giovedì 28 agosto 2014

UFO ROBOT GOLDRAKE: LA SERIE ANIMATA PER LA PRIMA VOLTA IN EDIZIONE INTEGRALE CON LA GAZZETTA DELLO SPORT


Goldrake 


Strano destino quello di Goldrake, Robot gigante difensore della Terra intento a sventare la minacciosa invasione aliena perpetrata dal pianeta Vega, rapidamente diventato, sul finire degli anni '70,  beniamino dei ragazzini (di ogni età) e poi scomparso in un limbo nel quale è restato confinato per oltre un ventennio.

Creato dalla fervida immaginazione di Go Nagai, mangaka giapponese tra i più prolifici al quale si deve, tra gli altri, la paternità di Jeeg Robot d'acciaio, Devilman, Mazinga Z, il Grande Mazinga e Jetter Robot, Grendizer (questo il nome originale di Goldrake) nel 1975 fu trasposto in una serie animata prodotta dalla Toei Animation e realizzata graficamente da Kazuo Komatsubara e Shingo Araki.

Il debutto sul piccolo schermo italiano non si fece attendere troppo, e già nell'aprile del 1978 la serie fece capolino sul palinsesto pomeridiano di Rai Due, riscuotendo un successo clamoroso. L'esordio televisivo di Goldrake , per gli appassionati di fumetti e cartoni animati della mia generazione, ha rappresentato una vera e propria pietra miliare, contribuendo a formare l’immaginario di migliaia e migliaia di ragazzini. Primo serial animato con protagonista un Robot a essere trasmesso nel nostro paese, Goldrake ha fatto da vero e proprio apripista ai suoi “colleghi” nipponici pronti, grazie soprattutto all’avvento delle televisioni private, a invadere palinsesti televisivi e il nostro tempo libero.

Goldrake


Tanti ricordano con affetto Jeeg Robot, Mazinga Z, Daltanius, il Grande Mazinga, Daitarn 3, Gundam e tutta la truppa corazzata di robottoni provenienti dal paese del sol levante, ma Goldrake fu il primo, e come si sa il primo amore non si scorda mai.

E nessuno si è dimenticato di Goldrake, anche se il tempo ha decretato il tramonto dell’era dei Robottoni e la scomparsa di questi dai palinsesti della Rai, prima, e delle televisioni locali, dopo. Problemi di licensing e tanta sfortuna hanno fatto sì che, salvo qualche apparizione sporadica, Actarus e soci scomparissero, o quasi, dalle nostre televisioni. Certo, la scomparsa D-Visual aveva compiuto un tentativo di riproporre la serie del Robot di Go Nagai, ma la casa editrice italo-nipponica è fallita poco prima del completamento dell’opera, facendo temere ai più che forse non ci sarebbe stata più una seconda possibilità. Per fortuna, però, la divisione collateral (quella dedicata ai prodotti allegati al quotidiano) de La Gazzetta dello Sport sembra essere sempre più intenzionata a esaudire i desideri, anche più reconditi, degli appassionati. E dopo aver (ri)portato in edicola classici della bande dessinée, fumetti Marvel, le miniature dei robottoni o un classico dell’animazione del calibro di Sampei, non poteva mancare la riproposta dell’eroe più atteso.

A partire da oggi, infatti, la Gazzetta dello Sport lancia una collana di dvd che, per la prima volta in 36 anni dal suo esordio, proporrà integralmente tutta la serie anima
ta di Goldrake. Articolata in diciannove uscite a cadenza settimanale, la collana Ufo Robot Goldrake sarà impreziosita da tre differenti tracce audio che proporranno il doppiaggio storico, uno moderno e più fedele nell’adattamento all’originale giapponese e, per l’appunto, l’audio originale giapponese.

La collana sarà distribuita con uno speciale cofanetto raccoglitore che consentirà la raccolta di tutti i dvd della serie. Il primo numero sarà venduto all’imbattibile prezzo di lancio di € 1,99, mentre la seconda uscita costerà € 5,99 per assestarsi poi, a partire dalla terza uscita, a € 9,99. Per ulteriori informazioni, o per comprare on-line la serie completa, visitate lo store ufficiale della Gazzetta dello Sport http://goo.gl/CZVaV1.

L'opera completa così come sarà proposta dalla Gazzetta dello Sport

domenica 24 agosto 2014

TUTTE LE AVVENTURE DI BLUEBERRY (E NON SOLO!) IN EDICOLA CON LA GAZZETTA DELLO SPORT!


Mike Steve Donovan,
a.k.a. Bluebbery
illustrazione di Jean Giraud



La Gazzetta dello Sport sembra aver preso gusto nel riproporre in edicola, a prezzo decisamente competitivo, i grandi classici del fumetto franco-belga; così, dopo aver lanciato tre collane, dedicate rispettivamente alle adrenaliniche avventure di Michel Vaillant, alle esilaranti peripezie di Lucky Luke e agli avvincenti intrecci gialli di cui è protagonista Ric Roland, il quotidiano sportivo del gruppo RCS si appresta a proporre, in maniera integrale, le avventure western di Blueberry.

Fort Navajo
copertina di Blueberry vol.1 
Creato da Jean-Michel Charlier e Jean Giraud (vero nome dell'artista noto come Moebius), Blueberry ha fatto il suo debutto nel 1963 sulle pagine della storica rivista Pilote. Il connubio tra Charlier e Giraud nacque quasi casualmente, grazie alla mediazione di Jijé (creatore di Jerry Spring, altro classico della BD); Lo scrittore, infatti, aveva proposto a quest'ultimo la realizzazione della parte grafica di una nuova serie western che aveva intenzione di proporre alla rivista Pilote, ma il disegnatore, troppo impegnato, gli presentò un suo giovane assistente: Jean Giraud. Il contributo di Giraud non fu, però, limitato ai soli disegni. Il nome del personaggio, a esempio, è stato concepito proprio dal disegnatore, favorevolmente colpito dal suono della parola che aveva letto sulle pagine dell'edizione statunitense del National Geographic.

Il protagonista della serie è Mike Steve Donovan, soprannominato Tenente Blueberry, avventuriero amante di donne, alcol e gioco d'azzardo, vero e proprio modello di antieroe con le fattezze (almeno in origine) di Jean Paul Belmondo. Blueberry è un personaggio decisamente importante nella storia del fumetto francese, a lui va dato l'indubbio merito di aver fatto compiere al fumetto d'oltralpe un passo decisivo verso la maturità, rivolgendosi a un pubblico più adulto. Nelle sue storie gli autori hanno, infatti, inserito per la prima volta nello storia della Bande Dessinée tematiche più crude, come il sesso e la violenza, mai affrontate in maniera così esplicita fino al debutto dell'eroe. In seguito al grande successo di Blueberry, nel 1975, Charlier e Giraud diedero il via a una collana parallela dedicata alle avventure del giovane Mike Donovan, serie proseguita poi da François Corteggiani, Colin Wilson e Michel Blanc-Dumont.

