venerdì 21 novembre 2014

STEFANO VIETTI E IL "MAKING OF" DI UN ALBO BONELLI


Stefano Vietti

Quanto tempo occorre per completare, dallo sviluppo dell'idea fino alla realizzazione delle tavole finali, un fumetto? Una domanda banale, forse, ma la cui risposta non è altrettanto scontata. Una risposta che, naturalmente, cambia da nazione a nazione, a seconda del formato nel quale le storie vengono realizzate (è chiaro che la realizzazione di un comic book richieda tempi diversi da quello di una graphic novel), della periodicità, dell'eventuale presenza del colore e così via dicendo.

A saziare, almeno in parte, questa curiosità ci pensa Stefano Vietti. Sulla sua pagina Facebook, infatti, lo scrittore bresciano svela alcuni dettagli molto interessanti riguardo la realizzazione di un albo Bonelli standard (96 pagine mensili): "Curiosità lavorative. Visto che sono in molti a chiedermelo, ecco alcuni "freddi dati" di scrittura. Per scrivere una sceneggiatura di 94 pagine, tra soggetto e tavole ci vuole 1 mese di lavoro. Il disegnatore impiega circa 8 mesi per disegnare la storia. 1 mese viene speso tra lettering e ottimizzazione. Tra i 6 e i 10 giorni per concepire e realizzare la cover. 11 mesi circa, dunque, compresi i redazionali, per mandare una storia in edicola." 

Una mole di lavoro enorme che risulta ancora più evidente se si considera l'accostamento che Stefano Vietti fa con la scrittura di un romanzo (non a fumetti). L'autore, che di recente ha debuttato, con grande successo, anche nelle vesti di romanziere con Dragonero - La Maledizione di Thule (Mondadori), ha infatti aggiunto: "Per il Romanzo ho impiegato 2 mesi per pensare, scrivere e ottimizzare il soggetto e 6 mesi pieni per la scrittura. Mandavo 2 capitoli alla volta all'editor che mi rimandava la sua revisione nel giro di 4/6 giorni. Ottimizzata la revisione procedevo con i capitoli successivi. 1 mese intero è stato necessario per la revisione finale. Un romanzo di 300 pagine richiede quindi circa 9 mesi di lavoro".

Tra la stesura di soggetto e sceneggiatura e la stampa. Ecco come appare un
albo Bonelli così come realizzato dal disegnatore
(in questo caso Gianluca Pagliarani) 


Le interessantissime considerazioni lavorative dello scrittore non finiscono qui. Continuando il parallelo tra scrivere fumetti e romanzi, Vietti parla del rapporto con il disegnatore e della trasformazione del soggetto/sceneggiatura in storia a fumetti: "La sceneggiatura non ha vita se non attraverso il disegnatore che la tradurrà in immagini. Prima ancora di coinvolgere il lettore, devi coinvolgere il disegnatore, devi emozionarlo e motivarlo e farne il tuo complice. Insieme arriverete al lettore, solo insieme. La sinergia è fondamentale. La scrittura in prosa è invece diretta. Un rapporto emotivo tra chi scrive e chi legge con solo le parole a fare da tramite. Due esperienze di scrittura ugualmente appaganti, ma diverse. Sceneggiando, condividi e poi racconti. Scrivendo, racconti e basta".

Uno dei Taccuini sui quali Vietti
scrive i soggetti delle sue storie


Per quanto riguarda il metodo di lavoro, va sottolineato che quello adottato da Stefano Vietti potrebbe risultare abbastanza singolare. Lo scrittore, infatti, scrive di suo pugno un soggetto molto dettagliato su taccuino per poi scrivere la sceneggiatura al computer: "lavoro sui taccuini per i soggetti e per la messa a punto della storia... poi passo al computer per la stesura delle tavole. I taccuini sono però sempre la mia guida sicura dall'inizio alla fine del lavoro. E contengono di tutto, schemi, appunti sparsi, mappe abbozzate, dettagli visivi da mandare al disegnatore ecc..."

