti, infatti, i motivi di attenzione, e molti nodi potrebbero venire al pettine.

A essere messo in discussione, a mio parere, è il ruolo stesso del fumetto. Nei paesi in cui il mondo dell'intrattenimento di massa è sufficientemente forte e ricco (mi riferisco principalmente a Stati Uniti e Giappone), il fumetto sembra essere diventato sempre più sussidiario rispetto a cinema, televisione e industria dei videogames. Mentre, tanto per fare un esempio, i Marvel Studios macinano successi e propongono a un pubblico immenso (che non conosce limiti territoriali, di genere e anagrafici) versioni in carne e ossa delle più celebri (relativamente a un pubblico pur sempre di nicchia) controparti cartacee, la Marvel Comics annaspa nel triste e affannoso tentativo di rimanere a galla, riproponendo a cadenza sempre più frequente rilanci, reboot, rivoluzioni e ripartenze che non fanno altro che disaffezionare i vecchi lettori e confondere ancor più quelli nuovi, sempre più rafforzati nella convinzione che gli universi narrativi mainstream non siano altro che galassie indecifrabili, comprensibili solo a un pubblico di iniziati.

teaser pubblicitario realizzato per il lancio
di DK III The Master Race

La sussidiarietà di un certo tipo di fumetto la si avverte ancor più navigando sul web. I siti d'informazione d'oltreoceano sono sempre più ricchi di notizie relative al prossimo fumetto che sta per essere sottoposto a trattamento cine-televisivo o al casting di nuove e vecchie produzioni, mentre al fumetto - e all'informazione su di esso, sulle storie e sul processo narrativo o sull'esigenza che il narratore ha di raccontare - viene lasciato uno spazio sempre più esiguo. Esempio abbastanza lampante è la pubblicazione, oltreoceano, di DK III the Master Race, miniserie avvenimento che segna il ritorno di Frank Miller al fumetto e al cavaliere oscuro. Al di là della qualità dell'opera (che non ho ancora letto e sulla quale, dunque, non mi sbilancio)  si tratta di n vero e proprio evento per il mondo dei comics, un evento che avrebbe meritato ben altra attenzione riguardo alle motivazioni del suo autore e alla sua eventuale esigenza di scrivere ancora storie incentrate sul personaggio che ha meglio definito e ricreato; attenzione che, invece, sembra essere stata rivolta con più prepotenza all'enorme numero di copertine in edizione variant prodotte dalla DC Comics, dimostrando ancora una volta che sono i collezionisti (più che i lettori) a tenere a galla l'industria dei comics.

Non troppo diverso il ruolo e l'atteggiamento di scrittori e disegnatori, sempre meno interessati a sperimentare nuove forme di narrazione e a donare il proprio estro e le proprie idee a un mercato e a editori che sono sempre più visti come un trampolino di lancio verso altri (e più remunerativi) mondi. Da troppo tempo ormai (dal successo della miniserie/evento Civil War) in casa Marvel, sempre per restare in tema con l'esempio precedente, non vengono creati nuovi avversari, mentre sempre più spesso si riciclano idee e personaggi creati in altre epoche da autori che non temevano di attingere illimitatamente alla propria fantasia. Capita così che Secret Wars, il nuovo rivoluzionario evento lanciato dalla casa editrice newyorkese, prenda spunto da una gloriosa (quanto mediocre) miniserie del passato e ricicli idee già utilizzate da Marvel e DC Comics (alzi la mano chi non ha trovato nelle trame imbastite da Hickman richiami fin troppo prepotenti a Crisi sulle Terre Infinite), e serva più che altro a dare alla casa editrice la possibilità di produrre tanti nuovi numeri uno (e tante, tantissime variant cover) e all'autore quella giusta popolarità per rinfrancarsi dal lavoro for hire e dedicarsi per un po' a quello creator owned (almeno finché questo lo possa lanciare in altra industria o, in caso di fallimento, gli dia la spinta per tornare da trionfatore alla base).

La copertina del primo, storico, numero
del Preview co-prodotto da
Bao Publishing e Sergio Bonelli Editore

E in Italia? Nel nostro paese la situazione è un po' diversa.

Dal punto di vista produttivo si registra, infatti, la preponderanza di un solo editore, la Sergio Bonelli, in grado di fare da padrone assoluto del mercato (almeno di quello popolare); una supremazia che sta consentendo alla casa editrice di sperimentare nuovi e vecchi mercati e formati narrativi (dalla "scoperta" di librerie specializzate e non al varo e l'abbandono di formati editoriali più o  meno sperimentali - basti pensare dal passaggio andata e ritorno dai Romanzi alle Miniserie ai Romanzi), permettendosi l'innegabile lusso di potersi momentaneamente dimenticare della (flebile) concorrenza.