La produzione di Bluebbery conta in totale 52 albi che saranno tutti pubblicati sulla collana della Gazzetta dello Sport. Ciascun volume della collana raccoglierà ben due albi originali della serie dedicata all'avventuriero. Il primo albo dell'iniziativa, proposto a un irrinunciabile prezzo di lancio di 1,00 €, sarà in edicola domani, martedì 26 Agosto, e conterrà i primi due episodi della serie originale Fort Navajo e Tuoni sull'ovest. A partire dal numero due, pur restando invariata la formula editoriale, il prezzo di copertina dei volumi della serie si assesterà a 3,99 € cad.
Blueberry vol.2

Ma la collana non si limiterà a presentare solo le avventure del Tenente Blueberry. A partire dal numero 27, una volta esaurito il materiale disponibile, la Gazzetta dello Sport proporrà altri due classici intramontabili della bande dessinée di genere western, diventando una imperdibile antologia per tutti i cultori del genere. I serial proposti saranno Comanche di Greg e Hermann (ospitata dal numero 27 fino al numero 34) e Los Grigos di Jean-Michel Charlier e Victor de la Fuente (dal numero 35 al 37) .

Ogni albo della collana, proposta in formato 19,2 x 27 cm) sarà composto da 100 pagine interamente a colori contenenti due storie complete e degli accurati redazionali curati per l'edizione francese pubblicata da Hachette. Per ulteriori informazioni sulla collana (ma anche per acquistarla on-line) visitate lo Store Ufficiale della Gazzetta dello Sport che trovate a questo link http://goo.gl/1L4Eyl


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sabato 2 agosto 2014

CHIUSO PER FERIE

chiuso per ferie

Da Lunedì 4 agosto fino a Lunedì 25 agosto, la fumetteria Comix Factory resterà chiusa per ferie. Questo blog, vera e propria estensione della fumetteria, ne seguirà (in parte) l'esempio. Nella colonna di destra continuerò ad aggiornare i tweet (scrivendo qualcosa o ritwittando qualcuno). Buone vacanze a tutti!


giovedì 31 luglio 2014

MARVEL FOLIES: MENTRE BENDIS PIANIFICA UN ULTIMATE SUPERMAN, THOR DIVENTA UNA PRINCIPESSA DISNEY!


House Ad
per Not Brand Echh
Magazine umoristico realizzato dalla Marvel nel 1969


La grande convention di San Diego, la più importante convention di fumetto del mondo, si è chiusa senza troppi clamori, tra lo scontento dei negozianti (ve ne ho parlato QUI) e qualche annuncio, non troppo clamoroso, da parte degli editori (forse la notizia più eclatante, a parte gli annunci della Image Comics, fatti però durante l'Image Expo e, dunque, da un punto di vista squisitamente tecnico extra-Comicon, è stata quella relativa ai team creativi che la Marvel si appresta a mettere al lavoro sulle testate di Star Wars; il che, trattandosi di un prodotto in ogni caso derivativo da un altro media, è tutto dire).

La enorme rilevanza che il fumetto di supereroi si è ritagliano nell'industria del cinema, diventando un vero e proprio genere cinematografico, ha fatto sì che il più importante festival di Fumetto si sia lentamente trasformato in qualcosa d'altro. Marvel e DC rimandano gli annunci più eclatanti in altre convention (tipo quella di New York), mentre a San Diego è diventato il luogo nel quale ospitare star cinematografiche e annunciare nuovi progetti cine-televisivi. E i fumetti? I fumetti continuano a far parlare di se migliaia di appassionati, favoriti sempre più dall'avvento dei social network che danno loro l'opportunità di comunicare direttamente con alcuni tra autori e editor. In alcuni casi il risultato è esilarante, come nel caso di questo scambio di battute tra Tom Brevoort (che una o due volte a settimana risponde alle domande dei lettori su Formspring, il suo blog ospitato sulla piattaforma Tumblr.) e un lettore che candidamente (?) gli chiede:

"Così... la Marvel è di proprietà della Disney. Ma la Marvel è a sua volta proprietaria di Thor. Thor è il figlio di un re. Ma adesso è anche femmina. Questo vuol dire che adesso Thor è una principessa della Disney?" La risposta di Brevoort non si fa attendere: "Il nuovo Thor non è necessariamente la figlia di un re. Ma potrebbe anche esserlo, naturalmente. Ma almeno per un po' di tempo questo dettaglio non sarà rivelato. Quindi è un tantino prematuro inserirla nel novero delle principesse Disney".

Un'altra chicca arriva in risposta alla domanda di un lettore che chiede, seccato, quando la Marvel deciderà di creare un personaggio che, a differenza di Daredevil, sia davvero disabile e i cui superpoteri non gli eliminino i disagi provocati dal loro handicap. "Scrivi le tue lamentele a Stan Lee c/o Marvel 1964" gli risponde ironicamente Brevoort, per poi aggiungere "però mi sembra che tutto abbia funzionato alla perfezione durante questi anni".

Chi sarà, secondo Brevoort, il lettore tipo della nuova serie di Spider-Woman? "Ogni essere vivente con in tasca il soldi sufficienti per pagare il prezzo di copertina" Ovvio!

E a chi gli chiede: "Ma davvero ti piace come disegna Greg Land?" Brevoort risponde: "se non lo avessi apprezzato non lo avrei assunto per disegnare Mighty Avengers!". 

Un altro autore che non lesina risposte bizzarre è Brian Michael Bendis, che spesso risponde ai suoi lettori anche postando delle semplici, ma esaustive, immagini. Come nel caso di un lettore che gli chiede come sarebbe il suo Superman se gli dessero l'occasione di  realizzarne una versione ultimate.

il "mancato" Superman Nicholas Cage sarebbe il modello della
versione Ultimate che realizzerebbe Bendis? 


martedì 29 luglio 2014

CHUCK ROZANSKI: "DOPO 42 ANNI HO DECISO DI NON PARTECIPARE PIÙ AL COMICON, IMPOSSIBILE ALIMENTARE UN MERCATO IN CUI GLI EDITORI FANNO CONCORRENZA ALLE FUMETTERIE!"