Ancora una pagina da uno dei taccuini
di Stefano Vietti

Ma il vero segreto, stando ancora alle dichiarazioni dello scrittore, di una opera ben riuscita è la presenza di un editor: "Pubblicare un libro o un fumetto senza editing non è pubblicare, ma è "dare alle stampe". Volete pubblicare a ogni costo, pagando la pubblicazione? Liberissimi di farlo, ma visto che state spendendo i vostri soldi, investitene una buona parte nell'editing o comunque chiedete a chi vi pubblica di includere l'editing nel vostro rapporto contrattuale. La lettura da parte di amici e parenti è del tutto inutile. Se l'editing non è previsto, pagate un editor competente che lo faccia. E' fondamentale, credetemi. Nessuno, nemmeno gli autori più talentuosi e con anni di lavoro alle spalle possono rinunciare all'editing. Ho provato a leggere, negli ultimi due anni, libri auto pubblicati o comunque pubblicati senza un evidente lavoro di editing. Beh... vi fate solo del male. Ma tanto." 



martedì 18 novembre 2014

SPIDER-WOMAN DISEGNATA DA MANARA: DALLE POLEMICHE ALLE EMULATRICI, FINO ALLA "CENSURA" DEI GRAFICI


Spider-Woman #1
copertina dell'edizione variant realizzata da
Milo Manara


Quella relativa alla copertina di Spider-Woman realizzata da Milo Manara è stata senza ombra di dubbio la polemica dell'estate. Un'estate non infuocata, dunque, dal clima (che quest'anno si è rivelato abbastanza avaro di soddisfazioni) ma dalle polemiche che l'immagine che vi ho (ri)proposto in apertura di questo post ha saputo suscitare sui social network. Alla prima reazione imbarazzata degli uffici della Marvel (come se chi ha commissionato una copertina con soggetto femminile a uno dei maestri dell'eros non si aspettasse un risultato di questo tipo) ha fatto seguito il popolo del web, da coloro che si sono indignati per la posa un po' troppo esplicita assunta dall'eroina a quelli che, in buona sostanza, non ritenevano l'illustrazione dell'artista veneto al livello della sua fama. Insomma, se l'obiettivo della Marvel era quello di far parlare di se, il risultato è stato conseguito con enorme successo. Il furore della polemica, infatti, è andato al di là del limitato reame di internet, raggiungendo (oltreoceano) anche i quotidiani e i magazine; un effetto virale che ha coinvolto siti web specializzati nel mettere in risalto gli errori anatomici realizzati dai disegnatori nel raffigurare le super-eroine, come Escher Girls che ha realizzato un'accurata analisi della correttezza della posa di Spider-Woman

Quanto è realistica la posa in cui è stata "ritratta" Spider-Woman?
Il sito web Escher Girl ci fornisce la corretta analisi...

Senza trascurare le modelle e cosplayer che hanno provato a replicare la "versione" di Milo Manara. Come la Costaricana Ivy Cosplayer che ha fornito la sua personale e fedelissima (fin al ricordo al body painting) e forse anche meglio riuscita interpretazione, Shelle Chi o la anonima cosplayer che durante la Dragon-Con ha interpretato Spider-Woman.

Ivy Cosplayer
Shelle-Chi
una cosplayer ritratta durante la Dragon-Con

Spente le polemiche e, forse, anche il clamore mediatico, a un paio di mesi dall'annuncio la serie è finalmente approdata nei comic shop. Bisogna dire che, dopo il lavoro dei grafici, la copertina perde decisamente il suo clamore, anzi dispiace che a essere penalizzata è stata proprio la parte meglio disegnata. Ma un titolo sul viso dell'eroina era proprio così difficile inserirlo?

La copertina di Manara
dopo l'inserimento
della testata.
Il risultato è molto meno scandaloso



venerdì 14 novembre 2014

MARK WAID: SU DAREDEVIL LO SCRITTORE METTE A SEGNO UN RISPETTABILE RECORD, CONVINCENDO PUBBLICO, CRITICA ED ESPERTI

Particolare da una copertina di Daredevil 


Tra un rilancio e l'altro, la (presunta) dipartita di un eroe e l'ennesimo mega-evento destinato a sconvolgere l'universo narrativo di turno, mi era completamente sfuggita una di quelle notizie decisamente minori ma non per questo trascurabili. Mark Waid, autore che non ha bisogno di presentazioni, grazie alla sua pluripremiata gestione di Daredevil ha messo a segno un record che davvero passerà agli annali: è l'autore, infatti, che ha scritto più storie consecutive de l'uomo senza paura.