Ben diversa è la situazione della distribuzione. Quello delle esclusive e dei cambiamenti di fronte si sta rivelando il vero leit motiv di questo scorcio di anno. Bao Publishing, 001 Edizioni, Lavieri, Sergio Bonelli Editore hanno lasciato (in alcuni casi solo parzialmente) i distributori ai quali erano legati dando vita a un vero e proprio valzer delle esclusive e a una parcellizzazione di ciò che è possibile ordinare da ogni singolo distributore, contribuendo a rendere più complessa e costosa la gestione delle fumetterie e la percezione dei lettori riguardo cosa viene pubblicato. Un vero e proprio caos che evidenzia la scarsa capacità dei distributori di capire il vero ruolo, l'essenza, della propria attività.

Capita dunque che la sontuosa offerta proposta sul mercato da molti editori, sia vanificata dalla carenza informativa e promozionale di cui frequentemente difettano alcuni degli stessi editori e distributori (in alcuni casi, alle volte più interessati a fare proseliti e raccogliere like sui social network che non a indirizzare gli stessi proseliti verso le rivendite che meglio possono soddisfare le loro richieste ed esigenze). In questo caos accade, quindi, che titoli e serie (anche) di ottima qualità possano perdersi nel mare di proposte, faticando a trovare il pubblico ad essi interessato, fino ad essere abbandonate, tronche, al loro misero destino. Serie in grado di riscuotere grande successo e un forte impatto sul pubblico statunitense, cose come il Valiant Universe, Savage Dragon o Morning Glories, sono state sospese e relegate in un limbo dal quale è molto difficile che possano essere tirate fuori (e non tutte le serie sedotte e abbandonate avranno la stessa fortuna dell'universo Valiant che ha trovato un altro editore pronto a mettersi in gioco e a sfidare le altrui delusioni).

Una situazione che potrebbe essere in parte migliorata se i distributori potessero concentrare i loro sforzi distributivi e promozionali su un numero più esiguo di proposte, spingendo i rivenditori a lavorare non solo sulle numerosissime novità che vengono distribuite incessantemente a ritmo settimanale (quasi come se si stesse svolgendo una sanguinosa lotta di posizione per la conquista degli scaffali espositivi delle fumetterie, lotta nella quale chi si ferma - o riduce la produzione - è perduto) ma anche sul catalogo, e sulle potenzialità che hanno alcuni titoli che, per caratteristiche e contenuti, possono rivelarsi di successo (o non di insuccesso) solo in un periodo medio/lungo.

Valiant Comics, protagonista del passaggio da Panini Comics a Star Comics

La lotta senza frontiere all'accaparramento di titoli e serie, produce, infatti l'esigenza, da parte degli editori, di dover massimizzare in breve tempo l'investimento fatto. Esigenza che, in caso di insuccesso, si traduce nella sospensione e nell'accantonamento di opere tutt'altro che trascurabili (cosa abbastanza sgradevole se si considera che l'unico svantaggiato in questo caso è il lettore che in quelle opere ci ha creduto e investito); una soluzione decisamente anacronistica se si pensa allo sviluppo di nuove formule editoriali come il print on demand (adottato con successo da Amazon).
Risultato indiretto di questa "esigenza" è la necessità di trovare nuove fonti di guadagno, al di fuori dell'ormai logoro (e assolutamente non privo di difetti e malfunzionamenti) mercato delle fumetterie. Oltre alla naturale ricerca di nuovi mercati, ecco dunque che la fiera di Lucca diventa crocevia dei destini dell'editoria e della sopravvivenza di piccoli e grandi editori, così come, incredibilmente, diventa strategico stampare all'estero i propri prodotti o snaturare il formato originale dell'opera; tutto pur di massimizzare profitti o ridurre i costi.