Il logo della
fumetteria Mile High Comics


Duro J'accuse di Chuck Rozanski, presidente di Mile-Hile Comics una delle più antiche e celebri fumetterie statunitensi (un tempo meta di acquisti collettivi intercontinentali miei e dei miei amici), inviato attraverso il sito internet del suo comic shop all'indomani della chiusura dell'ultima edizione di San Diego Comic-Con. Con una lettera aperta annuncia la sua irrevocabile decisione di non partecipare più alla convention californiana. I motivi? L'evoluzione di un mercato che spinge gli attori del settore a farsi, seppur involontariamente, una guerra spietata e fraticida e che, secondo l'opinione di Rozanki, sta portando le case editrici a concorrere (anziché fare squadra) proprio con chi, invece, è delegato quotidianamente a vendere i fumetti da queste prodotti. Una situazione che non mi sembra, a dire il vero, molto distante da quanto accade nel nostro paese (dove la concorrenza tra case editrici e fumetterie in occasione come la fiera di Lucca o il Napoli Comicon non è meno spietata, seppure passa senza troppo clamore) e che dovrebbe indurre a una seria riflessione proprio sulla necessità di creare relazioni e collaborazioni tra operatori del settore.


"Ciao! Il prossimo mese di marzo varcherò la soglia dei sessant'anni. Parlo di quella che sarà una svolta importante nella mia vita, per il semplice motivo che l'ultima volta che sono mancato a una edizione del San Diego Comic-Con avevo 17 anni ed ero ancora al liceo. Da quando mi sono diplomato, per tutti i 42 anni della mia vita adulta, non è passata estate in cui non abbia sperimentato le gioie del Comic-Con di San Diego. Ho trasmesso questa passione anche alle mie quattro figlie che, a loro volta, hanno trascorso la loro infanzia a girovagare tra i saloni di questa grande convention dedicata al fumetto.
Purtroppo quest'anno mi sa che mi toccherà prendere una decisione che porrà fine a questa mia militanza. Stando alle mie stime più ottimistiche, fermo restando l'attuale flusso di vendite e considerando che manca poco più di un giorno alla chiusura della fiera, quest'anno subiremo una perdita di 10.000 Dollari. Per quanto mi piaccia partecipare a questa meravigliosa convention, non mi posso permettere di spendere 10.000 Dollari solo per la gioia di vendere fumetti agli appassionati. E così, dopo quarantadue anni consecutivi, è forse giunto il momento di dare il mio definitivo addio a San Diego. "

Dopo questo preambolo Chuck Rozanski spiega che gran parte delle perdite subite sono dovute a come sono stati organizzati gli spazi espositivi a San Diego. Spiega, inoltre, che poche settimane prima ha partecipato ad un'altra convention a Denver, e pur trattandosi di una fiera decisamente molto più piccola di quella di San Diego, lì si son registrate vendite di molto superiori. E questo nonostante la Mile-High Comics avesse portato in fiera circa 20.000 fumetti in meno rispetto a quelli portati a San Diego e la convention di Denver fosse durata la metà dei giorni (facendo registrare la metà dei partecipanti) del suo ben più celebre corrispettivo californiano. Qual è il motivo di questa disparità nell'andamento delle due fiere? Stando a quello che scrive Rozanski una delle ragioni va di certo ricercata nella concorrenza spietata effettuata dagli editori.

"Perché a Denver non eravamo schiacciati da quegli stessi editori i cui prodotti vendiamo su base quotidiana. In poche parole, gli editori di fumetti con uno stand a San Diego, hanno sfruttato l'avidità e la voglia degli appassionati di fumetti di accaparrarsi dei pezzi da collezione attraverso la vendita di edizioni limitate, realizzare appositamente per il Comic-Con e acquistabili esclusivamente ai loro stand, a dimostrazione che non ci sono più introiti sufficientemente soddisfacenti affinché gli editori potessero lasciare anche a noi parte della torta. E' triste dirlo, ma così stanno le cose. Per meglio spiegare il mio punto di vista, l'altra sera al nostro stand si è fermato uno degli esponenti di una grande casa editrice. Una persona che nel corso dei decenni si è rivelata amica e nostra alleata. Era assolutamente molto contento mentre ci descriveva l'incredibile successo che stavano riscuotendo al loro stand, grazie soprattutto al gran numero di versioni variant esclusive. Ho provato un po' di imbarazzo quando ho dovuto controbattere alle sue esternazioni festose, dicendogli che il motivo della sua soddisfazione era stato alla base del nostro andamento negativo. Quello che gli ho risposto, non era certo ciò che voleva sentirsi dire. Ma mi è bastato vedere la luce neglio occhi del mio amico editore, per avere la conferma che il mio ragionamento era valido. Si tratta di una persona decisamente astuta, che ha impiegato davvero poco a capire le conseguenze del suo, pur involontario, comportamento.  Comportamento dettato dalla volontà di voler semplicemente coprire i costi di una convention i cui costi di partecipazione sono molto costosi. Una necessità che non potrà, dunque, portare alla risoluzione dei miei problemi. E questa è la cosa più dolorosa, dal momento che noi siamo visti solo come danni collaterali in quella che sta diventando una battaglia tra giganti. A cosa ci conduce questo ragionamento? Alla dolorosa decisione che è giunto il momento di non partecipare più al Comi-Con di San Diego, per concentrare le nostre energie in Convention nelle quali i nostri amici editori decidono di non partecipare. Volete sapere qual è la vera ironia? Che le case editrici si sono evolute al punto da diventare paradossalmente nocive per le fumetterie. Chi avrebbe mai solo immaginato che sarebbe potuta accadere una cosa del genere? Anche con tutti i miei anni di esperienza, non posso assolutamente credere che la mania delle variant esclusive abbia fatto evolvere il nostro mondo in maniera talmente perversa che l'unico modo attraverso il quale le fumetterie possono garantirsi la sopravvivenza sia quello di partecipare a fiere in cui non ci siano gli editori. Da qualsiasi punto la si guardi, questo è un giorno molto triste". 

Chuck Rozanski

sabato 26 luglio 2014

SDCC: GRANT MORRISON FA VESTE I PANNI DELLA GUIDA E CI CONDUCE ALLA SCOPERTA DEL MULTIVERSO DC COMICS

La mappa del Multiverso della DC Comics

Annunciata da oltre un lustro, Multiversity, opera complessissima concepita da Grant Morrison con lo scopo di ridefinire il multiverso cui l'universo degli eroi della DC Comics appartiene, sta finalmente per fare il suo debutto sugli scaffali delle fumetterie statunitensi. Ovvio che una miniserie/evento di questa portata sia stata al centro di una conferenza tenutasi nel corso del San Diego Comic Con.