A farlo notare è lo stesso scrittore che, attraverso il suo account twitter, scrive:

"Con mia grande sorpresa, ho scoperto di essere l'autore che ha realizzato la più lunga serie di episodi consecutivi di Daredevil, più di qualsiasi scrittore e artista tra quelli che mi hanno preceduto"

Un record davvero invidiabile che attesta la buona riuscita del tentativo compiuto dalla Marvel di rinnovare un personaggio splendidamente caratterizzato da Frank Miller (e dai suoi, numerosi e abilissimi successori) ma che, alla lunga, aveva cominciato a soffrire dello schema ripetitivo delle storie e ambientazioni che da oltre un trentennio ne caratterizzavano le vicende.

Al di là, infatti, del record e del suo effimero valore puramente statistico, la gestione del personaggio di Mark Waid (e Chris Samnee) sta ottenendo un grosso riscontro di critica (sebbene la versione in albetti non stia brillando per prestazioni al box office) e altrettanta attenzione mediatica. Un'attenzione destinata ad aumentare ora che i Marvel Studios e Netflix hanno messo in produzione la serie TV dedicata al diavolo rosso. Una serie che, considerato l'alto livello delle produzioni targate Netflix, parte con i migliori auspici e con la benedizione di Mark Waid che, in proposito ha dichiarato: "apprezzo più l'idea che Daredevil sia protagonista di uno show televisivo che non di un film - sono convinto che si tratta di un personaggio adattissimo per una serie TV adulta di genere crime, soprattutto adesso che abbiamo definito il ruolo di Matt e Foggy come consiglieri di coloro che decidono, per un qualsiasi motivo, di rappresentarsi da soli davanti a una corte."

prima immagine di Daredevil in azione nel suo
show televisivo

In attesa che lo show televisivo faccia da cassa di risonanza sul personaggio e sulla serie (e soprattutto sulla sua attuale ottima qualità) a parlarne e a farne parlare ci pensa la rivista on-line Psychology Today; la webzine ha recentemente dedicato un lungo articolo alla serie per segnalare la capacità del team creativo di affrontare e trattare con efficacia un argomento delicato come la depressione post-parto.

Copertina di Daredevil #7
albo analizzato dalla webzine
Psychology Today
Nel numero sette della seconda serie di Daredevil (quella attualmente in corso di pubblicazione da parte della Panini Comics), nell'ambito della saga-evento Original Sin, Mark Waid racconta un retroscena mai narrato prima delle origini di Matt Murdock, rivelando per la prima volta ai lettori le motivazioni che spinsero la madre dell'alter ego del supereroe a lasciare la famiglia e diventare suor Maggie: soffriva di depressione post-parto e sentiva di dover fuggire prima di commettere una follia e fare del male al nascituro. Per valutare come questo argomento sia stato trattato nel fumetto Mark D. White, l'estensore dell'articolo, ha chiesto alla psicologa specializzata Lauren Hale di leggere l'albo e di fornire il suo parere, e il responso è stato decisamente sorprendente.