Una situazione complessa nella quale il lettore stesso è spesso il primo a soffrirne, e nella quale sarebbe indispensabile un faro che faccia luce nelle tenebre dell'informazione. Dopo la fiera di Lucca, ad esempio, da un lato si rincorrono le voci degli annunci fatti dagli svariati editori riguardo le novità che saranno prodotte nei mesi successivi, mentre dall'altro si parla di opere effettivamente viste e acquistate da alcuni durante la fiera ma invisibili su parte del mercato (lampante, quest'anno il caso di 001 Edizioni e Bao Publishing le cui novità, probabilmente per il complesso cambio di gestione distributiva, sono a tutt'oggi parzialmente non distribuite nel mercato, ma disponibile sui siti web dell'editore e su quello di alcune fumetterie on-line); ne consegue una confusione totale, un caos nel quale è difficile districarsi in mancanza di fonti ufficiali e affidabili. Capita così che siano in molti a credere che il solo annunciato One Punch Man sia stato già distribuito (e che sia addirittura esaurito e introvabile), mentre molti altri credono che la mancanza sugli scaffali di una libreria dell'edizione economica de L'Eternauta o di Due Fratelli di Ba e Moon sia solo colpa della noncuranza o della dabbenaggine del proprio libraio.

Gli scaffali di una affollata fumetteria...


A questo punto, saremmo giunti in quella parte dell'editoriale in cui dovrei tirare le fila. Omaggiarvi di qualche perla di saggezza e darvi la soluzione, semplice come l'uovo di Colombo, per rendere il mercato del fumetto un luogo migliore. Purtroppo, a parte qualche intuizione (forse anche errata) disseminata nel corso di questo lungo (e forse noioso) post, non ho nulla da dire e proporre. Non mi resta che fare come tutti voi, sedermi al computer e aspettare l'evolversi degli eventi. Con l'augurio che le mie funeste previsioni si rivelino tutte (TUTTE) errate!

Buon anno nuovo a tutti (editori e distributori inclusi)!




giovedì 31 dicembre 2015

BUON ANNO NUOVO

Illustrazione di Kevin Maguire

DA COMIX FACTORY L'AUGURIO 
PER UN 
FELICE E PROFICUO 2016
BUON ANNO NUOVO!
HAPPY NEW YEAR!

giovedì 17 dicembre 2015

BEPI VIGNA: "IN ARRIVO UNA MINISERIE DI NATHAN NEVER PER SVELARE TUTTA LA VERITA' MAI RACCONTATA SUL PERSONAGGIO!"

Un evocativo Nathan Never
realizzato da Roberto De Angelis

Sul web, e non solo, da molto tempo ormai si parla delle realizzazione di alcune miniserie dedicate a Nathan Never. Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di tre serie limitate pubblicate al di fuori della collana regolare e scritte dai creatori dell'Agente Speciale Alfa: Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna. Conseguenza dei tempi produttivi molto lunghi, ogni miniserie sarà realizzata graficamente da un solo disegnatore, del progetto si sono un po' perse le tracce.

Ma questo non vuol dire che sia stato accantonato. Se è vero, a quanto pare, che Michele Medda e Antonio Serra abbiano deciso di accantonare l'idea (o di posticiparla) per dedicarsi ad altri, e più imminenti, progetti, la miniserie realizzata da Bepi Vigna ha continuato a essere sviluppata, al punto che l'autore sardo ha deciso di cominciare a far crescere le attese diffondendo sul web alcuni teaser.

Ecco il primo.

il primo tassello teaser
della miniserie dedicata a Nathan Never
scritta da Bepi Vigna e disegnata da
Roberto De Angelis
Se il teaser non lascia intuire molto, un po' meno ermetico è stato Vigna sulla sua pagina Facebook. Nel presentarlo lo scrittore ha dichiarato i suoi intenti:

Un tassello alla settimana, fino a rivelare un'immagine inedita di Nathan Never realizzata da Roberto De Angelis. Un'immagine segreta, che mostra l'agente Alfa in un contesto privato e quotidiano. È il modo In cui io e Roberto vogliamo ricordare ai lettori presenti su Facebook che fra qualche mese sarà in edicola la nostra miniserie. Quando la leggerete scoprirete che tutto quello che credete di sapere su Nathan Never è falso. Seguiteci, completate l'illustrazione, avrete delle sorprese [...]. 
A chi gli chiedeva ulteriori delucidazioni, Vigna ha poi risposto:
"Sarà una miniserie a parte, sei albi, con copertine e disegni di Roberto De Angelis e testi miei. Dopo 25 anni abbiamo deciso di rivelare la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità."
Una verità, stando sempre a quanto dichiarato da Vigna, originaria. Che non smentisce, anche se destinata a gettare una luce diversa su tutto quello che sappiamo, e abbiamo letto, del personaggio.
La spiegazione di questa scelta è il contenuto stesso della storia che si narra.Una storia che, per il suo stesso contenuto, non avrebbe che potuto essere pubblicata su una serie a parte.

A questo punto, per capirne un po' di più, non ci resta che aspettare i prossimi tasselli.

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