Prima della conferenza, che vedrà Morrison nelle vesti di assoluto protagonista, la DC Comics ha reso disponibile (attraverso il sito di Entertainment Weekly)  una mappa del multiverso, uno strumento indispensabile per meglio comprendere la complessità dell'impresa che l'opera si prefigge, ma anche per fornire una guida in grado di far orientare meglio i lettori nei meandri del multiverso stesso. Articolata in due albi (l'uno che fungerà da prologo, l'altro da epilogo) e in sei one-shot mensili, ciascuno dei quali ambientato in un differente universo, Multiversity sarà un vero e proprio viaggio attraverso il nuovo multiverso DC e consentirà all'autore scozzese di scoprire luoghi nuovi e vecchi cari ai lettori, e rilanciare alcuni personaggi bisognosi di un restyling.

Shazam
illustrato da Cameron Stewart
La conferenza è cominciata con una battuta di Morrison che si è presentato  ai lettori negando... la sua identità: "Non sono io. Sono la versione malvagia di Grant di Terra-3. Ho assistito al sorgere e alla caduta di dinastie, allo spostamento dei continenti... ho dato inizio a questa impresa giusto dopo aver terminato 52."

Nix Woton -- l'ultimo dei Monitor in Final Crisis -- sarà il personaggio che farà da tratto d'unione in tutta la serie, Morrison scherza: "viaggerà attraverso il multiverso a bordo di un sottomarino giallo". Quando una terribile minaccia metterà in pericolo tutti i mondi, darà inizio a una ricerca per fermarla. La storia, come anticipato poco fa, avrà inizio su Multiversity 1 per poi dividersi in sei capitoli auto-conclusivi, non pubblicati in ordine cronologico, su ognuno dei quali ci si focalizzerà su un mondo, le trame poi convoglieranno verso il conclusivo numero 2. Nell'ambito della serie, Morrison infrangerà il quarto muro (il limite che impedisce ai personaggi di dialogare con il lettore): "Quando ho scritto il libro Supergods - pubblicato in Italia da Bao Publishing - ho effettuato delle ricerche per  parlare delle prime cose prodotte dalla Marvel, e rimasi molto colpito dal fatto che Stan Lee ricorreva spesso all'espediente di parlare direttamente con il pubblico". Multiversity ricorrerà a un approccio simile ma con risultati più psicologici.

Per quanto riguarda i mondi visitati faremo tappa su:

- Il Mondo Pulp di Terra-20 (illustrato da Chris Sprouse) in cui Doc Fate dovrà misurarsi con un mondo, forse futuro, ma che sta assistendo alla fine del suo primo conflitto mondiale. Personaggi come Lady Blackhawk e Immortal Man saranno reinventati da Morrison per affrontare truppe di zombie.

- Il Mondo di Terra-16 ispirato alle storie di Bob Haney, con protagonisti i discendenti dei principali eroi DC;

- Il Mondo ispirato agli eroi della Charlton creati da Steve Ditko (e re-immaginati da Alan Moore su Watchmen) presenterà proprio un mix delle creazioni dei due autori. Una storia definita "politica, cosmica e filosofica" da Morrison. "Non la stessa storia di Watchmen. Nulla di quanto accaduto in quella storia accadrà anche qui, ma noi abbiamo utilizzato alcune di quelle stesse tecniche narrative". Così, se all'inizio di Watchmen abbiamo assistito all'omicidio del Comico, qui assistiamo all'omicidio del presidente compiuto da Peacemaker. Stando a quanto dichiarato da Cameron Stewart nel corso della conferenza, il lavoro svolto da Frank Quitely, di cui ha visionato gli studi tempo fa, promette di essere il migliore mai compiuto dall'autore. Morrison ha aggiunto di aver lavorato a questa storia nello stile Watchmen, per ogni pagina ha prodotto 5 pagine di sceneggiatura.

- il Thunderworls, ispirato alla famiglia di Shazam creata da C.C. Beck per la Fawcett, sarà illustrato da Cameron Stewart, un mondo che promette di essere la versione Morrison di una storia Pixar.


il multiverso

Alla miniserie sarà affiancato anche uno speciale albo enciclopedico, al cui interno ci sarà anche la mappa. E' curioso notare che Morrison ha lasciato sette mondi non esplorati (lo farà la DC quando e come vorrà) e ha collocato ai due lati opposti del multiverso i mondi creati da Stan Lee (sulla linea Just Imagine Stan Lee) e quello ispirato alle creazioni di Jack Kirby.

Multiversity 1

venerdì 25 luglio 2014

ERIC STEPHENSON PARLA ALLA IMAGE EXPO: "LA IMAGE E' QUI PER DARE UN FUTURO AL FUMETTO, GLI ALTRI REPLICANO STANCHE FORMULE DELPASSATO"


Eric Stephenson


Secondo giorno per la Image Expo (che quest'anno precede di qualche giorno il San Diego Comic Con), secondo discorso di Eric Stephenson, che spiega agli intervenuti perché la Image Comics è l'editore del futuro. Ecco il testo integrale del suo discorso


"Le uniche regole sono quelle che creiamo" - Warren Ellis

Ogni volta che inizio a scrivere una di queste presentazioni, condivido il mio progetto iniziale con alcune persone e colleghi, e inevitabilmente c'è sempre qualcuno che mi suggerisce che una buona idea per iniziare un discorso è quella di fare subito una battuta.

Così, eccone una:

Una settima fa mi sono svegliato con la consapevolezza che l'industria del fumetto si apprestava a tempestare San Diego con una moltitudine di annunci inerenti fumetti basati su vecchi film o concessi su licenza da Serie TV, con una flessione del genere supereroistico, l'annuncio di cross-over che fino a qualche tempo fa non ci si sarebbe mai immaginati di pensare e il brutale assassinio di un personaggio per bambini.

Ho mandato un messaggio a un amico raccontandogli di questa mia illuminazione e la sua risposta è stata: "Eric, non sono neppure le 10 e già sei ubriaco?"

La verità è che davvero vorrei che lo fossi stato.

E' difficile credere che per quanto riguarda i fumetti, siamo riusciti a oltrepassare la soglia del nuovo millennio riuscendo a fatica a ottenere di essere considerati un prodotto culturale, ottenendo considerazione e dignità. E per la stragrande maggioranza dell'industria del fumetto questo è ciò che passa per nuovo.

Si vanno a saccheggiare le tombe per trovare vecchie idee che possano dare nuova vita a personaggi vecchi di decenni.