"Troppo spesso" scrive la psicologa "le malattie mentali vengono utilizzate nella cultura pop, in genere vengono descritte in situazioni estreme. Spesso il sensazionalismo, utilizzato per fare breccia nel cuore e nella testa del lettore, prende il sopravvento sul realismo. La verità è che questo sensazionalismo produce un vero disservizio a coloro che si trovano a dover convivere con la realtà delle malattie mentali e che sono costretti a doverle affrontare quotidianamente. Su Daredevil #7 scopriamo perché la madre del protagonista lo ha abbandonato quando era in fasce. Mark Waid e i suoi collaboratori identificano la causa nella depressione post-parto e disturbi conseguenti ad ansia".  Quando ha scoperto che Waid si era imbarcato in questa difficile impresa, ha continuato la psicologa, si è preparata al peggio, temendo che lo scrittore avrebbe potuto mettere in cattiva luce la donna, trascurandone la psicologia e le difficoltà e menzionandola solo come personaggio negativo che ha lasciato il figlio in un momento di difficoltà e non come una donna bisognosa di aiuto. Così non è stato "Waid e soci, tuttavia, hanno raccontato la storia nel migliore dei modi. Infatti, lo hanno fatto talmente bene che voglio comprare una copia di questo fumetto e regalarla a tutti quelli che conosco. Si sono rivolti al centro di Supporto per il Post-parto per avere informazioni. E poi è accaduto qualcosa di straordinario. Le hanno utilizzate nel modo più appropriato. Quando sorella Maggie, la madre di Daredevil, descrive la sua esperienza di neo-mamma le sue parole lasciano il segno. [...] I momenti salienti della sua confessione sono questi: 
- L'impossibilità di parlare con un dottore riguardo la tristezza post-parto e le crisi di ansia senza dover provare almeno un po' di vergogna. 
- La descrizione di come queste sgradevoli sensazioni crescessero dentro di lei alla stregua di un mostro; 
- Esprimendo il senso di colpa avvertito nel fallire a trovare qualcuno che la aiutasse; 
- Come neanche le rassicurazioni del marito riuscissero a farla sentire meglio; 
- La voce che riecheggiava nella sua testa che le ricordava che pessima madre fosse; 
- Le sensazioni di rabbia, gelosia e colpa che la consumavano. 
La scena più agghiacciante dell'intero fumetto è quella in cui Maggie si guarda allo specchio, osservandosi con uno sguardo spaventato. Mi ha riportato al mio post-parto e alle mie ansie. Quella era la mia faccia, i miei occhi, la mia pelle, ma non ero io. Questi disturbi psicologici producono proprio questi effetti: ti devastano dentro e fuori finché non ti trasformi semplicemente nel guscio di una persona [...]. Il momento più bello è quello in cui Maggie si scusa con il figlio per aver fallito con lui, e questi gli risponde: 
"Oh. Fallimento. Giusto. Vuoi dire uscire da una depressione suicida attraverso la fede e trovare la forza per diventare uno strumento del bene su questo pianeta? Dovremmo tutti fallire in maniera così tragica."
[...] La Marvel, poi, colpisce ancora nel segno dedicando l'ultima pagina dell'albo a del materiale informativo inerente l'assistenza a chi soffre di depressione post-parto [...] Grazie di cuore a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo progetto. Si tratta di un soffio di aria fresca su un argomento triste, duro e molto complicato". 

Scommettiamo che anche quest'anno la serie del Diavolo Rosso sarà in lizza per un Eisner?


Il Daredevil di Mark Waid (illustrazione di
Skottie Young) capace di affrontare anche le
situazioni più delicate

giovedì 13 novembre 2014

A MARZO 2015 LA IMAGE PUBBLICHERÀ CRHONONAUTS DI MILLAR E MURPHY, LA VOSTRA NUOVA SERIE PREFERITA...

Illustrazione di Sean Gordon Murphy per
Chrononauts, progetto realizzato in coppia con Mark Millar


La scorsa settimana Mark Millar ha diffuso sul web un teaser realizzato nel consueto stile sobrio. Caratteri cubitali, bianco su fondo nero. Un semplice avvertimento: tra poco sarà annunciata la tua nuova serie preferita. Insomma, nulla di davvero troppo impegnativo.

il teaser lanciato da Mark Millar
per annunciare la nuova serie del
Millarworld

Con precisione svizzera, attraverso il sito web di Entertainment Weekly, oggi è stato finalmente sollevato il velo di mistero. Il nuovo capitolo del Millarworld si intitolerà Chrononauts e, come già da tempo annunciato, al fianco dello sceneggiatore scozzese questa volta troveremo il talentuoso Sean Gordon Murphy.

Riassunta in poche parole la serie sarà un "incontro tra Apollo 13 e La macchina del Tempo". Chrononauts racconterà di un mondo nel quale gli sforzi da noi compiuti per andare alla scoperta dell'infinito e dell'ignoto, sforzi concretizzatisi nell'esplorazione dello spazio, saranno stati compiuti, con successo, nel tentativo di esplorare le linee temporali, con il vantaggio che ogni missione sarà seguita in diretta televisiva.

"Il primo passo compito dall'uomo nel passato rappresenterà il punto di inizio di questa storia, con la bandiera americana piantata sul suolo statunitense il giorno precedente a quello dell'approdo di Cristoforo Colombo" spiega Millar "Ma, naturalmente, le cose volgono al peggio e ci ritroviamo con questi due tizi persi nel flusso temporale che tentano disperatamente di tornare ai nostri giorni, a compensare la sfortuna hanno dalla loro un incredibile vantaggio che le persone che li circondano non hanno".

Un approccio leggero e ilare alla fantascienza, dunque, quello scelto da Millar che dichiara di essersi ispirato alle atmosfere del Dr. Who: "in buona sostanza si tratta di una storia d'amicizia basata su due amici inseparabili che possono saltare dalla Persia del 16-esimo secolo, alla Guerra Civile fino alla New York degli anni '20". 

Sean Gordon Murphy, dal canto suo, racconta: "Quando Mark mi ha mandato il soggetto, l'ho mostrato a mia moglie e lei ha esclamato: Mio Dio, questa serie è così tua! Mi è capitato raramente di lavorare su una sceneggiatura che avesse una così forte componente comica, per questo motivo questo progetto ha rappresentato una vera sfida. Per quel che riguarda il design della componente fantascientifica, ho creato le tute con l'intento che fossero un tantino retrò - un po' come le tute che i piloti di formula Uno indossavano negli '60. E' un p' più divertente en stravagante, e si adatta meglio al tono dei personaggi. Molta fantascienza tenta di reinventare la ruota; per Chrononauts mi sono mosso attraverso le ultime tre decadi e ho preso un mix delle cose più fighe, cose che al tempo stesso dovrebbero risultare anche familiari. In questo modo i lettori dovrebbero focalizzare la loro attenzione più sulla storia che non sugli aspetti tecnologici". 

Chrononauts sarà una miniserie di quattro albi pubblicata dalla Image Comics a partire da Marzo 2015. Gli autori hanno però già pianificato almeno due sequel.

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BRIAN AZZARELLO: "PER 100 BULLETS EDUARDO RISSO FU LA NOSTRA UNICA SCELTA"


Brian Azzarello

Nel corso di una bella intervista pubblicata sul sito spagnolo Zona Negativa, Brian Azzarello rivela alcuni retroscena davvero interessanti riguardo la fase di pre-lavorazione di quella che, a parere di chi scrive, è la sua creazione più ambiziosa e sinora meglio riuscita: 100 Bullets.

A che punto della lavorazione e come è stato scelto, a esempio, Eduardo Risso? Prima dell'artista argentino erano stati presi in considerazione altri disegnatori? "No, Eduardo Risso non fu la nostra prima opzione" chiarisce bruscamente Azzarello, ma poi aggiunge: "Fu la nostra unica opzione. Era la scelta prefetta. Scrissi all'editor della serie, che all'epoca era Axel Alonso, per scegliere il disegnatore. Mi telefonò e mi disse che, non appena terminata la telefonata, mi avrebbe inviato via fax alcune illustrazioni di prova di tre artisti che gli sembravano adatti al progetto. Il tempo di riattaccare la cornetta e il fax cominciò a trasmettere le prove che mi aveva inviato Axel. Non appena cominciarono a uscire le prime pagine di Eduardo Risso dal fax richiamai Axel e gli dissi che, al di là della bravura degli altri artisti, quello era l'artista che faceva al caso nostro. Aveva uno stile europeo che si adattava molto bene alla serie. Così scegliemmo lui. Fu la nostra unica opzione". 

una vignetta di Eduardo Risso


Rispetto a quanto inizialmente progettato, è cambiata nel corso del suo sviluppo la serie? "Sì, in qualche modo è cambiata. Ma è normale. Sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, progettare sin dall'inizio una storia così lunga e articolata in una serie di archi narrativi predefiniti. E in fin dei conti non era necessario. Abbiamo voluto che tutto risultasse semplice e chiaro. In definitiva si trattava di una storia di vendetta e volevamo che fosse raccontata per bene". 