Argomenti come l'eguaglianza dei generi o contenuti culturali sono poco più che espedienti cui si fa ricorso per aumentare le vendite.

Questa è l'industria del fumetto del passato, signore e signori, e quest'anno si sta aggrappando alla vita.

Noi siamo qui per parlare del futuro.

Recentemente, nel corso di Comics in the City,  ho avuto l'opportunità di parlare con un gruppo di studenti del College Of the Arts della California, e devo dire che è stata un'esperienza esaltante.

Questo ve lo racconto non perché mi piace parlare di me o di trovarmi davanti a un pubblico, ma perché il pubblico che mi era davanti era totalmente composto da studenti del College of the Arts della California, un pubblico che si è iscritto al corso di fumetti, e osservare questo pubblico, notandone la eterogeneità, mi ha riempito di speranza.

La speranza è importante nei fumetti, ed è importante per il futuro del fumetto.

Lo so perché ogni volta che vedo o ascolto una nuova idea, ogni volta che mi accingo ad approvare una nuova serie per pubblicarla con la Image, spero che si appresti a fare la differenza in un mercato che è invaso da centinaia di fumetti concepiti, come accade da decenni, per essere sempre la stessa cosa.

E' quella speranza che mi ha portato a lavorare nei fumetti, perché in qualità di studente della storia del fumetto ero consapevole che l'unico modo di rinverdire i fasti del passato e di autori come Steve Ditko e Jack Kirby era di sfornare nuovi fumetti alla stessa maniera con cui si faceva negli anni '60, mese dopo mese, cambiando le regole e realizzando i fumetti che davvero si desiderava fare.

Prima di quel momento, più o meno intorno alla metà del XX secolo, era opinione diffusa che i fumetti erano condannati all'estinzione. Un nuovo dispositivo popolare aveva fatto la sua comparsa e tutti ne erano entusiasti - la televisione! - e le vendite dei fumetti erano in costante diminuzione rispetto ai picchi registrati negli anni '40.

I fumetti sembravano una reliquia del passato, ma solo grazia alla creatività e alla perseveranza di una manciata di uomini, a questa industria morente fu data una nuova prospettiva di vita.

Un futuro.

E' successo poco più di cinquanta ani fa, ma se non fosse stato per la speranza che hanno nutrito quegli artisti del passato, artisti che hanno voluto fare la differenza realizzano qualcosa di nuovo e diverso, oggi non staremmo qui a questo Festival, che è diventato una grande evento culturale.

E senza la speranza di quegli uomini e donne, ho detto alla College Of the Arts della California, senza l'ambizione di tutte quelle persone che non solo vogliono lavorare nel mondo del fumetto, ma vogliono scrivere e disegnare i propri fumetti, alla propria maniera, non ci sarà un domani.

Vedete, dovete combattere per il futuro.

Una delle domande che mi è stata più spesso rivolta al College Of the Arts della California è come fare a creare più diversità.

Per decenni l'industria del fumetto è stata vista come un club per ragazzi, ma le cose stanno cambiando.

Il motivo per cui sta cambiando è che ora più che mai il fumetto interessa a lettori che non sono i tradizionali lettori che lo seguono sin dal suo rilancio avvenuto negli anni '60.

Un'industria il cui Status Quo all'epoca imponeva che a leggere i fumetti fossero prevalentemente dei ragazzini bianchi, uno status quo che ha creato un ristagno di idee adatte per lo più a ragazzini bianchi.

Se abbiamo intenzione però di costruire un'industria più varia, se davvero vogliamo sviluppare talenti differenti è di importanza vitale che si producano fumetti in grado di raggiungere un pubblico quanto più ampio è possibile, perché non è ipotizzabile che persone che non hanno mai letto un fumetto all'improvviso decidano di lavorare in questo settore.

Gli uomini e le donne che attualmente sono professionisti nel mondo dei fumetti, lo sono diventati perché sono cresciuti amando questo mezzo e volendone disperatamente farne parte.

Non possiamo tornare indietro nel tempo e cambiare il numero dei lettori di fumetti, ma cambiando adesso la nostra proposta possiamo chiedere un futuro migliore.

Il cambiamento è assolutamente parte integrante del nostro futuro.

Si può decidere a continuare a fare le cose come sono state fatte sinora, o accettare che così non si può andare avanti e spostarsi in avanti.

Si può rimanere fermi.

Non ha funzionato per i comics negli anni '60, e non funzionerebbe per quelli attuali.

Nel corso del 2014, la Diamond ha segnalato nuovamente un calo delle vendite rispetto a quelle dell'anno precedente. Nel periodo centrale dell'anno, le vendite (sia per quanto riguarda i dollari incassati che le singole copie vendute) sono diminuite, e questa non è la direzione che noi ci auspicavamo.

La direzione in cui va il mercato, dunque, è verso la decrescita. E' quello che succede quando si resta per troppo tempo fermi in piedi su una superficie friabile, il terreno sotto di voi comincia a franare. Si erode, dapprima lentamente e poi più velocemente.

Ecco perché qui alla Image Comics abbiamo una politica basata su due semplici parole:

Andare avanti.

Se mi date l'opportunità di mostrarvi un grafico posso mostrarvi come questa politica sta funzionando per noi.

Crescita annua della Image Comics 
In passato ho più volte parlato del successo che negli ultimi anni la Image sta riscuotendo e del fatto che le nostre vendite annue, sia per quanto riguarda i dollari incassati che le singole copie vendute, sono in costante aumento sin dal 2009. Quello che però oggi vorrei portare alla vostra attenzione è un dato che è in netto contrasto con tutto il resto del mercato. Come potete vedere stiamo avendo un'annata davvero grande, la nostra migliore annata da oltre un decennio.

Le vendite della Image sono cresciute rispetto a quelle dello scorso anno, con un dato inn controtendenza rispetto a quello dell'industria dei comics che invece è in decrescita,  e questa non è la prima volta che accade.

L'andamento del mercato generale e
quello della Image


E per questo vi ripeto che la crescita è direttamente collegata al nostro rifiuto di stare fermi.

Non mi  piace ripetermi, ma il fatto è che nonostante il successo fenomenale che stiamo riscuotendo in questi anni, l'onere di spiegarvi cosa sta succedendo, anche quando ormai è evidente, resta a mio carico.

Forse è il momento che proviamo con un approccio differente...



All'inizio dell'anno ho parlato con un gruppo di rivenditori nel corso di un incontro annuale organizzato da una Associazione che si chiama ComicsPRO (QUI il testo integrale dell'intervento) .

Come spesso accade quando parlo, qualcuno si è un po' arrabbiato. 