100 Bullets è caratterizzata dalla presenza di molti personaggi appartenenti a diverse etnie, bande di gangster ecc... che ricerche hai fatto per trovare la voce e la caratterizzazione perfetta per ogni personaggio? "Ho semplicemente vissuto in quartiere come quelli raccontati nella serie! Quindi mi è risultato abbastanza semplice riuscirci. Il primo arco narrativo è ambientato a Chicago e tutto quello che mi bastava fare per cercare riferimenti e documentazione era scendere di casa, fare una passeggiata e scattare qualche fotografia. Credo che sia questo il motivo per cui è riuscito".

C'è un numero o un arco narrativo che preferisci? "Sì, ma non ho intenzione di dirtelo. Ci sono diversi momenti che mi hanno dato delle enormi soddisfazioni a livello personale. Ma non voglio dirteli perché altrimenti ci si focalizzerebbe solo su questi, invece voglio che ognuno abbia i suoi". 

Poster promozionale
realizzato da Dave Johnson
altro pilastro della serie

mercoledì 12 novembre 2014

CATTIVE NOTIZIE PER I CINEFILI: LA SONY NON REALIZZERÀ UNA PELLICOLA SU ZIA MAY!


Ha di che essere triste Sally Fields, l'attrice che interpreta
Zia May sul grande schermo non sarà protagonista di uno spin-off
incentrato esclusivamente sul suo personaggio.


Con tutta probabilità se fossimo stati in primavera, verso la fine di marzo, sarebbero stati davvero in pochi a crederci davvero. Le giornate piovose, il tempo bigio e il susseguirsi di annunci da parte degli Studios Hollywoodiani di piani quinquennali inerenti i prossimi blockbuster cine-fumettistici hanno sicuramente contribuito a convincere gli appassionati che davvero tutto potrebbe essere possibile. Dunque, perché non credere che, dopo l'annuncio di una pellicola incentrata sui Sinistri Sei (prevista per il 2016), una su Venom (schedulata per il 2017) e del gran finale della attuale trilogia di Amazing Spider-Man (2018), l'annunciato film con protagonista un imprecisato personaggio femminile dello Spider-verse (previsto anche questo per il 2017) vedesse la Sony impegnata nella produzione di uno spin-off con protagonista Zia May?

Le notizie più fondate e credibili, si sa, fanno spesso fatica a imporsi all'opinione pubblica, ma quando si tratta di bufale capita che si diffondano con incredibile velocità. In men che non si dica, dunque, sul web ha iniziato a circolare, con tutti i crismi del rumor ufficioso, la notizia che la Sony avrebbe messo in produzione una pellicola interamente incentrata sulla inossidabile zia di Peter Parker. La notizia ha suscitato un vero susseguirsi di reazioni (quasi tutte di incredulo stupore), al punto che la Sony si è sentita in dovere di smentire la veridicità del rumor, liquidandolo alla stregua di una divertente e strampalata voce di corridoio.

La cosa più divertente, però, è che il sito Latino Review nel vantarsi dello scoop, aveva finanche svelato una parte della trama del presunto film. Si sarebbe trattata di una storia di spionaggio, narrata nello stile della serie TV Mad Men. 

Certo, l'idea di un film sulla giovane Zia May era troppo strampalata per essere vera, e forse per questo qualcuno ci ha davvero creduto. L'infondatezza era però sin troppo palese, la Sony di certo non potrebbe bruciare capitali su un film così improbabile e ricco di insidie e, se poi proprio si dovesse realizzare una pellicola del genere, ci sarebbe una sola storia alla quale ci si DOVREBBE ispirare, questa:

Marvel Team-Up #137
Zia May contro... Galactus! 

CON CONEY ISLAND DI GIANFRANCO MANFREDI, A MARZO 2015 FARÀ IL SUO ESORDIO LA NUOVA COLLANA DI MINISERIE BONELLI


Il logo della Casa Editrice


La nuova (non) serie mensile edita da Sergio Bonelli Editore non avrà una testata, né un titolo. Non avrà autori fissi, se non per brevi archi narrativi. Non potrà essere definita, quindi, una collana vera e propria, ma ha una data di pubblicazione: Marzo 2015.

Mi rendo conto di essere stato un po' criptico, decisamente poco chiaro. Quindi faccio un passo indietro a ricomincio daccapo. A marzo 2015 farà il suo esordio la prima delle miniserie edite da Sergio Bonelli Editore. Non si tratterà di una vera e propria collana regolare, anche se le miniserie usciranno l'una dopo l'altra alternandosi e costituendo di fatto una vera e propria collana mensile. Le Miniserie Bonelli, per semplicità le definirò così, si differenzieranno da quelle precedenti (mi riferisco a maxiserie come Brad Barron, Volto Nascosto, Demian, Cassidy, Greystorm ecc...) per il numero limitato di episodi (si tratterà di storie suddivise in tre, quattro o cinque parti), divenendo di fatto una vera e propria antologia di storie brevi, più in sintonia con la politica editoriale dei Romanzi a Fumetti Bonelli che con le serie di cui parlavo poc'anzi.

A segnare l'esordio di questa nuova (seppur atipica) collana, sarà la miniserie intitolata Coney Island, miniserie di 292 pagine (pare originariamente destinata a essere ospitata, proprio come tutte le altre miniserie in programmazione, su uno dei Romanzi) che si potrebbe ascrivere, stando alla definizione fornita sulla sua pagina Facebook dal creatore Gianfranco Manfredi, al genere "gangster con complicazioni paranormali". A occuparsi della parte grafica di Coney Island sarà l'affiatata coppia artistica composta da Bruno Ramella e Giuseppe Barbati.

una tavola tratta da Coney Island
A seguire, ma non necessariamente nell'ordine che vi proporrò, arriveranno poi  Havana (di Michele Masiero e Orestes Suarez), Hellnoir (di Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri), Cheyenne (di Masiero e Fabio Valdambrini), La bestia (di Bruno Enna e Luigi Siniscalchi), Batiza (di Paola Barbato, Davide Furnò e Paolo Amitano) e Tropical Blues (di cui per ora si sa solo il nome dello scrittore, Luigi Mignacco).

venerdì 7 novembre 2014

LA MARVEL INCLUDE JACK KIRBY NEI CREDIT DEI PROPRI ALBI


illustrazione di Dylan Horrocks
che rende omaggio a Jack Kirby.
Il testo della frase, realmente pronunciato dal "King"
sarà materiale per un futuro post


Lo scorso mese di settembre la Marvel Comics e gli eredi di Jack Kirby hanno messo, finalmente, la parola fine alla querelle legale che li ha visti contrapposti nell'ultimo decennio (e oltre). Sinora, però, nulla era emerso dell'accordo stipulato dalle parti, se non il testo del comunicato diramato congiuntamente dalla Marvel e dalla famiglia di Jack Kirby in cui si annuncia che le parti "hanno amichevolmente risolto la loro disputa legale, e che stanno collaborando per raggiungere quello che è il loro scopo condiviso: onorare il ruolo significativo che Jack Kirby ha ricoperto nella storia della Marvel (QUI la fonte)".

Al di là delle belle parole e degli onorevoli intenti, sinora nulla di più di questo si era saputo. Almeno fino a questo momento. Nei frontespizi degli albetti distribuiti questo mese, sui quali in genere c'è spazio per il riassunto dei numeri precedenti e per i credits degli autori e redattori che hanno contribuito alla realizzazione di quel numero, in basso al centro appare la nuova dicitura: "_________ creato da Stan Lee e Jack Kirby".