Non riesco a immaginare che anche qui, oggi mi stia facendo degli amici, almeno non tra i nostri concorrenti. 

Le persone che sono  sempre disponibili a perseverare con il vecchio modo di fare fumetto, non sono molto inclini a sentirsi dire che quello che stanno facendo è dannoso per il fumetto, anche se fatto con le migliori intenzioni. 

Ma dico quel che dico, faccio quel che faccio, e assumo queste decisioni perché ritengo che il futuro del fumetto sia una cosa giusta per cui lottare.

Non importa quel che dicono gli altri o se qualcuno si ritiene offeso da quel che dico, non torno sui miei passi né sul fatto che ritengo che i fumetti sono qualcosa di più che un mero strumento per commercializzare film, giocattoli o videogiochi. 

Questo vuol dire che non ci sono buoni fumetti basati su Film, giocattoli o videogiochi? 

Certo che no: gli scrittori e i disegnatori che rendono questo settore tanto speciale, sono però dotati di troppo talento per non metterlo al servizio di qualcosa sulla quale non siano assolutamente liberi. 

Non è importante quanto possano essere realizzati bene quei fumetti, né quanto possano essere belli, quei fumetti non sono il futuro. 

La nostra concorrenza, riconoscendoci il successo che stiamo riscuotendo e come continuiamo a crescere, sta iniziando ad avere un rinnovato interesse nei fumetti creator-owned. 

Plaudo lo sforzo, ma troppo spesso appare evidente che i fumetti che state pubblicando non sono di proprietà degli autori, sebbene ci sia un coinvolgimento (anche in termini di diritti dell'autore), in questo caso quel che si può fare è chiamarli "creator-driven".  

C'è un termine per voi: 

"Creator-driven" 

E' evidentemente assurdo che non si dovrebbe nemmeno tentare di replicare quel termine. 

Non ricordo chi ha coniato il termine, ma ero ad una conferenza durante il ComicPRO di quest'anno e vicino a me c'erano i rappresentati di quattro dei nostri concorrenti più diretti. 

Qualcuno - non ricordo esattamente chi - ha detto che non è importante di chi sia la proprietà dei diritti di un fumetto, l'importante è che l'autore ne abbia il controllo del processo creativo. E tutti sembravano d'accordo. 

Forse "Creator-Owned" non è un termine particolarmente seducente quando di tratta di dover far marketing e vendere i fumetti, perché in ultima analisi quel che i lettori vogliono leggere è qualcosa che li diverta. 

"Creator-driven" 

Ancora una volta è il passato che parla. 

L'errore che i miei colleghi continuano a commettere è che non capiscono che agli autori importa fare fumetti "creator-owned" perché hanno a cuore il futuro del fumetto, vogliono un futuro migliore.  

La differenza tra creator-driven (in cui il creatore non è necessariamente proprietario dei diritti ma  ha il controllo del processo produttivo) e creator-owned, è che il primo si attiene a uno standard del settore che avrebbe avuto senso per avere buone recensioni molto tempo fa, il secondo è qualcosa per cui vale la pena lottare. 

Attraverso le esperiense di Jerry Siegel e Joe Schuster, Jack Kirby, Alan Moore, Brandon Graham fino a arrivare a Brian K. Vaughan e Kelly Sue DeConnick, gli autori dovrebbero ormai aver capito qual è la differenza tra un buon affare e trovare la merda alla fine di un bastone. 

Ecco perché la Image continuerà a produrre i migliori fumetti con i migliori creatori, senza che debbano rinunciare alla loro parte di profitti né tanto meno all'1% dei loro diritti.

Ecco perché la Image Continuerà a crescere. 

In molti mi hanno deriso quando ho affermato che il nostro obiettivo è quello di diventare il primo editore sul mercato, ma considerate questo: 

L'anno che mi hanno assunto come Editor, la nostra quota mercato era scesa intorno al 3%. 

L'anno scorso è stata dell'8%. 

E stando a quanto visto nei primi sei mesi di quest'anno siamo intorno al 10%. 

E questo non perché le nostre serie sono creator-driven, ma perché sono creator-owned. 

Davvero credete che i fumetti creator-owned non siano importanti? 

Gli uomini e le donne che lavorano in questo settore e coloro che aspirano a lavorarci la pensano diversamente: 

I fumetti creator-owned sono il futuro. 


giovedì 24 luglio 2014

ERIC STEPHENSON: "GLI AUTORI SI STANNO RENDENDO CONTO CHE ALLA IMAGE POSSONO REALIZZARE I PROGETTI AI QUALI SOGNANO DI LAVORARE"


Alcuni degli annunci più eclatanti compiuti nel corso
di Image Expo (immagine realizzata da ComicsAlliance


Terza edizione per la Image Expo, convention fumettistica dedicata esclusivamente agli autori e alle produzioni della casa editrice fondata oltre vent'anni fa da Todd McFarlane, Erik Larsen, Rob Liefeld e soci; testimonianza del crescente successo e dell'interesse che la Image sta riscuotendo, grazie soprattutto alla guida illuminata di Eric Stephenson che, più di altri, ha saputo percepire le indicazioni del mercato e degli autori (e le mancanze degli altri editori) indirizzandole verso la produzione della casa editrice; una produzione che, già al centro dell'attenzione per via dell'enorme successo mediatico di The Walking Dead, ha conquistato l'interesse dei lettori e della stampa specializzata e non, rendendo di fatto la casa editrice la terza forza del mercato. In occasione della terza edizione della Image Expo il sito internet Multiversity.com ha realizzato un'intervista esclusiva a Stephenson, intervista della quale vi propongo qualche stralcio.

Ricordo la prima volta che ti ho intervistato, era nel 2011. Mi dicesti che la Image aveva intenzione di far crescere le sue quote di mercato catturando l'attenzione di quei lettori che erano ormai stanchi di grandi eventi e di morti di personaggi e degli ormai consueti trucchi da baraccone con i quali le altre case editrici tentavano di conquistare l'attenzione del pubblico. Da allora sono trascorsi tre anni e mezzo e la Image ha più che raddoppiato la sua quota di venduto in un mercato che sta vivendo un boom prolungato, con molti lettori e rivenditori che stanno dirottando il denaro dei loro investimenti non solo verso le produzioni Image, ma anche verso quelle delle case editrici che ne hanno seguito l'insegnamento. Cosa ne pensi dello stato attuale della Image e più in generale di quello dell'industria, e cosa ne pensi del movimento che sta conducendo a una sempre maggiore produzione di fumetti creator-driven? In che direzione va questo movimento e continuerà a crescere?
Eric Stephenson: Odio il termine "creator-driven" e non credo che i creatori dovrebbero accettare questo genere di stronzate. Come ho fatto notare nel mio discorso introduttivo, si tratta di un termine che fu coniato dalla nostra concorrenza per screditare l'importanza dei fumetti Creator-Owned. Tempo fa mi sono seduto ad una conferenza tenutasi durante la ComicsPRO e c'erano queste persone che parlavano e che dicevano che ormai nessuno si cura più dei fumetti creator-owned perché c'è sempre più interesse per i fumetti creator-driven, che è divertente perché in questo caso viene da chiedersi come mai così tante case editrici cercano di emulare il nostro approccio. Credo che sia abbastanza evidente che la gente si stia annoiando di tutta l'enfasi che viene messa su cose come le rinumerazioni o il ripescaggio di personaggi di serie televisive anni '80, l'uccisione di alcuni personaggi e tutto quel genere di cose, e lo dimostra quanto poco impatto tutte queste iniziative producano nel lungo termine. Alcune di questi marchingegni continuano a funzionare? Certo, ma i picchi sono sempre meno alti e gli effetti sono sempre più smorzati. E a dimostrare il mio punto di vista ci sono i numeri. 
Nel parlare del rapporto tra fumetti creator-owned/driven hai affermato che ci sono molti editori che vi stanno emulando. L'Image ha dimostrato la validità del fidarsi degli autori  di qualità dando loro la possibilità di realizzare le storie che desiderano, e case editrici come Dark Horse e BOOM! hanno sposato più che mai questa causa. Questo vuol dire che la Image ha mostrato la via per cambiare il mercato? 
ES: il fatto è che non tutti hanno abbracciato completamente la causa della creator-ownership. Quando assistiamo a un Editore che concede ai creatori il 50% della proprietà di una serie, non si tratta di una pubblicazione creator-owner. Magari si può parlare di creator-sharing, ma a meno che non si controlli al 100% la propria creazione, che è quello che accade alla Image, non è la stessa cosa. Al di là di questo, yeah, il fatto che altre case editrici stanno guardando a cosa abbiamo fatto e stanno provando a immaginare come questo nostro lavoro potrebbe funzionare anche per loro è gratificante. E' come affermò Erik Larsen quando la Marvel lanciò la Icon: lui e gli altri membri fondatori della Image avevano ragione. La Marvel non avrebbe mai lanciato un'etichetta come la Icon se la Image non fosse esistita, e se me lo chiedete, be' si tratta di una cosa per la quale Erik, Todd, Marc, Valentino, Rob e Jim possono davvero andare fieri. Se c'è più che concentrarsi sugli autori, non può che essere una buona cosa. 
Con il crescente successo che sta caratterizzando gli ultimi anni della Image, stiamo assistendo a un sempre maggior numero di scrittori e disegnatori che iniziano a collaborare con voi. Negli annunci fatti oggi, sono emersi i nomi di gente come Jeff Lemire, Dustin Nguyen, Sean Murphy, Ray Fawkes, John Arcudi e James Harren, tutti autori per la prima volta al lavoro su un titolo Image. Quali credi siano stati i principali motivi che li hanno condotti a collaborare con la Image? 
ES: Credo che gli autori guardino a cosa stiano facendo persone come Fiona e Brian su un titolo come Saga, o a cosa stanno realizzando Matt e Chip su Sex Criminals, o al tipo di lavoro che Kelly Sue e Emma stanno compiendo su Pretty Deadly, e capiscono che le idee che davvero li emozionano, i progetti per i quali vorrebbero svegliarsi al mattino per mettercisi subito al lavoro perché ci si sentono completamente coinvolti, sia attualmente possibile realizzarli solo se lavorano in proprio. Penso specialmente a Sex Criminals o Chew, idee che non sarebbero mai potute essere riversate nel materiale prodotto su ingaggio. Penso che gli scrittori e gli artisti si stiano rendendo conto del fatto che anche se si possono divertire nel realizzare storie dei supereroi con i quali sono cresciuti, quello che davvero vogliono realizzare è  fare qualcosa che sia loro al 100%, questo è il posto in cui una simile aspirazione è realizzabile. E, meglio ancora, dove nessuno può interferire col le loro idee. [...] E inoltre, la cosa funziona un po' così: più persone cominciano a collaborare con noi, più persone cominciano a parlarne con i loro amici e allora non è più un caso che mi arrivino telefonate o e-mail da autori con un loro progetto e interessati a realizzarlo con noi.
Al di là del successo riscosso all'ultima Image Expo, alcuni commentatori hanno mosso delle critiche abbastanza dure sul fatto che sul palco sono intervenuti prevalentemente autori di sesso maschile. Un po' come se in qualche modo discriminaste la diversità di genere/razza. Cosa ha in comune questa nuova ondata di titoli? 
ES: Idee brillanti e originali. Non abbiamo alcuna quota per sesso/razza qui alla Image. Non assumiamo nessuno per via della razza, né per lo stesso motivo discriminiamo nessuno. [...]I nuovi progetti che abbiamo annunciato questa settimana hanno le caratteristiche che ho riassunto prima: si basano su idee  brillanti e originali. [...] C'è però una cosa da aggiungere: la Image ha ottenuto otto nomination agli Eisner Awards per lavoro svolto da donne, più di qualsiasi altro editore. Stiamo pubblicando un numero crescente di opere realizzate da autrici, il che è dovuto in gran parte a quello che ripeto da tempo in interviste come questa, cioè che ci piacerebbe produrre più opere realizzate da donne. Non si tratta di un processo che si realizza da un giorno all'altro, ma insinuare che noi siamo parte di un problema al quale stiamo attivamente lavorando per avere una industria più inclusiva è un po' controproducente. 
Con l'incredibile crescita fatta registrare nel 2014 sia per quanto riguarda le vendite che nell'opinione diffusa della qualità delle vostre proposte (riconoscimento che giunge in particolare dai premi Eisner) e con gli annunci fatti oggi che fanno davvero sperare in un futuro molto promettente, possiamo affermare con tranquillità che la Image non è mai raggiunto un picco elevato come questo sin dalla sua creazione? Questo cambia il tuo approccio a come trovi nuove serie e a cosa cerchi quando devi pubblicare un nuovo titolo? 
ES: Per certi versi, sì. [...] Ma tutto sommato, a me basta che ognuno faccia del suo meglio. [...]

E visto che nel corso dell'intervista sono state più volte citate le (eclatanti) novità annunciate nel corso della Image Expo, ecco una rapida carrellata.