Il frontespizio di Fantastic Four #12
in basso al centro, dopo il riassunto dei numeri precedenti
e i credits degli autori e redattori coinvolti nella realizzazione
dell'albo la dicitura che riconosce la paternità dei personaggi
attribuendola a  Stan Lee e Jack Kirby

Una formula che, questo mese, è stata sinora adottata su All-New X-Men, Wolverine and the X-Men, Fantastic Four e Inhumans, ma che sono certo vedremo molto spesso nei prossimi tempi su molte delle altre collana targate Marvel (e sarebbe molto bello se venissero coinvolti anche altri autori, gente come Gary Friedrich, Chris Claremont, Roy Thomas, Bill Mantlo e i tanti altri che hanno costruito, mattone dopo mattone, l'edificio dell'immaginario Marvel).

giovedì 6 novembre 2014

USA: LA NUOVA MS. MARVEL È IL FUMETTO MARVEL PIÙ VENDUTO SUL MERCATO DIGITALE!



Kamala Khan, la nuova Ms. Marvel
sul web sbaraglia la concorrenza!

La notizia potrebbe non sembrare degna di una prima pagina, ma per quanto mi riguarda il successo di vendite (almeno sul mercato digitale) della nuova serie di Ms. Marvel (quella con protagonista una adolescente Musulmana, tanto per intenderci) merita senz'altro un minimo d'attenzione.

Studiata per essere una serie coraggiosa e borderline (e magari anche un po' per far parlare di se e della sua singolarità), per la casa editrice quella di Ms. Marvel si è rivelata una scommessa vincente; e sicuramente l'aver coinvolto un'editor e una scrittrice Musulmane è la testimonianza che, al di là della voglia di suscitare reazioni (che non sono mancate come testimonia il post che potete trovare QUI), la Marvel ha tentato di fare le cose per bene.

A fornire la conferma del successo della serie con protagonista Kamala Khan ci ha pensato l'editor Sana Amanat che, nel corso di una intervista per una trasmissione web dedicata alla diversità nei fumetti, ha dichiarato: "È il nostro numero uno nella classifica delle vendite digitali". 

Poche parole che servono però a descrivere e raccontare il successo di una scommessa (anche se, per dovere di cronaca va precisato che i dati di vendita dei fumetti digitali non sono resi noti e, dunque, non ci è possibile quantificare l'entità di questo risultato). Sarebbe molto interessante avere un identikit dei lettori e delle località dai quali la copia digitale di Ms. Marvel viene scaricata. Forse ci sarebbero altre sorprese.


mercoledì 29 ottobre 2014

LA SCALETTA DI TUTTI I FILM MARVEL E DC COMICS DA QUI AL 2020... NE VEDREMO DELLE BELLE!


Gli eroi DC/Marvel sempre più pronti ad affollare gli schermi cinematografici


Se, come il sottoscritto, siete lettori incalliti, capirete di sicuro di cosa sto parlando. Avete presente quella sensazione di mancamento d'aria che vi assale quando osservate la lista dei fumetti da leggere? Una montagna che, nonostante i buoni propositi (di cui, non dimentichiamocelo, è lastricata la strada per l'inferno) mese dopo mese non fa che aumentare, quasi a volerci dire che si tratta di una battaglia persa. Una sfida alla quale non potremo mai, e poi mai prevalere.

Ecco, questa è la medesima sensazione che ho provato nel leggere la lista delle pellicole Marvel e DC Comics, che sono state messe in programma da qui al 2020. Lo scontro tra i due colossi (e se alla Marvel sostituiamo la Disney la visione si allarga con sette pellicole dedicate al brand di Star Wars) sembra ormai essersi spostato dagli scaffali delle fumetterie alle sale cinematografiche e schermi televisivi, con i Fox Studios e Sony a tentate di farsi largo, a suon di sequel e spin-off, nel business. 

Il sempre ottimo Comics Alliance ha provveduto a realizzare una aggiornatissima infografica per farci rendere conto di quello che ci aspetta. Che dire? Ci stupiranno con effetti speciali...

la scansione temporale delle pellicole programmate fino al 2020
da Fox Studios, Marvel Studios, Sony e Warner Bros.
 

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