T O K Y O    G H O S T 
di Rick Remender, Sean Gordon Murphy, Matt Hollingsworth

Tokyo Ghost

"Tokyo Ghost da il benvenuto ai lettori sull'isola di New Los Angeles.2189. L'umanità non è divenuta nient'altro che un oceano di consumatori. Lupi affamati e senza cibo. Ammalati a causa della contaminazione tossica. Necessitano di farsi prestare, elemosinare e rubare i fondi per poter comprare. Comprare. Comprare la prossima iniezione digitale. Provare un'emozione, una distrazione dalla realtà. E' l'unica ragione rimasta per vivere. La droga di cui tutti hanno bisogno. E i gangster ne hanno il monopolio. Ma chi si occupa di consegnare questi gangster alla giustizia? Led Dent e Debbie Decay. Poliziotti. Un modo carino per definirli sarebbe "brutali macchine omicide". Al duo sta per essere assegnato un incarico che li obbligherà a uscire dalla decadente LA per recarsi nella misteriosa nazione perduta di Tokyo."

R U M B L E
di John Arcudi e James Harren

Rumble
I N T E R S E C T
di Ray Fawkes

Intersect
S O U T H E R N   C R O S S
di Becky Cloonan e Andy Belanger

Southern Cross

D E S C E N D E R
di Jeff Lemire e Dustin Nguyen


Descender
T O O T H   &   C L A W L 
di Kurt Busiek, Ben Dewey, Jordi Bellaire e Comicraft

Tooth & Clawl

I N J E C T I O N
di Warren Ellis, Declan Shalvey e Jordie Bellaire


Injection

Dal team creativo di Moon Knight.





mercoledì 23 luglio 2014

MONDADORI COMICS ANTICIPA DUE TAVOLE IN ANTEPRIMA DALLA STORIA INEDITA DI KEN PARKER


Ken Parker

Da anni ormai, anche quando sembrava solo essere una speranza vana, i lettori di Ken Parker sono in attesa di un seguito delle avventure dell'eroe, di una storia almeno che chiuda il cerchio e che apra le porte del carcere in cui Ken è rinchiuso. Il lancio della omonima collana pubblicata da Mondadori Comics ha immediatamente confermato che quel capitolo conclusivo vedrà la luce. L'ultimo albo della serie, infatti, conterrà una storia inedita realizzata da Berardi e Milazzo. E per titillare le aspettative (enormi) degli appassionati sulla sua pagina Facebook Mondadori Comics ha pubblicato due tavole in anteprima del capitolo finale (?) di Ken Parker, tavole che non esito a riproporvi.

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Da queste due tavole si capisce che la storia è ambientata alcuni anni dopo le ultime avventure sinora pubblicate di Ken Parker (le vicende del trapper hanno avuto inizio nel 1868, mentre la data riportata nella prima tavola ci informa che ci troviamo nel 1908) e ci presenta un Ken visibilmente invecchiato. Adesso non ci resta che aspettare che la collana arrivi al suo cinquantesimo volume per goderci quest'ultima avventura e dare il definitivo so long a Ken.

martedì 22 luglio 2014

CON DIABOLIK NERO SU NERO LA GAZZETTA DELLO SPORT CI RACCONTA LA CRONACA NERA VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL RE DEL CRIMINE


Un particolare dalla copertina del primo numero di
Diabolik Nero su Nero
illustrazione di Gabriele Dell'Otto


La produzione editoriale che la Gazzetta dello Sport sta, negli ultimi tempi, dedicando agli anime (i classici cartoni animati) e al fumetto assume mese dopo mese un carattere sempre più ampio e multi-comprensivo, spaziando da Ken il Guerriero a Sampei (riproposti recentemente in dvd) ai classici del fumetto francese (Lucky Luke e Ric Roland solo per fare un esempio delle due collane varate più di recente), senza tralasciare i sempre lanciatissimi fumetti Marvel o l'opera di un indiscusso maestro del fumetto italiano del calibro di Milo Manara. A un tale, riguardosissimo, campionario non poteva mancare un classico personaggio del fumetto italiano, in assoluto uno dei più amati dai lettori: Diabolik.

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A partire da oggi, martedì 22 luglio 2014, il re del crimine sarà protagonista di una nuova collana settimanale a lui interamente dedicata, dal titolo Diabolik Nero su Nero. Sono certo che saranno in molti a pensare che si tratta solo dell'ennesima iniziativa di ristampe di storie classiche dell'(anti)eroe di Clerville collegate a un quotidiano, ma in questo caso Astorina e Gazzetta dello Sport hanno confezionato un prodotto davvero unico.

I curatori della collana Diabolik Nero su Nero, infatti, tenendo fede a uno dei più saldi fondamenti gettati dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, quello cioè di ispirare le avventure del ladro mascherato a fatti realmente accaduti nel mondo che ci circonda, hanno organizzato questa riproposta di storie in base alle tematiche trattate, aggiungendo in appendice di ciascun albo dei dettagliati dossier all'interno dei quali si parlerà diffusamente dei fatti che hanno (direttamente o indirettamente) ispirato le avventure contenute in esso.

Il primo albo della serie, a esempio, dal titolo programmatico La polizia non indaga, è dedicato ai casi in cui alcuni esponenti delle forze dell'ordine vengono meno a quelli che sarebbero i loro obblighi, tradendo il loro mandato e passando dall'altro lato della barricata. Nel volume, oltre a due episodi intitolati Complice un poliziotto e Capo d'accusa: omicidio, ci sarà, dunque spazio per il dossier dedicato ai fatti della Uno Bianca, una triste vicenda di cronaca nera svoltasi negli anni '90 nel quartiere Pilastro di Bologna. A completare ciascun numero della collana, un approfondimento fumettistico di Fabio Licari.
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Ogni volume, inoltre, sarà impreziosito da una copertina inedita realizzata a rotazione da illustratori di primissimo piano come Corrado Mastantuono, Gabriele Dell'Otto e Manlio Truscia. Ciascun albo avrà una foliazione di 260 pagine in bianco e nero e sarà rilegato in brossura con alette. La copertina sarà in vernice opaca e serigrafia lucida.

Il primo albo della collana sarà disponibile al prezzo di lancio di 1,00 €, mentre il secondo sarà in vendita a 3,99 € per poi assestarsi, a partire dalla terza uscita, al prezzo definitivo di 6,99 €. Il piano dell'opera, per ora, prevede la pubblicazione di 20 volumi, con la possibilità che la serie possa proseguire.
Per ulteriori informazione consultare lo store on line della Gazzetta dello Sport, sul quale è possibile acquistare la collana http://goo.gl/ICGbPZ
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